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La giostra degli Avatar: gli alter

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03.

Chi di voi, nella Second Life nostrana, non abbia creato almeno un altro avatar, scagli la prima pietra. State pur certi che di pietre non ne arriverebbe neanche una… La quasi totalità delle persone che frequentano Second Life ha almeno un altro Avatar, quando non  due, o tre, o cinque, o dodici! Ho raramente incontrato qualcuno che affermasse di avere quell’unica identità, e, quelle poche volte, non gli ho creduto. Non scandalizziamoci, tanto lo sappiamo, evitiamo di fare i falsi “perbenisti” come direbbe qualcuno. Il punto è un altro. Dando per scontato questo comportamento insito nell’ambiente, chiediamoci per un attimo il motivo di questa abitudine, e soppesiamone, a grandi linee, gli effetti e le conseguenze, nella vita vissuta nel Metaverso. Vi chiedo poi, nei prossimi giorni, di aiutarmi in questa analisi, con i vostri commenti e le vostre testimonianze dirette.

Il presupposto è che, in un Mondo Virtuale, il gioco al travestimento è insito nell’ambiente. Il trasformarsi in un qualcosa di “diverso” da se è una caratteristica costante, che attira, esattamente per questo, la grande maggioranza dei residenti. Ognuno interpreta nel Metaverso un personaggio, si costruisce una “storia”, interpreta un ruolo. Sono un’assoluta minoranza quelli che interpretano se stessi, per motivi di lavoro, di studio, o di ricerca. E anche costoro, potreste scommetterci, hanno degli alter ego per poter essere liberi di girare il Metaverso in tutta libertà. Detto questo, e dato per scontato il fenomeno, la questione si sposta inevitabilmente sulla qualità dei rapporti virtuali. Sappiamo tutto delle relazioni che si creano in Second Life, dei grandi amori che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, o di poche settimane. Sappiamo anche delle gelosie, dei tradimenti, delle menzogne e delle speculazioni, che vede molti individui utilizzare i rapporti nel Metaverso come un gioco, un passatempo. Quello di cui ancora ci meravigliamo è, invece, la sorpresa di quelli che mostrano stupore per tutto questo, che attaccano e si indignano pubblicamente per questa pratica, per questi tradimenti spiccioli, che animano e alimentano le loro stesse vite virtuali.

Non potendo credere, per davvero, a tale reazione di sdegno, dobbiamo ritenere che anche lo scandalo, la critica, l’indignazione, facciano parte di questo gioco delle parti. E dobbiamo anche dare per scontato che quelli che si indignano per questo, siano a loro volta protagonisti di analoghe storie di ambiguità e di tradimenti. Non c’è nulla di certo nel Metaverso, fino a quando, dietro ad un Avatar, potrà esserci chiunque: uomo, donna o macchina che sia.

Esisterebbe, in teoria, un unico antidoto per tale probema: la certificazione delle identità dell’Avatar. Tale certificazione, richiesta dalla Linden Lab al momento dell’iscrizione e dell’inserimento delle credenziali di pagamento, non è, a quanto possiamo constatare, né sicura, né tantomeno pubblica. Ma anche se fosse possibile procedere alla creazione di una vera e propria “anagrafe” dell’Avatar, questo renderebbe molto meno attrattivo ed affascinante questo Mondo. Il massimo che si potrebbe ottenere, sarebbe quello di avere una classe di Avatar “certificati”, con tanto di bollino di garanzia, e di credenziali, per quanto non esplicitamente pubblicate con dati reali. Ma che cosa risolverebbe tutto questo? La rimanente schiera di Avatar continuerebbe a comportarsi come ora, e non è assolutamente pensabile, a mio parere, la soluzione di imporre a tutti una tale “certificazione” ufficiale. Cadrebbe uno dei presupposti fondanti del Metaverso, almeno per come lo conosciamo oggi.

Archiviato quindi il tema dell’esistenza degli alter, e della conseguente falsa indignazione, diamo uno sguardo alla motivazione profonda di questa mancanza di lealtà, per lo meno nei casi in cui esiste un rapporto davvero stretto, tra le persone protagoniste delle relazioni virtuali. E mettiamo pure da parte la discussione per quegli amori o relazioni nati da tre giorni o da tre settimane, questi non possono fare testo in una discussione sulla lealtà e la fiducia. Chiediamoci quindi perché la gran parte delle persone, nel Metaverso, continua a mantenere una netta separazione tra il suo personaggio virtuale e il suo vero io, e perché, di conseguenza, questa libertà di azione porti, inevitabilmente, a nascondere le proprie attività dietro una falsa identità virtuale. E’ evidente che mantenersi anonimi è il fondamento stesso della loro presenza nel Metaverso, questo ai fini della propria libertà di movimento, e della possibilità di viversi le diverse esperienze, di tutti i tipi, che si possano fare nel Mondo Virtuale. E perfino nei casi in cui la relazione tra le persone si fa più stretta, l’anonimato rappresenta uno schermo, uno scudo, che si frappone tra la vita virtuale e la propria RL, a protezione e salvaguardia di quest’ultima.

In conclusione, abbiamo appurato, con un banale ragionamento sgombro da pregiudizi, quello che sapevamo fin dall’inizio: non esiste, per principio, una totale lealtà, fedeltà o verità nel Metaverso. Dobbiamo sempre essere pronti a scoprire che oltre la porta c’è un’altra porta. Se abbiamo voglia di un rapporto vero, paritario, diretto, dobbiamo lasciare le tastiere e incontrarci davanti ad un caffè o in un parco, o per una pizza. Saremmo allora sicuri almeno di due cose: che si tratti di una persona reale, con un sesso e un’immagine identificata (si spera) e che, parlandosi a quattr’occhi, si possa percepire nello sguardo, nella voce, nei gesti, la vera essenza del carattere di quella persona. Ma, a questo punto, non esisterebbe più il rapporto virtuale, parleremmo del rapporto, e dell’amicizia, tra due persone reali, che si misurano e si confrontano realmente. Un tema su cui abbiamo un milione di anni di esperienza…

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  1. 17 luglio 2013 alle 14:44

    A proposito di doppi e tripli avatar, magari usati anche contemporaneamente, io credo che sia bravo a gestire situazioni del genere chi ha una sorta di dissociazione di personalità e riesce a scusare se stesso senza provare rimorso. Chi, infatti, riesce a giustificare il proprio tradimento, nel caso di questo uso dell’ avatar doppio, per qualunque motivo, riesce ad andare avanti senza sensi di colpa. Oltre a ciò è importante saper gestire bene gli aspetti logistici e organizzativi per non farsi scoprire immagino.
    Deve essere davvero una vitaccia secondo me. Non è più un divertimento ma un vero e proprio lavoro a non farsi sgamare poi, soprattutto se il proprio partner di natura non è un tipo boccalone. Molti si divertono così. Amen.
    (Van Loopen)

  2. 25 maggio 2013 alle 02:34

    io ho 10 avi, creati x vincere, solo per principio, a un contest parecchi anni fa ( e lo vinsi, “sconfiggendo” i bot, che son cose diverse come ben sai). e poi ne usai 2 per far da comparsa in alcuni video. Sette sono passati a miglior vita, infatti ad oggi ne uso al massimo 3 come magazzino/banca/raccolta gruppi /riprese (visto che son molto + leggeri)… e poi, mi chiedo, perchè non devi credere a chi dice che ha un solo avatar? Per alcuni è pure faticoso averne uno, figurati 2 o 3 o 100 mila…. Non sono d’accordo con Lora quando dice che SL è un gioco, purtroppo o per fortuna non lo è… in un gioco non ti rapporti con altre storie, persone, pensieri ect ect. ma sono opinioni…. A presto

  3. Sniper
    20 aprile 2013 alle 06:33

    Io ho diversi Alter e li uso come mi pare.. -)
    Avere alter o comunque nascondere la propria identità è un sacrosanto diritto di ognuno/a.
    La stessa Linden lo permette ( mi pare fino a 5 avi per ogni mail) quindi in teoria infiniti. L’unico vincolo è che non devono essere usati per loschi motivi o per raggirare qualcuno (o fare stalking) per il resto possono essere usati come vogliamo. Ogni nostro avi ci rappresenta, faccio un esempio ? La marea di str….i nati nel 2007 che si son proclamati super manager di dubbie land per poi bruciarsi l’avi per la marea di cazzate fatte e son rientrati con avi differenti ( io li chiamo riciclati) risolvendo poco o nulla perchè se sei un coglione rimani coglione con qualsiasi avi.
    Qui concludo perchè il discorso degli Alter è vecchio quanto Second life e si potrebbe parlare all’infinito risolvendo ben poco.

    Ultima cosa…. il mio pensiero va a tutte quelle fidanzate che , inconsapevoli , hanno la propria foto nei profili First Life di avatar…… O_o .

  4. Kebra
    16 aprile 2013 alle 08:37

    Questa discussione è molto interessante ma credo che prima di tutto bisognerebbe dare una definizione al concetto di Avatar e soprattutto una definizione di cosa sia Second Life.
    Perchè io credo che in tutti i sistemi che consentono di immaginare un se l’ individuo ne sperimenta qualcuno prima di dire .. ok ! questo mi rappresenta.
    E quando puro lo dicesse, cosa di se, sta rappresentando in quell’ ” personaggio ” ? e in quel momento ?.
    L’ Avatar in realtà non è un nostro prolungamento ma è secondo me la stessa cosa di quando due bambini/e giocando con due oggetti antropomorfi li “doppiano” fingendo di essere in quei corpi di plastica. esempio : Barbie/ big jim etc etc… fino ai gormiti.
    Che poi questo gioco si sposti all’ interno di una struttura 3d interattiva, forse conta poco.

    PS: non pensiate che gli adulti smettono di giocare. non è vero.
    e solo che lo fanno inconsapevolmente.

    • Kebra
      16 aprile 2013 alle 21:08

      pardon… quel ” personaggio ” : ) e chi sa quanti altri errori ci sono in questo mio sgrammaticato commento…

  5. Lora Lowenstark
    14 aprile 2013 alle 20:30

    Non vedo perché in second Life si reputi così fondamentale e necessario riprodurre gli stessi vincoli che abbiamo in rl. Spesso ci si dimentica che SL è solo un gioco, una piattaforma dove giocare ruoli: che siano uno nessuno o centomila, perché stupirsene? Perché limitarsi? Perché, inoltre, dover minuziosamente rendicontare ogni eventuale nuovo alter con chi ci affianca?
    E perché permettere a chi ha idee diverse dalle nostre di condizionarci con i suoi “avresti dovuto fare”… “avresti dovuto dire”…
    Certo, un minimo di netiquette ci vuole: trovo squallido, ad esempio, l’uso di un avi nascosto per indagare su persone che ci interessano e/o addirittura stringere amicizie con il malcapitato per verificare se il suo comportamento è corretto e rispettoso dell’altro avatar che noi stessi incarniamo. Insomma quel che voglio dire è che mi sembra un immenso drammatizzare tutto questo stigmatizzare l’esistenza di alter. SI dovrebbe accettare il gioco così com’è e, se si prendono cantonate sentimentali, chiedersi perché mai ci si è lasciati prendere così tanto senza mai avvertire il bisogno di ritornare coi piedi a terra. SL è solo una piattaforma di contatto in cui rilassarsi e coltivare hobby e amicizie. Dove sono libera di essere chi mi pare come e quando mi pare. Ma perché mai dovrei sentirmi in colpa per questo? E perché qualcun altro dovrebbe mai sentirsi legittimato a giudicare? Credetemi: mi sembra strano persino il fatto di star qui a ragionarci su. Ma se lo stiamo facendo vuol dire che una logica di fondo c’è. Ed è quella del “controllo” e del “possesso”: senza di questi molti, troppi, si sentono sperduti ed in balìa degli eventi. Eppure per vivere veramente l’avventura, bisogna rinunciare ad essi, altrimenti non si va “oltre”…

  6. nicky
    14 aprile 2013 alle 17:54

    Mi trovo concordo su quasi tutto quello che sto leggendo….
    ma una semplice domanda,perchè considerare il virtuale e la realtà come due mondi separati cosi’ nettamente..e se invece fosse l’una il prolungamento dell’ altro?
    cosi impossibile che si usi il metaverso per stare magari con la persona amata anche in rl..ma che per motivi di realtà quotidiano non si vive assieme?
    sono piu di tre anni che vivo e frequento sl e sebbene abbia un alter ego ,non segreto chi mi conosce lo sa,cio che mi interessa è condividere quello che faccio su sl con la persona che amo anche in rl…….
    va beh discorso troppo lungo :):):)

  7. Ortensia Zahm
    14 aprile 2013 alle 16:34

    Ho letto questo articolo mentre stavo facendo ordine nell’inventario dopo aver visitato, per il mio lavoro SL, l’ennesima fiera di skin e di accessori per l’Avatar, maschile, femminile o trangender che sia.
    Prima di rispondere, ci terrei a dire che parte del mio lavoro in SL è proprio quello di costruirli questi famigerati Avatar-Alter , quindi mi sento coinvolta e particolarmente interessata all’argomento.
    Sono da più di tre anni in SL e dopo il primo, ho cominciato a ideare ed assemblare la forma(shape) con un rivestimento(skin), accessoriando l’Avi con tutto quello che era necessario per farne “un tipo” originale e irripetibile.
    Prima l’ho fatto per piacere estetico e per mio divertimento come quando da bambina disegnavo e vestivo di tutto punto bamboline di carta come fossero modelle e creazioni di moda, poi per amici che dichiaravano curiosità per modi e mondi diversi o necessità di sfuggire a controllo di amori, amici e parenti di SL …ed oggi per clienti.
    Non riesco oramai più a collegare l’idea di infedeltà al desiderio di avere altri Avi, perchè i racconti delle persone che mi contattano per inventare, rinnovare, modificare, cambiare la loro immagine o le parti della loro immagine che ogni Avi rappresenta parzialmente mi portano a vedere questo bisogno come un’esigenza di una nuova libertà d’espressione personale , di presa di contatto con emozioni e propri desideri leciti per la morale RL comune e per quella perbenista SL, o illeciti e addirittura scandalosi. Una fuga dalle regole solo apparente.. in realtà., a mio parere, piuttosto una volontà di sperimentazione che può essere sostenuta solo dall’ “altro da me”.
    Proprio come gli attori che possono essere brutti e cattivi solo perchè “il personaggio è un’interpretazione che non appartiene realmente al soggetto che lo interpreta”.
    Costruire e “incarnare” un Avatar è identificarsi in quella forma perchè esprima un messaggio, un contenuto che può non essere conoscibile nella sua interezza magari nemmeno nell’arco di vita della persona reale, ma attraverso lo schermo apparente della virtualità , può rappresentare per l’individuo un’occasione per prendere consapevolezza di parti di sé ancora non conosciute e soprattutto emotive che vogliono emergere.
    Avventurarsi nel Metaverso sotto mentite o diversificate identità virtuali , secondo me è un affascinante gioco del labirinto degli specchi dove l’immagine è sempre la mia, ma mi appare improvvisamente e apparentemente “mutata” e mi fa paura…. fino a quando non mi rendo conto che il personaggio in cerca d’autore è uno, nessuno, ma anche centomila parti di me. Metapirandellianamente, of course :).

  8. Essential57
    14 aprile 2013 alle 16:15

    “Ma, a questo punto, non esisterebbe più il rapporto virtuale, parleremmo del rapporto, e dell’amicizia, tra due persone reali….”
    Non sono d’accordo su questo, io frequento SL da anni, e ho conosciuto più di una persona anche in RL; secondo me il rapporto reale può affiancarsi a quello virtuale, per tanti motivi; le persone magari abitano lontano e non possono vedersi spesso, ecco che SL aiuta questa continuità offrendo un luogo dove incontrarsi quando non sia possibile farlo spesso nel reale; o anche, SL è la prosecuzione del rapporto nel reale, che magari ha subìto un’interruzione; ci sono svariati motivi per voler e poter, affiancare il rapporto virtuale a quello reale. Per quanto riguarda gli alter, ne ho uno anche io e lo uso per non essere interrotta o disturbata mentre seguo lezioni inworld.

  9. 14 aprile 2013 alle 15:29

    Io ho degli alter che mi servono da magazzino. E qualche volta li uso per non essere disturbata.

  10. 14 aprile 2013 alle 15:27
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