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Escape da Second Life?

by Trisha Abbot

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escapeSL

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Sono entrata in SL nell’Agosto del 2009: sono passati quasi 4 anni, ma mi sembra solo ieri… Ricordo il momento esatto in cui sullo schermo è apparso il mio avatar, quello che avevo scelto registrandomi, una ragazzetta mezza punk con i capelli biondi sfumati neri, jeans scuri e canotta a rete. Sono nata a Help Island, atterrando al centro della rotonda, mentre nasceva insieme a me una comitiva di brasiliani 🙂

Sicuramente mi accomuna alla nascita di tanti il senso di smarrimento che subito provai: ed ora cosa faccio? Non ero nemmeno sicura di quale, tra i tanti, fosse Trisha Abbot, finché non ho premuto le freccette, iniziando a camminare. Sì, camminavo… camminavo come un soldatino, ma quel soldatino ero io. Dopo non più di 10 minuti, avevo già deciso di spegnere tutto: mi sembrava così difficile questo gioco, cercavo aiuto ma la non conoscenza della lingua non mi aiutava, ma, al contrario, mi spingeva a fuggire.

Ma non sono una che si arrende facilmente: potevo darla vinta ad un gioco? Assolutamente no!! Cercai in rete aiuti, spiegazioni, land italiane e arrivai alla Land del Forum di SL Italia, dove si presero cura di me e mi insegnarono i primi rudimenti.
In quel posto conobbi la parola Niubbo e la consapevolezza di esserlo, niubba 🙂 La sera entravo in SL – la Land del Forum era la mia casa -, mi sedevo sul muretto e leggevo le conversazioni degli altri, quelli vecchi di SL, quelli bravi, quelli belli. Quasi non facevo domande per timore di infastidirli, ma ascoltavo e imparavo … Non voglio dilungarmi nello scrivere cosa ho imparato: lo sto ancora facendo, imparare;  ma pian piano mi sono resa conto che un gioco non era, che le persone la vivono proprio come una seconda vita, non meno vera della prima. Ma nemmeno di questo vorrei parlare. Credo sia stato scritto tutto e di tutto su questo argomento.

Vorrei, invece, parlare – o, meglio, scrivere – del perché si decide poi di lasciarla questa seconda vita… In questo anno ho assistito ad un andirivieni di avatar, persone, incredibile… Alcuni lo hanno fatto in silenzio, quasi senza salutare… e non sono più tornati.
Altri in modo eclatante, usando anche altri mezzi per darne notizia, come Faccialibro, che è diventato un’appendice di Second Life; e questi, di solito, tornano sempre… E poi ci sono quelli che non se ne andranno mai, quelli che cercano di trattenere chi sta pensando di farlo, e molti di questi sono miei amici, con i quali ho instaurato un “vero” rapporto di amicizia, che è uscito fuori dal Metaverso, amici che ho conosciuto e che, anche  se di rado, frequento. Queste sono le persone che mi auguro chiudano prima o poi la porta di SL per aprirsi alla vita, sono queste le persone che vorrei sapere felici e appagati nel loro quotidiano a tal punto da non avere più bisogno di accendere un pc e premere un “LogIn” per esserlo.

Eppure, sono queste le persone a cui voglio bene, e allora perché mi auguro che se ne vadano? È su questo che ogni tanto mi soffermo a riflettere… Adoro il mio mondo virtuale, il mio compagno che mi sta accanto da anni, i miei amici, le cose che faccio; anche dopo quasi 4 anni continuo ad emozionarmi di fronte alla creatività di molti, ad un tramonto esselliano oppure scoprendo una nuova land. Ho iniziato a fare domande, a chiedere i motivi che spingono a creare una sim in un certo modo e mi sono state raccontate tante storie diverse: qualcuno mi ha detto che in SL prova a ricreare quello che sogna… Un sogno… Sì, Second Life è il sogno di tutti noi che la viviamo, ma per molti è la realtà, il vivere quotidiano e, in questo senso, mi appare come una sorta di grande e affascinante ragno che tiene incollate le persone dentro la sua tela colorata.

È piacevole lasciarsi coccolare dal ragno: lui non fa domande, ti accoglie nella sua tela e ti tiene stretto, ti senti protetto e al sicuro, nemmeno ti accorgi che può divenire una  prigione, sfavillante e colorata, sì… ma è comunque una prigione.
Sono consapevole che difficile è trovare la giusta dimensione, che non è semplice: non lo è stato nemmeno per me. E credo che solo in questo ultimo anno ho capito che stavo correndo il rischio di lasciarmi andare alle lusinghe del ragno.

Quello che vorrei è salutare chi va via per iniziare una nuova avventura di vita vera,  dicendo non addio ma… Bentornato!

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  1. Trisha
    17 luglio 2013 alle 15:41

    Grazie Serena 🙂

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