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Perchè siamo in Second Life?

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Questo mese di giugno segna il decimo compleanno di Second Life, il mondo nato dall’intuizione visionaria di Philip Rosedale. Dieci anni sono un periodo lungo, di questi tempi, sono addirittura un’era geologica per il mondo della rete, abituato ad evoluzioni repentine e cambiamenti spesso radicali. Per Second Life non è stato così. Questa piattaforma ha avuto un’evoluzione molto lenta, con pochissimi salti qualitativi nel corso di questi dieci anni. Il voice, le mesh, il Pathfinding … Poca roba, rispetto alle aspettative che si erano create. Siamo ancora in attesa del viewer di Second Life da usare col browser, mentre altri mondi virtuali, come Cloud Party, nascono e crescono. Tuttavia, il mondo della Linden Lab resta ancora oggi, con i limiti e la ferraginosità dei viewers, l’esempio più completo di Mondo Virtuale. Lo è per la tecnologia, dall’alto di un’esperienza decennale, fatta di difficoltà e di miglioramenti progressivi (quanti ricordano i crash frequenti, il lag insuperabile, la precarietà delle connessioni, ecc.), ma lo è soprattutto per la pervicace continuità della community che lo abita. Un milione circa di frequentatori, più o meno assidui, una vivacità costante di attività, di gruppi, di progetti.

Eppure, Second Life, dal mio punto di vista, non rappresenta, a distanza di dieci anni (gli ultimi sei dei quali da me vissuti dall’interno) un progetto di successo, secondo quanto potrebbe, e dovrebbe essere, per dettare un modello evolutivo per i Mondi Virtuali.  Che cos’è che non ha funzionato? In che cosa è lontano da quelli che potrebbero essere, a mio parere, i binari principali dello sviluppo del Metaverso? 

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La risposta non è nella tecnologia, nei viewers, nel digital divide, ecc. ecc. La risposta è da ricercarsi nella mancanza di un modello sociale, economico e organizzativo, che possa garantire un substrato comune, per lo sviluppo di questo Mondo. Le tribù sono rimaste tribù, non si sono evolute, e, nonostante le individualità eccellenti, i diversi progetti di successo, e i molti gruppi fortemente organizzati, lo sviluppo della società virtuale non è andato avanti. Il modello tribale non si è nemmeno evoluto verso una struttura feudale, il passo conseguente nel cammino evolutivo, figuriamoci verso forme più avanzate e democratiche. Ci si è asserragliati nei fortini, a presidio delle glorie passate. Altre volte ho cercato di esprimere questo concetto, la cui comprensione è, secondo me, fondamentale, per riprendere un percorso di sviluppo. L’altro limite enorme, che pesa come un macigno sulla strada del progresso del Metaverso, è l’incapacità di attrarre forze fresche e contributi intellettuali nuovi. Qualunque società che non sappia rinnovarsi, lo confermano i modelli di sviluppo in ambito etologico e sociopolitico, è destinata all’esaurimento e, progressivamente, all’estinzione. Un Mondo Virtuale è un ambiente vero, dove c’è gente che ci vive, che ci lavora, che lotta, ed è quindi soggetto alle stesse leggi di qualsiasi altro mondo, virtuale o meno che sia. Cosa manca per riprendere il cammino?

E’ facile individuare dei paralleli fra la situazione del Mondo Virtuale e quella del nostro Mondo Reale, di questi anni di stagnazione, ed in effetti è proprio la stessa situazione. E non poteva che essere così, siamo sempre noi che viviamo in questo Mondo Virtuale, allo stesso modo in cui viviamo e soffriamo nel mondo reale. Forse abbiamo commesso un errore storico nel vivere il Metaverso replicando in esso le stesse dinamiche sociali del mondo reale. La componente ludica, trasgressiva, si è andata impoverendo, andando a riprodurre, nei comportamenti e nelle esperienze quotidiane, i meccanismi della vita reale. Ne vediamo un esempio lampante perfino nell’evoluzione delle architetture virtuali: basta mettere a confronto le magnifiche realizzazioni edificate a suo tempo dai costruttori di Planet Mongo o di Lucania, con le povere realizzazioni che vengono sviluppate attualmente (non se ne dolgano i builder..). Si è impoverita la vita culturale di Second Life, molte competenze sono andate via e non sono arrivate forze fresche, vivaci, competenti, non disilluse.

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A mio parere bisogna ripartire proprio da qui. E’ da tempo che sostengo che c’è bisogno di un rinnovato interesse per il proselitismo, per una realizzazione di progetti che abbiano la giusta attrattiva per nuovi ingressi nel Metaverso. Molti owner lo fanno, a livello individuale, ma è l’intera società di Second Life che deve muoversi in questo senso, deve rinnovarsi, produrre nuove idee. E i nuovi modelli non possono essere solo il Bar dello Sport, in cui ci si ritrova la sera a chiacchierare e a sfogarsi dalle frustrazioni della vita reale, o ad ascoltare improbabili cantanti virtuali, che, a parte poche eccezioni, non avrebbero alcun seguito nel mondo reale. Intendiamoci, non è affatto una stroncatura la mia, è del tutto legittimo fare quello che si fa attualmente, divertirsi e passare il tempo come ci pare, dico solo che per evolversi e crescere bisogna compiere un salto di qualità. Occorre mettersi in gioco e produrre nuove iniziative. E si badi che non parlo solo di progettare attività seriose o pseudo-intellettuali, o di produrre unicamente produzioni artistiche. Si tratta di inventarsi un modo di vivere, e di sfruttare il Metaverso, che faccia stare bene, nelle ore o nei minuti in cui ci immergiamo in esso, per vivere momenti di reale soddisfazione di bisogni, sia di tipo culturale che ludico, che di socializzazione. Il Metaverso deve essere un posto dove ci si entra per per stare bene, sennò è meglio la televisione, una partita a carte, o un buon libro, se si tratta solo di un modo come un altro per passare il tempo. Occorre creare una nuova società virtuale, e non aspettare, come nel mitico deserto dei tartari, una Second Life più bella, più efficiente, con meno lag, ecc.  che non verrà mai se non ce la inventiamo noi. E creare una società virtuale vuol dire metterci idee nuove ed entusiasmo, ma soprattutto essere consapevoli che in questo mondo non si è soli, non si può fare tutto e il contrario di tutto, passando sopra chiunque, soddisfacendo in tal modo i propri egoismi e le proprie vanità.

E’ forse tempo di pensare ad una netiquette del Mondo Virtuale, in cui chi entri in certi gruppi, in certe organizzazioni, nel Metaverso, si attenga ad una forma di “Codice di comportamento”, e forse è tempo di ragionarci su per redarre insieme questo questo “Codice” (non parlatemi di una commissione di “saggi” per favore…). Forse è proprio da una prova di maturità e di civiltà di questo genere, che può rinascere l’interesse per i Mondi Virtuali, senza dover aspettare un paio di generazioni, ancora. Altrimenti, perché siamo in Second Life?

 

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Nuove professioni nei mondi virtuali.

Update 4 Giugno 2013: Mi è stato fatto notare che nell’articolo mancano i riferimenti a vaste e notevoli categorie professionali come ad esempio i Mentori e gli Insegnanti. L’articolo era concepito come una introduzione ad alcuni elementi (come i costruttori di Pianeti) che sono assolutamente originali nelle tecnologie virtuali e che possano eventualmente far sognare ad occhi aperti un eventuale persona che capiti su questo blog senza sapere assolutamente nulla di mondi virtuali, in questo caso l’obiettivo era di creare una suggestione, non di fare una elencazione enciclopedica dei mestieri (su alcuni dei quali stiamo comunque già parlando in questa rivista da anni, come l’aspetto educational o i mentori).Parlando di Professionalità nei mondi virtuali invece è colpevolmente assente nella prima stesura dell’articolo la citazione al lavoro svolto da Yvonne  Citarella che da anni cerca di studiare in modo professionale questo fenomeno all’interno di SecondLife e che ha anche scritto un libro sull’argomento. In passato questa rivista si è occupata dei lavori di Yvonne (anche conosciuta come Baby Pooley cfr blog http://babypooley.tumblr.com/)  nei seguenti articoli: https://virtualworldsmagazine.wordpress.com/2010/04/22/progetto-ipap-competenze-e-professionalita-in-sl/ e https://virtualworldsmagazine.wordpress.com/?s=ipap). Mi scuso con Yvonne, peraltro compagna di viaggio nell’esperienza di Solaris Island.

Lavori futuribili

Se è vero che l’essenza dei mondi virtuali risiede nella modellazione 3D di strutture architettoniche, palazzi, giardini, panorami, oggetti e immagini incollate, è altrettanto vero che un mondo statico in cui questi elementi rimangono inerti tende ad essere ben presto arido e noioso se non viene supportato da elementi di interattività e di socialità. Nel loro insieme tutti quelli che costruiscono contenuto (nel senso di elementi attrattori verso questi luoghi) vengono chiamati “content creators“, creatori di contenuti, e definiscono un intero ventaglio di nuovi lavori che sono tipici di questa tecnologia un po’ come l’esperto programmatore PHP, il designer HTML e il curatore di un forum lo sono nel mondo web 1.0.

Quando un mondo virtuale riesce a generare attorno a sè una folta schiera di questi personaggi, diciamo che il mondo  è “maturo“, nel senso che offre a chi vuole utilizzarlo per organizzare eventi – conferenze, musei virtuali, vetrine commerciali, esposizioni artistiche, musei interattivi, percorsi didattici, programmi di diffusione pubblicitaria – ma anche entertainment puro gli elementi essenziali che possono portare al successo l’iniziativa intrapresa.

Va da sè che chi vuole utilizzare i mondi virtuali può anche fare da solo in autonomia, cercando di procurarsi le varie competenze, oggetti semilavorati, script ed altro su appositi marketplace   a pagamento, oppure richiedendo il lavoro (a volte offerto in modo volontario) di esperti che già conoscono il campo. Internet offre spesso (essenzialmente in inglese) una quantità incredibile di materiale che però spesso richiede molto tempo, volontà e capacità per essere compreso, digerito ed assimilato in modo utilizzabile.

Nei mondi virtuali riconosciamo dietro le quinte varie figure “professionali”:

I Terraformer (Costruttori di Paesaggi)

Quando si entra nel “nulla” virtuale la prima cosa che si deve fare è creare un Panorama, che di solito è rappresentato da un’isola circondata dall’acqua, ma può essere anche un sistema di piattaforme in aria organicamente connesse, oppure un sistema di tunnel sotto il terreno o dentro le montagne o sotto il mare. Spesso il Terraformer si occupa anche della installazione della flora (alberi, cespugli), a volte crea il cielo, gli effetti luminosi connessi ad un particolare ambiente (per esempio se si vuole simulare un pianeta remoto).

Se il terraformer ri-costruisce un ambiente reale spesso parte da un database di coordinate esistenti disponibile dai siti geografici, militari o meteorologici che usano da tempo queste informazioni per fare mappe e grafici.

I terraformer riescono a produrre un ambiente “naturale” che poi viene riempito dai Builder.

I Builder (Costruttori)

Un’isola buildata..

I Builder sono quelli che costruiscono gli scenari 3D, che sono in grado di modellare – con software complessi come Maya o Blender, ma anche con gli strumenti di costruzione inworld  (all’interno del mondo virtuale)  – manufatti piccoli e grandi partendo da semilavorati customizzabili. I risultati oscillano dall’anello ingioiellato alla cattedrale gotica,

Di solito una preparazione e una attitudine artistica o comunque di manualità e creatività nell’uso degli strumenti tecnici è condizione essenziale per produrre artifatti dignitosi. Generare contenuti 3D assomiglia spesso al lavoro che veniva svolto in passato dagli scultori e artigiani che armati di scalpello e una incredibile pazienza e un tocco magico riuscivano a trasformare un blocco informe di marmo in una statua fantastica. Ora il builder per eccellenza è quello che riesce, partendo da un banale cubo a trasformarlo in un capitello, o estenderlo fino a rappresentare una casa, una astronave oppure un’intera città.

A volte i builder sono essi stessi architetti e scienziati e costruiscono palazzi, volte e curve seguendo algoritmi matematici o riproducendo mappe e archivi di dati su palazzi, planimetrie esistenti.

A seconda della tipologia di oggetti che costruiscono i builder si specializzano. Ad esempio non è detto che un builder che costruisce case sia altrettanto bravo a costruire anelli o abiti o automobili.

I Texturizzatori (Pittori)

Texturizzazione: UVMAP

Esempi di libreria di texture

Se i builder scolpiscono le varie mesh (ossia tutte le sfaccettature) che danno forma agli oggetti virtuali,  i Texturizzatori/Pittori sono quelli che usando strumenti altrettanto sofisticati come Gimp, Photoshop e gli stessi strumenti di modellazione (tipo Blender o Maya) aggiungono la finezza dei dettagli, dei colori, dei riflessi e la microstruttura dei componenti (es. l’effetto della sabbia, dei bassorilievi). I Texturizzatori ottengono da vari marketplace a pagamento, dalle risorse gratuite rese disponibili dal web o costruiscono ex novo o fotografano oggetti reali per avere delle texture (immagini) che possono essere applicate agli oggetti costruiti dai Builder.

Spesso i Pittori devono trasformare delle immagini piatte e incollarle su statue, palazzi, oggetti 3D questa applicazione si chiama UVMap (processo di avvolgimento di una immagine piatta che in gergo si chiama UV mappandola su una superficie tridimensionale). L’operazione di uvmap o di uv-unwrap non è banale.

I texturizzatori producono anche i cosiddetti “materiali” che sono dei componenti che possono essere associati ai costrutti 3D per dare appunto riflessi, opacità, grana di base. Equivalenti alle proprietà ad esempio del legno della plastica ecc che conosciamo nel mondo reale.

Spesso i Builder fanno anche il mestiere di Texturizzatori.

I creatori di Avatar (Sarti, Stilisti, …)

Stilisti in secondlife

Una parte essenziale dei mondi virtuali consiste nella capacità di riuscire a creare una rappresentazione virtuale di se stessi (Avatar) che soddisfi e gratifichi coloro che entrano, con annesse tutte quelle piccole cose come gioielli, capelli, trucco, scarpe, tatuaggi, piercing, ali, effetti luminosi che creano meraviglia ed identità.

I sarti sono esperti sia di programmi di modellazione (i soliti Blender/Maya e compagnia), e di texturizzazione, in più devono conoscere la scienza del “rigging” cioè di come le mesh reagiscono al movimento delle ossa e dei muscoli del corpo umano.

Gli Animatori

Animazioni su CloudParty

E’ una branca molto specifica ma molto ricercata di persone che producono spesso con l’ausilio di sensori collegati al corpo di modelli veri (motion capture https://en.wikipedia.org/wiki/Motion_capture) oppure con programmi di generazione di movimenti bvh (http://en.wikipedia.org/wiki/Biovision_Hierarchy). L’importanza di queste animazioni è che consente all’avatar di fare delle azioni come sedersi, parlare, gesticolare, danzare, camminare, volare, nuotare ecc, che sono considerati ormai parte essenziale di quasi tutti i mondi virtuali. Animazioni particolarmente richieste sono quelle di danza sincronizzata fra coppie, o animazioni sincronizzate di molti avatar.

Va da se che uno dei motivi per cui gli animatori sono anche richiesti è che nelle applicazioni “adulte” riescono ad animare atti sessuali e ad esempio in SecondLife hanno aperto le porte all’uso dei mondi virtuali in contesti vietati ai minori.

Gli Scripter

sono  quelli che aggiungono l’interattività agli oggetti e agli avatar attraverso una programmazione nel linguaggio del mondo virtuale che è LSL per SecondLife/OpenSim, JavaScript nel caso di CloudParty.

Attività banali come sedersi, cambiare le animazioni (AO, danza, pose) o toccare gli oggetti richiedono degli script specializzati (in SL e OpenSim).  In generale una land non interattiva appare presto arida e noiosa se non è supportata da oggetti vivi che possono interagire al tocco, al passaggio, alla presenza offrendo infinite possibilità di fruizione come ad esempio:

  • guide interattive (toccando un oggetto si hanno notizie audio, testuali e multimediali),
  • quiz tipo caccia al tesoro per completare un percorso ludico o educativo
  • lancio di animazioni opportune di oggetti o di avatar inworld per spiegare o far vedere concetti
  • visualizzazione di insiemi di diapositive
  • ecc…

Gli Eventi

esempio di Lista degli eventi correnti in secondlife…

Una volta creato il mondo virtuale con contenuti statici, interattivi e avere offerto alle persone la possibilità di truccarsi a piacimento occorre dare delle opportunità di socializzazione attraverso degli eventi, che consentono alle persone di avere un calendario partecipativo per rilassarsi, conoscere gente, occupare in modo più o meno utile il proprio tempo libero e professionale.

Ho fatto un’unica categoria mescolando il “sacro” degli eventi intellettuali o seri come incontri di discussione sulla struttura positronica del cervello umano, meeting di scontro politico, corsi e lezioni, con il “profano” degli eventi di “entertainment” come concerti, serate musicali di danza, gare per premiare gli avatar più bravi più belli ecc.

Ma ci sono anche le fiere, mercatini, pause caffè, centri di incontro, partite di calcio etc… Per non parlare di sim di roleplay dove l’evento può tranquillamente durare mesi o per sempre.

E’ un po’ come la TV dei mondi virtuali, caratterizzata da una vasta gamma di offerte e soprattutto caratterizzata da una interattività sconosciuta nel mondo reale: in quasi nessun evento reale è possibile infatti intrattenersi con messaggi privati con il cantante di turno 🙂

A parte gli attori che prendono parte a queste serate (Artisti, DJ, Cantanti, Giocatori, Insegnanti, Conferenzieri, Moderatori, Facilitatori etc), figure di rilievo sono

  • Gli Organizzatori di Eventi (le menti che pensano l’evento e si accertano che vi sia un pubblico sufficiente), si occupano della pubblicità,
  • Gli Sponsor (tipicamente i proprietari di SIM) che utilizzano gli eventi come veicolo promozionale delle loro attività
  • Gli Operatori Streaming (che si occupano di riprendere l’evento e di caricarlo su youtube o in streaming sul web)
  • I Blogger/Twitter/Facebook, coloro che informano, documentano e resocontano i risultati degli eventi sul web tradizionale, in post, forum, video youtube o gallerie di immagini.

Conclusione

Solo quando un mondo virtuale riesce a produrre buona parte o tutte queste figure che non siano emanazioni forzate del costruttore della realtà virtuale, ma che siano autonomamente prodotte da entusiasti che lo facciano per passione volontaria o per scelta professionale, allora il mondo virtuale è considerabile maturo.

Attualmente sappiamo che SecondLife ha tutti questi ingredienti, mentre CloudParty si sta cominciando ad attrezzare (ma è ancora un po’ indietro). Altri mondi virtuali come World Of Warcraft hanno si eventi, ma soltanto quelli artificiosamente progettati a tavolino dai tecnici di Blizzard (in occasione delle feste di Natale ad esempio), o profondamente regolate nell’impianto del gioco. Qui l’aspetto notevole dei nuovi mondi è la capacità di essere popolati di valore e contenuto dai propri residenti.

A mio avviso queste figure non sono semplicemente un effetto contingente che verrà presto dimenticato della tecnologia di SecondLife, ma un nuovo intero ecosistema che era sconosciuto prima del 2003 e che si riproporrà magari ulteriormente evolvendo nelle prossime offerte virtuali a partire da CloudParty in su.

PS. Se mi sono dimenticato di qualche mestiere notevole chiedo scusa, segnalatelo nei commenti e provvederò ad aggiornare il post 🙂

Salahzar Stenvaag

Escape da Second Life?

by Trisha Abbot

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Sono entrata in SL nell’Agosto del 2009: sono passati quasi 4 anni, ma mi sembra solo ieri… Ricordo il momento esatto in cui sullo schermo è apparso il mio avatar, quello che avevo scelto registrandomi, una ragazzetta mezza punk con i capelli biondi sfumati neri, jeans scuri e canotta a rete. Sono nata a Help Island, atterrando al centro della rotonda, mentre nasceva insieme a me una comitiva di brasiliani 🙂

Sicuramente mi accomuna alla nascita di tanti il senso di smarrimento che subito provai: ed ora cosa faccio? Non ero nemmeno sicura di quale, tra i tanti, fosse Trisha Abbot, finché non ho premuto le freccette, iniziando a camminare. Sì, camminavo… camminavo come un soldatino, ma quel soldatino ero io. Dopo non più di 10 minuti, avevo già deciso di spegnere tutto: mi sembrava così difficile questo gioco, cercavo aiuto ma la non conoscenza della lingua non mi aiutava, ma, al contrario, mi spingeva a fuggire.

Ma non sono una che si arrende facilmente: potevo darla vinta ad un gioco? Assolutamente no!! Cercai in rete aiuti, spiegazioni, land italiane e arrivai alla Land del Forum di SL Italia, dove si presero cura di me e mi insegnarono i primi rudimenti.
In quel posto conobbi la parola Niubbo e la consapevolezza di esserlo, niubba 🙂 La sera entravo in SL – la Land del Forum era la mia casa -, mi sedevo sul muretto e leggevo le conversazioni degli altri, quelli vecchi di SL, quelli bravi, quelli belli. Quasi non facevo domande per timore di infastidirli, ma ascoltavo e imparavo … Non voglio dilungarmi nello scrivere cosa ho imparato: lo sto ancora facendo, imparare;  ma pian piano mi sono resa conto che un gioco non era, che le persone la vivono proprio come una seconda vita, non meno vera della prima. Ma nemmeno di questo vorrei parlare. Credo sia stato scritto tutto e di tutto su questo argomento.

Vorrei, invece, parlare – o, meglio, scrivere – del perché si decide poi di lasciarla questa seconda vita… In questo anno ho assistito ad un andirivieni di avatar, persone, incredibile… Alcuni lo hanno fatto in silenzio, quasi senza salutare… e non sono più tornati.
Altri in modo eclatante, usando anche altri mezzi per darne notizia, come Faccialibro, che è diventato un’appendice di Second Life; e questi, di solito, tornano sempre… E poi ci sono quelli che non se ne andranno mai, quelli che cercano di trattenere chi sta pensando di farlo, e molti di questi sono miei amici, con i quali ho instaurato un “vero” rapporto di amicizia, che è uscito fuori dal Metaverso, amici che ho conosciuto e che, anche  se di rado, frequento. Queste sono le persone che mi auguro chiudano prima o poi la porta di SL per aprirsi alla vita, sono queste le persone che vorrei sapere felici e appagati nel loro quotidiano a tal punto da non avere più bisogno di accendere un pc e premere un “LogIn” per esserlo.

Eppure, sono queste le persone a cui voglio bene, e allora perché mi auguro che se ne vadano? È su questo che ogni tanto mi soffermo a riflettere… Adoro il mio mondo virtuale, il mio compagno che mi sta accanto da anni, i miei amici, le cose che faccio; anche dopo quasi 4 anni continuo ad emozionarmi di fronte alla creatività di molti, ad un tramonto esselliano oppure scoprendo una nuova land. Ho iniziato a fare domande, a chiedere i motivi che spingono a creare una sim in un certo modo e mi sono state raccontate tante storie diverse: qualcuno mi ha detto che in SL prova a ricreare quello che sogna… Un sogno… Sì, Second Life è il sogno di tutti noi che la viviamo, ma per molti è la realtà, il vivere quotidiano e, in questo senso, mi appare come una sorta di grande e affascinante ragno che tiene incollate le persone dentro la sua tela colorata.

È piacevole lasciarsi coccolare dal ragno: lui non fa domande, ti accoglie nella sua tela e ti tiene stretto, ti senti protetto e al sicuro, nemmeno ti accorgi che può divenire una  prigione, sfavillante e colorata, sì… ma è comunque una prigione.
Sono consapevole che difficile è trovare la giusta dimensione, che non è semplice: non lo è stato nemmeno per me. E credo che solo in questo ultimo anno ho capito che stavo correndo il rischio di lasciarmi andare alle lusinghe del ragno.

Quello che vorrei è salutare chi va via per iniziare una nuova avventura di vita vera,  dicendo non addio ma… Bentornato!

Gioco e lavoro: la nuova linfa di Second Life

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Questo mese si è festeggiato, nella Second Life italiana, il quinto anno di “Arte Libera”, uno dei gruppi artistici più attivi nel campo dell’arte virtuale. Devo dire che, a mio parere, Arte Libera è tra i gruppi che più si sono distinti, in questi anni, per il livello qualitativo delle sue manifestazioni, ha dato spazio e visibilità a soggetti artistici eccellenti, e riconosciuti a livello internazionale. Ha così contribuito a mettere in evidenza il fatto che i confini dell’arte possono essere allargati anche dentro Second Life.

Simba Shumann, e i suoi compagni di viaggio, hanno fatto un grande “lavoro” in Second Life, ma, proprio per questo, la stessa Simba ha tenuto a precisare sul blog di Arte Libera (http://artelibera.net/2013/04/15/5-anni-di-arte-libera/), quanto segue: “Arte Libera non è un lavoro, non ho mai voluto che lo diventasse, e non lo è stato per le persone che mi hanno affiancato in questi anni. Arte Libera è il nostro tempo libero, il nostro miglior tempo libero, quello da dedicare alle cose che ci fanno stare bene e che ci regalano soddisfazioni pure”. Una frase che fa onore all’impegno di queste persone, e mette in evidenza un aspetto fondamentale dell’approccio della maggioranza dei residenti in Second Life: perfino i più impegnati, quelli che ottengono i migliori risultati in termini progettuali, professionali o artistici, tengono a sottolineare che per loro si tratta un gioco, non di un lavoro.

Parallelamente, nelle scorse settimane, ho preso l’iniziativa di sfruttare le mie competenze professionali, una volta tanto, per disegnare un possibile percorso evolutivo, per la costruzione di un progetto di lungo respiro, che potesse consentire una riorganizzazione, e un notevole ampliamento, delle attività nella Second Life italiana. La mia proposta, il mio progetto, che ho cercato di illustrare nelle sue grandi linee e nelle sue componenti essenziali, era diretto, come base di partenza, a uno dei gruppi di lavoro più attivi nella Second Life italiana, a cui ho appartenuto, per più di un anno. Devo dire che ho trovato molto interesse per l’iniziativa, ma nessuno disposto a impegnarsi per portarla avanti. Non certo per per cattiva volontà, o per motivi di bassa lega personalistici, ma sempre per il fatto che Second Life non è vista come un lavoro, ma come uno “svago”, un puro divertimento. Mi aspettavo ampiamente questa reazione, ma la mia provocazione era rivolta a saggiare il livello di possibile coinvolgimento degli attuali “attivisti” della Second Life italiana, verso un percorso di evoluzione, in tempi brevi, del modello organizzativo su cui si base oggi questa piattaforma.

Questi due esempi mi hanno portato ad alcune conclusioni. I casi che ho citato sono quelli di due gruppi che spendono senz’altro molto del loro tempo libero in iniziative concrete in Second Life, composti di persone di grandi capacità e spirito di iniziativa, eppure, entrambi, rifiutano il concetto di “lavoro” in Second Life. C’è senz’altro molto di freudiano in questo, a mio parere. Il lavoro è visto come un qualcosa di impegnativo e di invasivo del proprio tempo libero, eppure entrambi i gruppi non hanno fatto altro che lavorare in Second Life, alternando, certo, questo “lavoro” con le legittime attività di svago e di divertimento, ma hanno speso tempo ed energie per realizzare numerosi progetti, per quanto instabili. C’è qualcosa di profondamente legittimo in questa voglia di difendere i propri spazi di libertà, il proprio approccio basato sul gioco, in questo spazio libero da interferenze e da impegni della vita di tutti i giorni. Legittimo ma, a mio parere, assolutamente non corrispondente alla realtà.

Non c’è alcuna distinzione tra il livello del gioco e il livello del lavoro, in situazioni come queste. Anzi, quando il lavoro diventa gioco, e come tale viene vissuto, con tutte le gratificazioni che porta, e con l’orgoglio per quanto si riesce a realizzare, allora si è raggiunto uno degli obiettivi fondamentali del lavoro, che dovremo sempre di più considerare in futuro: non lavoriamo solo per vivere, per portare a casa “la pagnotta”, ma anche per soddisfare la nostra voglia di cultura, la nostra immaginazione, la nostra voglia di crescere. E la nostra gratificazione.

Invito quelli di voi che non l’abbiano fatto a rivedere il filmato che avevo allegato ad un mio recenbte articolo. Il filmato mostra l’orgoglio, e la passione, di un vecchio ottantenne e di un nativo digitale diciottenne per il lavoro che hanno scelto, e per la soddisfazione che provano nel farlo bene (https://virtualworldsmagazine.wordpress.com/2013/04/01/lessenza-del-lavoro-nel-mondo-virtuale/). Due mondi a confronto ma con gli stessi valori.

Uno dei punti principali, della mia proposta progettuale, era quello di creare un punto di accoglienza e di help per i nuovi ingressi in Second Life, per favorire il graduale ricambio e l’allargamento della base di utenza, attraverso una mirata campagna di proselitismo. E’ senz’altro questo il punto fondamentale per consentire una ripartenza nell’utilizzo delle piattaforme virtuali. La popolazione attuale dei residenti è il risultato di una selezione della specie, di quanti entrarono in Second Life nel momento dell’hype e ne uscirono gradualmente, delusi dalla mancata realizzazione dei loro sogni di business, o di facili guadagni. Occorre quindi riportare ad un giusto mix di componenti la popolazione che frequenta il Metaverso, poiché il momento della ripartenza si avvicina a grandi passi. Non è il business che guiderà l’evoluzione del Metaverso, ma le interazioni sociali.

Voglio solo darvi una piccola prospettiva di quanto sta succedendo, due flash su quello che sta cambiando nella società italiana, e che tutti voi avete vissuto in questi giorni. Questo per trarre insegnamento dalle modalità con cui l’utilizzo della rete sta trasformando, in modo rapido e irreversibile, la vita di tutti i giorni.

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Nel nuovo parlamento italiano sono entrati moltissimi giovani, molti provenienti dal “MoVimento 5 Stelle”, e altri, moltissimi altri, dal Partito Democratico. Ciò è avvenuto attraverso un esperimento di primarie, che ha portato in parlamento gente votata dal territorio, ma che non esprime alcun vincolo di appartenenza, o di identità, con l’organizzazione e l’istituzione di cui adesso fanno parte.

Ebbene, questa massa di giovani digitali si è rivelata assolutamente incontrollabile per le strutture tradizionali di partito, tanto da affossare, per ben due volte, una candidatura alla presidenza della Repubblica Italiana. Questi giovani deputati e senatori “digitali” sono stati condizionati non dalla dirigenza del partito, ma dai tweet e dalle interazioni in rete dei propri sostenitori, e dalle pressioni e dai messaggi provenienti dal loro network. Alcuni tweet sono diventati virali e in pochi minuti hanno invaso il paese. Gli hashtag “#NonFatelo”, “#NonViVotiamoPiu” e “#occupyPd”, hanno avuto un effetto dirompente, e assolutamente imprevisto, su quanto succedeva in Parlamento.

La rete ha già invaso la politica e le istituzioni, e le soluzioni organizzative che si dovranno trovare saranno del tutto diverse dalle forme partito tradizionali. Dalla rete ai Mondi Virtuali, il passo è breve. Tutti sapete che uno dei modelli organizzativi, utilizzati dal “MoVimento 5 Stelle” sul territorio, è quello dei MeetUp (http://it.wikipedia.org/wiki/Meetup). Ebbene, esiste un MeetUp di residenti in Second Life (http://www.meetup.com/MoVimento-5-Stelle-SECOND-LIFE), che è una semplice avanguardia di quanto potrà svilupparsi, e il “MoVimento 5 Stelle” ha appena festeggiato la ristrutturazione della propria land in Second Life, arrivando, all’appuntamento col Metaverso, con un certo ritardo, dopo le invasioni degli anni scorsi dei vecchi politici che conosciamo.

Per adesso il Metaverso è ancora una frontiera, come la California a metà dell’ottocento, prima della corsa all’oro, quando i suoi spazi sterminati erano popolati solo dai pionieri. Come sappiamo, oggi la California, presa da sola, è il settimo paese industrializzato del mondo, il cui PIL supera quello dell’Italia e si avvicina a quello della Francia. E come allora la California, i Mondi Virtuali sono oggi ancora popolati da pionieri, ma il futuro, in cui grandi masse utilizzeranno questa nuova dimensione, è ormai già iniziato, sull’onda delle trasformazioni sociali e dei veloci progressi tecnologici. Dobbiamo solo stare attenti a non vedere solo i vagoni di coda del treno della storia, mentre ci supera a grande velocità. Alziamo lo sguardo e prepariamoci a correre per raggiungerlo.

La giostra degli Avatar: gli alter

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Chi di voi, nella Second Life nostrana, non abbia creato almeno un altro avatar, scagli la prima pietra. State pur certi che di pietre non ne arriverebbe neanche una… La quasi totalità delle persone che frequentano Second Life ha almeno un altro Avatar, quando non  due, o tre, o cinque, o dodici! Ho raramente incontrato qualcuno che affermasse di avere quell’unica identità, e, quelle poche volte, non gli ho creduto. Non scandalizziamoci, tanto lo sappiamo, evitiamo di fare i falsi “perbenisti” come direbbe qualcuno. Il punto è un altro. Dando per scontato questo comportamento insito nell’ambiente, chiediamoci per un attimo il motivo di questa abitudine, e soppesiamone, a grandi linee, gli effetti e le conseguenze, nella vita vissuta nel Metaverso. Vi chiedo poi, nei prossimi giorni, di aiutarmi in questa analisi, con i vostri commenti e le vostre testimonianze dirette.

Il presupposto è che, in un Mondo Virtuale, il gioco al travestimento è insito nell’ambiente. Il trasformarsi in un qualcosa di “diverso” da se è una caratteristica costante, che attira, esattamente per questo, la grande maggioranza dei residenti. Ognuno interpreta nel Metaverso un personaggio, si costruisce una “storia”, interpreta un ruolo. Sono un’assoluta minoranza quelli che interpretano se stessi, per motivi di lavoro, di studio, o di ricerca. E anche costoro, potreste scommetterci, hanno degli alter ego per poter essere liberi di girare il Metaverso in tutta libertà. Detto questo, e dato per scontato il fenomeno, la questione si sposta inevitabilmente sulla qualità dei rapporti virtuali. Sappiamo tutto delle relazioni che si creano in Second Life, dei grandi amori che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, o di poche settimane. Sappiamo anche delle gelosie, dei tradimenti, delle menzogne e delle speculazioni, che vede molti individui utilizzare i rapporti nel Metaverso come un gioco, un passatempo. Quello di cui ancora ci meravigliamo è, invece, la sorpresa di quelli che mostrano stupore per tutto questo, che attaccano e si indignano pubblicamente per questa pratica, per questi tradimenti spiccioli, che animano e alimentano le loro stesse vite virtuali.

Non potendo credere, per davvero, a tale reazione di sdegno, dobbiamo ritenere che anche lo scandalo, la critica, l’indignazione, facciano parte di questo gioco delle parti. E dobbiamo anche dare per scontato che quelli che si indignano per questo, siano a loro volta protagonisti di analoghe storie di ambiguità e di tradimenti. Non c’è nulla di certo nel Metaverso, fino a quando, dietro ad un Avatar, potrà esserci chiunque: uomo, donna o macchina che sia.

Esisterebbe, in teoria, un unico antidoto per tale probema: la certificazione delle identità dell’Avatar. Tale certificazione, richiesta dalla Linden Lab al momento dell’iscrizione e dell’inserimento delle credenziali di pagamento, non è, a quanto possiamo constatare, né sicura, né tantomeno pubblica. Ma anche se fosse possibile procedere alla creazione di una vera e propria “anagrafe” dell’Avatar, questo renderebbe molto meno attrattivo ed affascinante questo Mondo. Il massimo che si potrebbe ottenere, sarebbe quello di avere una classe di Avatar “certificati”, con tanto di bollino di garanzia, e di credenziali, per quanto non esplicitamente pubblicate con dati reali. Ma che cosa risolverebbe tutto questo? La rimanente schiera di Avatar continuerebbe a comportarsi come ora, e non è assolutamente pensabile, a mio parere, la soluzione di imporre a tutti una tale “certificazione” ufficiale. Cadrebbe uno dei presupposti fondanti del Metaverso, almeno per come lo conosciamo oggi.

Archiviato quindi il tema dell’esistenza degli alter, e della conseguente falsa indignazione, diamo uno sguardo alla motivazione profonda di questa mancanza di lealtà, per lo meno nei casi in cui esiste un rapporto davvero stretto, tra le persone protagoniste delle relazioni virtuali. E mettiamo pure da parte la discussione per quegli amori o relazioni nati da tre giorni o da tre settimane, questi non possono fare testo in una discussione sulla lealtà e la fiducia. Chiediamoci quindi perché la gran parte delle persone, nel Metaverso, continua a mantenere una netta separazione tra il suo personaggio virtuale e il suo vero io, e perché, di conseguenza, questa libertà di azione porti, inevitabilmente, a nascondere le proprie attività dietro una falsa identità virtuale. E’ evidente che mantenersi anonimi è il fondamento stesso della loro presenza nel Metaverso, questo ai fini della propria libertà di movimento, e della possibilità di viversi le diverse esperienze, di tutti i tipi, che si possano fare nel Mondo Virtuale. E perfino nei casi in cui la relazione tra le persone si fa più stretta, l’anonimato rappresenta uno schermo, uno scudo, che si frappone tra la vita virtuale e la propria RL, a protezione e salvaguardia di quest’ultima.

In conclusione, abbiamo appurato, con un banale ragionamento sgombro da pregiudizi, quello che sapevamo fin dall’inizio: non esiste, per principio, una totale lealtà, fedeltà o verità nel Metaverso. Dobbiamo sempre essere pronti a scoprire che oltre la porta c’è un’altra porta. Se abbiamo voglia di un rapporto vero, paritario, diretto, dobbiamo lasciare le tastiere e incontrarci davanti ad un caffè o in un parco, o per una pizza. Saremmo allora sicuri almeno di due cose: che si tratti di una persona reale, con un sesso e un’immagine identificata (si spera) e che, parlandosi a quattr’occhi, si possa percepire nello sguardo, nella voce, nei gesti, la vera essenza del carattere di quella persona. Ma, a questo punto, non esisterebbe più il rapporto virtuale, parleremmo del rapporto, e dell’amicizia, tra due persone reali, che si misurano e si confrontano realmente. Un tema su cui abbiamo un milione di anni di esperienza…

L’essenza del lavoro nel Mondo Virtuale

Negli ultimi mesi, ogni qualvolta che presentavo un’idea, una iniziativa in Second Life, ogni volta che discutevo con amici o conoscenti, owner o artisti, giornalisti o stilisti, ci si trovava spesso a dibattere intorno al significato di “lavoro” nel Mondo Virtuale. C’era chi negava decisamente di lavorare in Second Life, chi invece presentava il proprio impegno virtuale come puro divertimento, e chi, tracciando una linea netta di separazione tra la vita reale e quella virtuale, sosteneva che ne aveva tanto fin sopra i capelli del proprio “lavoro” reale, che era assurdo per lui pensare di fare qualcosa anche nel Mondo Virtuale. Ho sempre ascoltato con un certo disagio queste argomentazioni, poiché io utilizzo il Metaverso per divertirmi, mentre lavoro, non distinguo le due cose. Mi sono quindi trovato a chiedere a me stesso quale fosse, dal mio punto di vista, il vero significato di “lavoro”.

Non voglio dirvi a quali conclusioni sono giunto, ma voglio avviare con voi una riflessione, cercando anche di capire quali nuovi modelli ci vengono insegnati, nell’era della rete, per cambiare il nostro modo di lavorare, ed il nostro comportamento all’interno degli ambienti digitali. Per farla insieme questa riflessione, voglio partire da un video, che vi chiedo di guardare tutto, fino in fondo, poiché ogni istante di questa registrazione è uno stimolo a riflettere e a cercare di capire. Il video si chiama “La tela e il ciliegio”. Guardiamolo insieme.

http://www.youtube.com/watch?v=YFUt2cVqqSs&feature=youtu.be

Finito? Avete visto, in questo video, due ere geologiche a confronto: Mastro Antonio, 90 anni, professione Ebanista, orgoglioso di esserlo, e Jacopo, 19 anni, Digital Life Coach, una delle nuove professioni dell’era di Internet. Due uomini del sud, l’uno con una sapienza antica, di cui ogni sua parola rappresenta un insegnamento profondo, l’altro un “nativo digitale”, la cui giovane età non deve assolutamente trarre in inganno, i suoi risultati parlano per lui. Jacopo ha un proprio sito web, Mastro Antonio, ovviamente, ci racconta a voce la sua esperienza. Due storie molto diverse tra loro. Mastro Antonio ci ha messo decenni per arrivare alla perfezione, ha attinto alle esperienze delle generazioni precedenti, si è costruito da solo gli attrezzi, ha provato e riprovato, e, ancora a 90 anni, ha qualcosa da scoprire. Jacopo si è cercato da solo i suoi maestri sulla rete, da autodidatta. A 19 anni è un esperto professionista, dà consulenza ad aziende, ha un team allargato, un network di contatti che gli consentono sempre di arrivare alla soluzione di un problema.

Tuttavia, la passione e la voglia di lavorare, l’ambizione di costruire qualcosa di “ben fatto”, la ricerca dell’eccellenza, sono le stesse. Entrambi non distinguono tra divertimento e lavoro, per entrambi il lavoro è il loro modo di vivere, di realizzarsi, indipendentemente dall’oggetto finale, dal risultato pratico della propria attività. Jacopo ci dice anche qualcosa che deve farci profondamente riflettere, noi abitanti del Metaverso, che cioè l’ambiente digitale non è affatto una cosa diversa dall’ambiente reale, ma semplicemente una sua estensione, un modo per arrivare più velocemente, e meglio, ad un risultato. Cercare contributi in rete, condividere le esperienze, cercare le soluzioni insieme ad altri, cooperare. Sono modelli lavorativi che ampliano le capacità dell’uomo, mettendo a disposizione della collettività, ma anche del singolo che vuole servirsene, le esperienze di tutti.

Il Mondo Virtuale non è altro che uno dei paradigmi della rete, uno dei più efficaci, che ci consente di misurarci con gli altri direttamente, ricreando un ambiente fisico in cui incontrarli, un’ulteriore e potente possibilità offerta dalla rete. Mettere insieme mondi e spazi diversi per farli ritrovare in un unico “posto”: un’enorme passo avanti. E così, come non c’è differenza tra reale e virtuale, così non c’è differenza tra il lavorare in un’ufficio reale, fisico, e il lavorare in uno sazio virtuale distribuito, poiché la cosa importante, la vera essenza del lavoro, sono le idee, la condivisione delle esperienze. Innovazione è cambiare il modo di pensare delle persone. Non fare referendum in rete con un click, ma consentire alla gente di imparare e di progredire insieme, mettendo in comune conoscenze e idee nuove. Non siamo affatto innovativi se clicchiamo semplicemente un “mi piace” su Facebook, lo siamo se siamo invece capaci di confrontarci con gli altri, magari a migliaia di miglia di distanza, cercando di comprendere meglio i problemi della nostra società e guidando uno sforzo collettivo, non di un singolo, verso un mondo migliore.

Il Metaverso può essere un incredibile facilitatore di questo nuovo modello culturale. La cosiddetta “democrazia diretta”, una balla colossale, poiché banalizza i problemi ee evita l’approfondimento, deve invece lasciare il posto al lavoro e all’elaborazione comune. E’ vero che uno vale uno, ma è anche vero che molti valgono più di pochi, hanno più probabilità di arrivare alla soluzione dei problemi. Il risultato di un nuovo modo di pensare passa attraverso la condivisione.

I Mondi Virtuali non sono una moda come un’altra, alla stregua di un Facebook o di un Twitter, sono una possibilità, che ci è stata offerta dal progresso, di sfruttare al meglio i nuovi strumenti tecnologici. Ma non basta saper usare gli strumenti, occorre imparare a lavorare insieme, e qui, purtroppo, la tecnologia non risolve il problema, solo ci aiuta a semplificarlo. Il salto culturale dobbiamo farlo con la nostra testa: saremo innovativi quando riusciremo a dare un contributo vero su questo cammino, senza cliccare nessun “mi piace”, ma sedendoci una sera, magari intorno ad un fuoco “virtuale” in una land lontana, a ragionare del perché non siamo capaci di pensare in grande, di allargare i nostri orizzonti. E a cercare di capire perché, nonostante tutto, Mastro Antonio ha vissuto una vita più felice della nostra.

Vita da Avatar: istruzioni per l’uso

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by Mascia Luminos

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E’ inequivocabile, noi in Second Life siamo pixel, Avatar. Trascorriamo ore ed ore, mesi ed anni, a rimanere “anonimi”, non siamo obbligati a fornire il nome e le generalità, perciò possiamo permetterci di godere della nostra vita spensierata restando dei perfetti sconosciuti, appellandoci alla legge per la quale Second Life è Second Life e RL è RL ergo:  due mondi  ben distinti dunque. In effetti, nessuno può dire niente, questa è la prima regola per chi entra nella “seconda vita” ma poi, quando in questo “Metaverso” ci viviamo a lungo, sarà poi sempre così facile mantenere la privacy? Per rispondere a questo bisogna tornare indietro, a quando eravamo “niubbi”. Innazitutto quando entrai io, per esempio, si “nasceva” in una land di accoglienza, ove erano spiegati a caratteri cubitali tutti i passaggi tecnici per muoversi, agire, volare e teletrasportarsi, così come usare l’inventario cose tecniche quindi ma… c’erano anche i Mentor.  Ecco, proprio loro, “gli angeli” di Second Life, specie quando erano anche riconosciuti e approvati dalla Linden. Essere Mentor era una vera e propria missione, ed io mi imbattei proprio in un Mentor, che aveva modi un po’ sbrigativi, per quanto riguarda le informazioni tecniche, ma fu davvero unico nel darmi le informazioni “di vita”. Pensandoci bene fu un “insegnante di vita virtuale” perché mi fece tutte le raccomandazioni possibili su cosa può accadere in Second Life. Ecco alcune regole: non rivelare la tua identità o, ancor peggio, dove abiti; attenzione sempre a quello che scrivi in IM: ti si potrà ritorcere contro; non fidarti troppo, incontrerai persone che sono il peggio del peggio, mentiranno su tutto; e così via. Di tutte quelle raccomandazioni, che mi parvero esagerate, una mi restò impressa e decisi di ascoltarla, e mettere dei paletti, fra me e coloro che avrei incontrato. Li piantai bene, e nonostante fossi molto dubbiosa sul fatto che in Second Life vi siano ad ogni angolo persone contorte, bugiarde, eccetera, entrare in quel mondo fu subito affascinante… e lo è tuttora, voglio aggiungere.

Second Life mi piace, non c’è che dire, ma … le regole dell’uso, a distanza di tempo, hanno preso il loro valore e la loro giusta dimensione, ed io spesso mi sono ricordata di quel Mentor che fu fra l’altro il mio primo contatto ed, ahimè, ora entra anche pochissimo.

Mi informò anche delle land a luci rosse e di altre dove puoi essere fatta prigioniera o torturata, ed io… che domandavo e non capivo … ma torturata di cosa? Un Avatar? Certo, può accaderti di tutto, ma solo se accetti, però anche io appena entrata accettai un morso e  da non so chi solo perché pensavo che mi stesse inviando un Landmark di negozi freebies. Comunque, sempre per la regola “non è vero ma ci credo” meglio stare lontani dai “pericoli”, fino a quando non si comprendono i meccanismi e certe dinamiche di Second Life. Accade poi che incontri persone che vivono qui da molto più tempo, che sono già state svezzate dalla vita tormentosa di questo ambiente pixellato. Gente già smaliziata, che racconta la propria vita o storia rivelando la propria identità e dove abita, con tanto di telefono cellulare e ti chiedi ”che sia vero che si chiama sig. Rossi ed è separato e vive a Canicattì e fa lo psicologo?” A quel punto non si sa che comportamento tenere, perché, di fronte a cotanta sincerità, il non rivelarsi fa diventare automaticamente te “un falso” ma come? Non dire come ti chiami in RL, o che lavoro fai, o il tuo stato civile, ti rende ‘falso’ in un mondo virtuale? I dubbi si accumulano, e i sensi di colpa ci assillano. I sensi di colpa, sul non volerti svelare più di tanto, in attesa di sviluppi migliori, o di acquisire maggior fiducia. Eppure, io sostengo che questo è un modo per difendersi, che non deve destabilizzare, meglio non dire niente che milioni di bugie… poi, inevitabilmente, entrano i sentimenti, si conosce l’amore. E, per favore, non venitemi a raccontare “ah sai io non mi faccio coinvolgere Second Life rimane la finzione”. Mai parole furono più false, perché anche i più accaniti sostenitori di quella tesi, prima o poi, tolgono i baluardi e si “innamorano”. Si, innamorarsi in Second Life, è questo l’argomento che voglio trattare ma dal punto di vista umano.

All’inizio è sempre un gioco, uno scambio di frasi: inviti a vedere le land o eventi in genere poi inviti al gran ballo, e poi molto altro ancora. All’inizio c’è una stanza buia e un solo lumicino,, e il tempo da dedicare a lei/lui è contato, misurato, a volte sembra quasi un favore che fai a te stesso o alla tua lei. Poi… passano i giorni e, se la tua priorità non è usare le ball per le effusioni amorose, facendo a gara a chi ne usa di più, beh … se la tua priorità della tua vita Second Life non è solo il sesso, allora in quel caso il coivolgimento è sempre un crescendo. In Second Life si ama e si soffre per amore, spesso anche più o come in RL, e non lo dico io, lo dicono tutti quelli che si sono innamorati davvero, e poi lasciati per i motivi più disparati.

La differenza fra l’innamorarsi in Second Life e in RL è enorme. In Second Life ci si incontra, si inizia a parlare, a conoscersi sempre di più, il dialogo diviene il fondamento, si parla, si scherza, si piange, ci si confida senza pretese e senza voler sapere com’è l’altra persona, perché durante la fase della conoscenza si cerca di carpire ogni sfumatura nel modo di conversare, o nello scrivere, non importa l’età, non è importante l’aspetto, perché  si guarda l’Avatar… e poi, attraverso gli occhi dell’Avatar,  si arriva nel cuore. E’ una cosa lenta, molto lenta, e proprio perché tutto avviene lentamente, i sentimenti mettono radici profonde… ci si innamora della persona per come si pone, per come scherza o ride, per quello che dice, per i sogni, per i pensieri o per la voce.

E la voglia di stare insieme diviene forte… fortissima, l’aspetto esteriore reale passa in secondo, terzo, quarto piano, prevalgono le affinità elettive, il sentimento puro. Nella vita reale se due che non si conoscono si incontrano, se non si piacciono manco si mettono a parlare, e nemmeno si sorridono, e passano oltre, senza degnarsi di uno sguardo. Vedete, quelle persone lì che si sono sfiorate in RL, e non si sono guardate, e non hanno iniziato a parlare, se si fossero incontrate su Second Life forse si sarebbero anche potute innamorare … ecco la differenza. Mi è capitato qualche tempo fa di parlare con una persona, che mi raccontò di provare dei sentimenti talmente forti per una persona incontrata su questo mondo virtuale, che non era importante se fosse stata grassa, magra, alta, bassa o addirittura portatrice di qualche handicap, tale era la forza di quel sentimento. Beh, certo, dal dire al fare, sempre il mare è di mezzo… Ma finche si vive uno stato d’animo con quella potenza o forza, tutto pare più bello, anche questa vita. La maggior parte delle persone che muovono gli Avatar, in realtà, cercano una compagna o un compagno per farsi compagnia, per andare a ballare e ascoltare, o condividere la vita di questo mondo fatto di tanta fantasia. I sentimenti, le pulsazioni del cuore spesso vanno a mille, non appena vedi la scritta “online” accanto al nome dell’Avatar che in quel momento desideri. Quando si è innamorati non è l’avatar, ma è LEI… o LUI, è il tuo sogno che entra in linea con te.

Insomma, se fosse per me, che sono una romanticona, potrei evocare ormai la famosa frase “Va dove ti porta il cuore”, ma, responsabilmente, dico: “attenti al vostro cuore”. Second Life è tremendamente bella e, allo stesso modo, insidiosa, e spesso si esce distrutti. E’ risaputo che spesso le pene d’amore fanno allontanare dal PC, a volte in modo definitivo, a volte solo per un certo periodo di tempo, di “decontaminazione”, poi si ritorna o con un altro Avatar, o con lo stesso Avi, ma un po’ più corazzati.

Istruzioni per l’uso, non sono certo io la persona che può insegnare, non esiste un manuale d’uso… Ma posso però raccontare ciò che ho visto, e anche in parte vissuto e sentito, poi ognuno di voi faccia le proprie considerazioni. Come avrete notato, ho parlato poco da Avatar e più da persona, perché, in fondo, gli avatar li muoviamo sempre e comunque solo noi.

Ho letto su un profilo di un Avi francese “Se mi parli della tua RL ti muto immediatamente” anche questo avvertimento, in fondo, è una delle tante “corazze” che tentiamo di indossare, chissà se poi questa persona questo avvertimento lo applicherà… La frase mi è piaciuta, dice tutto, rimane un avviso, una “istruzione per l’uso”.

Imperdonabilmente vostra: Mascia.

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