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Posts Tagged ‘alter’

La giostra degli Avatar: gli alter

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03.

Chi di voi, nella Second Life nostrana, non abbia creato almeno un altro avatar, scagli la prima pietra. State pur certi che di pietre non ne arriverebbe neanche una… La quasi totalità delle persone che frequentano Second Life ha almeno un altro Avatar, quando non  due, o tre, o cinque, o dodici! Ho raramente incontrato qualcuno che affermasse di avere quell’unica identità, e, quelle poche volte, non gli ho creduto. Non scandalizziamoci, tanto lo sappiamo, evitiamo di fare i falsi “perbenisti” come direbbe qualcuno. Il punto è un altro. Dando per scontato questo comportamento insito nell’ambiente, chiediamoci per un attimo il motivo di questa abitudine, e soppesiamone, a grandi linee, gli effetti e le conseguenze, nella vita vissuta nel Metaverso. Vi chiedo poi, nei prossimi giorni, di aiutarmi in questa analisi, con i vostri commenti e le vostre testimonianze dirette.

Il presupposto è che, in un Mondo Virtuale, il gioco al travestimento è insito nell’ambiente. Il trasformarsi in un qualcosa di “diverso” da se è una caratteristica costante, che attira, esattamente per questo, la grande maggioranza dei residenti. Ognuno interpreta nel Metaverso un personaggio, si costruisce una “storia”, interpreta un ruolo. Sono un’assoluta minoranza quelli che interpretano se stessi, per motivi di lavoro, di studio, o di ricerca. E anche costoro, potreste scommetterci, hanno degli alter ego per poter essere liberi di girare il Metaverso in tutta libertà. Detto questo, e dato per scontato il fenomeno, la questione si sposta inevitabilmente sulla qualità dei rapporti virtuali. Sappiamo tutto delle relazioni che si creano in Second Life, dei grandi amori che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, o di poche settimane. Sappiamo anche delle gelosie, dei tradimenti, delle menzogne e delle speculazioni, che vede molti individui utilizzare i rapporti nel Metaverso come un gioco, un passatempo. Quello di cui ancora ci meravigliamo è, invece, la sorpresa di quelli che mostrano stupore per tutto questo, che attaccano e si indignano pubblicamente per questa pratica, per questi tradimenti spiccioli, che animano e alimentano le loro stesse vite virtuali.

Non potendo credere, per davvero, a tale reazione di sdegno, dobbiamo ritenere che anche lo scandalo, la critica, l’indignazione, facciano parte di questo gioco delle parti. E dobbiamo anche dare per scontato che quelli che si indignano per questo, siano a loro volta protagonisti di analoghe storie di ambiguità e di tradimenti. Non c’è nulla di certo nel Metaverso, fino a quando, dietro ad un Avatar, potrà esserci chiunque: uomo, donna o macchina che sia.

Esisterebbe, in teoria, un unico antidoto per tale probema: la certificazione delle identità dell’Avatar. Tale certificazione, richiesta dalla Linden Lab al momento dell’iscrizione e dell’inserimento delle credenziali di pagamento, non è, a quanto possiamo constatare, né sicura, né tantomeno pubblica. Ma anche se fosse possibile procedere alla creazione di una vera e propria “anagrafe” dell’Avatar, questo renderebbe molto meno attrattivo ed affascinante questo Mondo. Il massimo che si potrebbe ottenere, sarebbe quello di avere una classe di Avatar “certificati”, con tanto di bollino di garanzia, e di credenziali, per quanto non esplicitamente pubblicate con dati reali. Ma che cosa risolverebbe tutto questo? La rimanente schiera di Avatar continuerebbe a comportarsi come ora, e non è assolutamente pensabile, a mio parere, la soluzione di imporre a tutti una tale “certificazione” ufficiale. Cadrebbe uno dei presupposti fondanti del Metaverso, almeno per come lo conosciamo oggi.

Archiviato quindi il tema dell’esistenza degli alter, e della conseguente falsa indignazione, diamo uno sguardo alla motivazione profonda di questa mancanza di lealtà, per lo meno nei casi in cui esiste un rapporto davvero stretto, tra le persone protagoniste delle relazioni virtuali. E mettiamo pure da parte la discussione per quegli amori o relazioni nati da tre giorni o da tre settimane, questi non possono fare testo in una discussione sulla lealtà e la fiducia. Chiediamoci quindi perché la gran parte delle persone, nel Metaverso, continua a mantenere una netta separazione tra il suo personaggio virtuale e il suo vero io, e perché, di conseguenza, questa libertà di azione porti, inevitabilmente, a nascondere le proprie attività dietro una falsa identità virtuale. E’ evidente che mantenersi anonimi è il fondamento stesso della loro presenza nel Metaverso, questo ai fini della propria libertà di movimento, e della possibilità di viversi le diverse esperienze, di tutti i tipi, che si possano fare nel Mondo Virtuale. E perfino nei casi in cui la relazione tra le persone si fa più stretta, l’anonimato rappresenta uno schermo, uno scudo, che si frappone tra la vita virtuale e la propria RL, a protezione e salvaguardia di quest’ultima.

In conclusione, abbiamo appurato, con un banale ragionamento sgombro da pregiudizi, quello che sapevamo fin dall’inizio: non esiste, per principio, una totale lealtà, fedeltà o verità nel Metaverso. Dobbiamo sempre essere pronti a scoprire che oltre la porta c’è un’altra porta. Se abbiamo voglia di un rapporto vero, paritario, diretto, dobbiamo lasciare le tastiere e incontrarci davanti ad un caffè o in un parco, o per una pizza. Saremmo allora sicuri almeno di due cose: che si tratti di una persona reale, con un sesso e un’immagine identificata (si spera) e che, parlandosi a quattr’occhi, si possa percepire nello sguardo, nella voce, nei gesti, la vera essenza del carattere di quella persona. Ma, a questo punto, non esisterebbe più il rapporto virtuale, parleremmo del rapporto, e dell’amicizia, tra due persone reali, che si misurano e si confrontano realmente. Un tema su cui abbiamo un milione di anni di esperienza…

The sound of silence.

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Negli ultimi giorni, seguendo un post del mio amico Sacha Bowie, alcuni commenti molto interessanti sono stati postati riguardo al tema: voice si, voice no nel mondo virtuale. Dibattito interessante, poiché si confrontavano due modi diversi di concepire la propria presenza in Second Life. Gli argomenti pro e contro sono stati espressi con grande convinzione e, come spesso succede quando si trattano queste tematiche, ognuno è rimasto con la propria convinzione. E’ interessante notare che è esattamente questa la conclusione a cui è naturale giungere, quando approcci e scopi diversi si confrontano, per esporre il modo in cui utilizziamo i diversi strumenti di comunicazione. E’ come se un chirurgo ed un insegnante, o un giornalista e un pompiere,  si confrontassero sui rispettivi “ferri del mestiere”.

A mio parere ci sono sostanzialmente due diverse modalità di “sfruttamento” del mondo virtuale di Second Life: da una parte quanti vedono questo strumento, questo ambiente, come estensione della propria attività quotidiana, e usano gli strumenti disponibili per lavoro, cultura, sperimentazione, o altre attività di tipo “pratico”. Dall’altra, quanti sfruttano le potenzialità del Metaverso in maniera esperienziale e partecipativa, vivendo rapporti, esperienze, storie, avventure, che siano immaginarie o meno.

Che cosa hanno in comune il docente impegnato in una lezione in world (ovviamente utilizzando la comunicazione in voice come elemento indispensabile) e chi fa gioco di ruolo interpretando un personaggio improbabile, come un drago, un mostro spaziale o un vampiro? Che differenza c’è tra chi partecipa ad un dibattito politico-sociale, o organizza concerti dal vivo (tutte cose in cui il voice è indispensabile), con chi fa la escort virtuale, il cacciatore di vampiri o il BDSM, per vivere in maniera “protetta” emozioni ed esperienze che mai si sognerebbe di fare nella vita di tutti i giorni?

Per tali esperienze, esporsi con la propria individualità reale, di cui la voce è componente essenziale, può essere addirittura di impedimento allo sviluppo della propria esperienza. Poiché la voce, a differenza di altre comunicazioni “impersonali” come la chat, è parte essenziale della nostra individualità, che non siamo disponibili a mettere allo scoperto nelle situazioni in cui la fantasia, e l’anonimato, giocano un ruolo essenziale. Il tono della nostra voce, l’accento, l’inflessione, le pause, l’incrinatura emotiva, raccontano moltissimo di noi stessi. Nessuno può chiederci di mettere in piazza la nostra componente reale, in certe situazioni. E’ parte essenziale dell’esperienza fantastica, o del gioco di ruolo, il diritto all’anonimato.

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Sono approcci diversi, non ha senso sostenere la giustezza dell’uno o dell’altro: dipende da quello che si vuole fare. Proprio per questo, io consiglio un approccio non fideistico verso tale questione, poiché la scelta è strettamente legata alla propria individualità e all’esperienza che si vuole vivere. Ed è tanto più vero questo, quanto è comprensibile anche il fenomeno degli alter.

E’ assolutamente legittimo, a mio parere, che il nostro “io” reale operi nel mondo virtuale come un tutt’uno con la nostra vita reale, trasportandovi la propria personalità, esperienza e approccio al lavoro. E spesso anche la propria identità e la propria storia professionale. Molti usano Second Life come estensione del proprio ambiente lavorativo, e molteplici sono le esperienze del genere, sviluppate anche da istituzioni e aziende del mondo reale. Tutti noi ricordiamo gli impiegati della provincia o del comune, o i manager delle multinazionali e delle grandi aziende, entrati in Second Life con tanto di sim istituzionale, con il proprio brand e con tanto di nome reale nel profilo. Tutto assolutamente comprensibile e condivisibile.

Tuttavia è altrettanto logico che, per motivi di svago o voglia di esperienze insolite, ci si possa costruire un’identità assolutamente anonima, per vivere ed interpretare quei personaggi che la fantasia ci spinge a creare. E’ nostro diritto pretendere rispetto, e riservatezza, per queste nostre scelte. Vogliamo essere liberi di vivere le nostre vite immaginarie, interpretando escort, draghi, principi medioevali, o grandi managers del virtuale.

Qual è allora il problema? Perché nascono tante accese discussioni su questo tema? Il fatto è che spesso si cerca di conciliare l’inconciliabile, per questioni di principio o di falsa moralità. Io credo che tali ipocrisie vadano superate. Per parlarci ancora più chiaramente, è diritto del manager o del giudice, dell’avvocato o del commissario di polizia, vivere una esperienza virtuale secondo la propria fantasia e le proprie voglie. Ma tutto ciò non inficia assolutamente l’uso che del Metaverso possiamo fare per attività pratiche, education o servizi di vario genere. Solo che dobbiamo tenere separate le due esperienze e vivere, di volta in volta, quella che più ci aggrada. E’ estremamente difficile cercare di unificare i due aspetti in un’unica identità, e quelli che lo fanno sono costantemente in bilico, su un filo sottile, inficiando il più delle volte la completezza della propria esperienza virtuale.

Una particolare situazione vivono quanti sviluppano in Second life una esperienza relazionale di carattere affettivo. Ma questo è un tema che occorre lasciare alla sensibilità e all’emotività individuale. Non ci sono ricette, ma solo le proprie personali esperienze e l’onestà nel rapportarsi l’uno all’altro.

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Superiamo quindi il moralismo, ed anche le stucchevoli critiche alla pratica degli alter. E’ ovvio che se si fa il magistrato in Real Life, e magari si è chiamati in world per un dibattito, oppure si è un politico di fama, che magari usa il Metaverso per diffondere le proprie idee, mai e poi mai si vorrà usare lo stesso avatar per identificarsi in un guerriero medioevale, o vivere esperienze bdsm, nelle ore di svago. L’anonimato è un nostro diritto, lo pretendiamo. Basta con i falsi moralismi, tanto sappiamo bene come stanno le cose.

Per concludere, nel vivere esperienze di realtà virtuale, nessuno si erga a giudice del comportamento degli altri. Viviamo liberamente la nostra avventura virtuale, per ogni scopo che riteniamo lecito. Sforziamoci di essere il più possibile obiettivi nel rifuggire la critica, o la sentenza facile. Unico filo conduttore, deve essere il rispetto degli altri e la propria dignità personale, ma anche una grande apertura e disponibilità al dialogo e alla comprensione delle ragioni altrui.

I “bassifondi” di Second Life

by AquilaDellaNotte Kondor

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L’idea fondante di questo Magazine è stata, e lo è ancora, quella di mettere in risalto le migliori realizzazioni che vengono prodotte in questo mondo virtuale, prototipo di mondi futuri, rappresentato da Second Life. Noi tutti della redazione raccontiamo quotidianamente di eventi importanti, personaggi che si distinguono per le loro attività, progetti, manifestazioni musicali, culturali e artistiche, scriviamo e approfondiamo aspetti sociologici del mondo virtuale, tematiche economiche o di business, e così via. Abbiamo l’ambizione di raccontare il meglio di quanto è oggi disponibile, e viene realizzato, in Second Life. Parliamo, come i nostri lettori sanno, anche di altri Mondi Virtuali, ma qui il discorso è del tutto analogo.

Tuttavia, siamo consapevoli che questo mondo che andiamo descrivendo ogni giorno è solo la punta di un iceberg. La realtà che raccontiamo riguarda una parte minoritaria della popolazione dei residenti di Second Life. La “maggioranza silenziosa” è invece composta da una moltitudine di avatar, più o meno anonimi, che frequentano un mondo variegato, fatto di discoteche, land note per chiacchiere di bassissimo livello, club più o meno equivoci, spiagge pseudo nudiste, bordelli veri e propri. Intendiamoci, non è che tali posti non vengano frequentati dalla “elite” intellettuale di Second Life, direttamente o con alter, ma la moltitudine che voglio descrivere vive unicamente in questo mondo. E’ un mondo chiuso, a se stante, con nessuna connessione col gli ambienti che noi descriviamo di solito.

Questa gente frequenta esclusivamente, e per sempre, “i bassifondi” di Second Life.

Ho passato gli ultimi due mesi a esplorare questo mondo, in silenzio, modestamente, senza rompere le balle a nessuno (anche se mi è capitata l’avventura di essere “bannato”, esperienza per me unica in quattro anni di Second Life, da un owner dalle oscure intenzioni). Ho conosciuto gente, passato delle serate in “disco”, visitato land ambigue di vario genere e ascoltato quello di cui la gente discute e su cui si appassiona in questi posti.  Ho ritrovato vecchi amici, conosciuti all’inizio della mia permanenza in Second Life, e scoperto persone anche di grande spessore, ma che preferiscono questi ambienti, alla “noia mortale” degli ambienti artistici ed intellettuali.

Ho notato che qui il filo conduttore di tutti i discorsi, e i comportamenti, ruota attorno al sesso e ai rapporti interpersonali. Nessuna sorpresa, mi direte voi, solita storia, si ma in questi ambienti il tema è esclusivo, non mediato da altre manifestazioni o interessi. E attorno a queste tematiche, si sviluppa la vita sociale, le “serate” e i rapporti. La tipologia umana è di tutti i generi: lesbo, bisex, etero, trans, e gli intrecci sono praticamente infiniti. Gli argomenti chiave sono i seguenti: fedeltà e gelosia, il mondo degli alter, il legame con l’owner, l’attenzione alla “serata”.  Vediamoli uno per uno.

Il tema della fedeltà e della gelosia è stato molte volte trattato e discusso, è un topic del mondo virtuale. Ebbene è un argomento di pura illusione. Ogni amante si scambia promesse di fedeltà eterna, ma la probabilità che tali promesse vengano mantenute è praticamente irrisoria. Il mondo stesso di Second Life è un mondo di libertà, di sperimentazione, di scoperta. Promettere fedeltà è un modo per darsi sicurezza, in un mondo che per sua natura è insicuro. Esistono ovviamente delle eccezioni, rare, quando il rapporto tra due persone travalica il mondo virtuale e, in un modo o nell’altro, diventa legame “reale” forte. Ma qui siamo nel quotidiano mondo della RL. La gelosia è ovviamente un sentimento stabilmente radicato, inevitabile, visto quanto abbiamo fin qui affermato.

Il mondo degli alter è un capitolo affascinante, meriterebbe un trattato intero. Le cose da dire, e le casistiche che si presentano, sono praticamente infinite. Però, in sintesi, possiamo dire che il 90% dei residenti di Second Life ha degli alter (avatar alternativi), e che le motivazioni sono essenzialmente di due tipi: la prima è di avere libertà di movimento per lavorare, esplorare, e avere contatti non ufficiali, senza mostrare in giro il proprio avatar originale, perché magari è molto noto e riconoscibile; la seconda motivazione, di gran lunga prevalente, credo intorno all’80%, è quella di farsi gli affari propri all’insaputa del proprio partner, amante, o amico. Ho conosciuto persone con una dozzina di alt, e gente che usa abitualmente (quindi non in modo sporadico) quattro o cinque avatar. Tale tema è strettamente legato al precedente. Se il vostro partner vi giura fedeltà eterna, state certi che ha altri avatar con cui fare i propri affari, a vostra insaputa. Con le rare eccezioni del caso, ovviamente, come abbiamo già detto. E’ praticamente impossibile tener dietro agli alter di una persona, anche se esistono modi per individuarli nei casi più semplici, di ingenuità nella gestione o di tracce evidenti lasciate in giro. E qui, come abbiamo avuto modo di raccontare in un precedente articolo, le “agenzie” investigative in world sviluppano la propria attività e i loro affari. Del resto, non c’è alcun modo in SL di verificare cosa faccia una persona che non vuole farsi rintracciare, al massimo potete sapere quand’è on line anche se non è tra i friend, ma non dove sia e cosa faccia, se non avete la visibilità in mappa. Non c’è scampo, rassegnatevi.

L’intreccio dei rapporti e delle diverse relazioni, i legami, i tradimenti, le rotture, ha come scenario la “serata”, passata in disco o in una land abituale, durante la quale l’intreccio degli IM, coperti da banalità in chat locale, è frenetico. Gli approcci, per lo più a carattere sessuale, sono la norma. E il “dopo serata” è ovviamente facile da immaginare, con scenari esotici, in riservate Skybox a grande altezza, giusto per mantenere un minimo di privacy.

La figura dell’owner è ancora più centrale in questi ambienti. Vero signore/a e padrone/a della land. Fa il bello e il cattivo tempo, costruisce harem, banna chi gli pare, è omaggiato ed idolatrato da masse di frequentatori e di aspiranti manager. Il suo totem è il “traffico”, e non bada ai mezzi che impiega per ottenerlo: sploder, pali per la lap dance, attraenti manager o PR, perfino escort, più o meno camuffate. Lo squallore di alcuni personaggi, che ho conosciuto nel mio girovagare di questi due mesi, è indescrivibile. Non voglio andare oltre, non è mio costume citare casi precisi, ma vi assicuro che al peggio non c’è mai limite, come suol dirsi.

Che cosa ho ricavato da questa mia esplorazione dei “bassifondi” di Second Life?  A parte le personali esperienze e conoscenze, alcune delle quali manterrò di sicuro, ho ricavato un grande insegnamento, per noi “intellettuali” di Second Life: non siamo capaci di comunicare con questo mondo. Questa moltitudine passa il proprio tempo senza neanche sapere che ci sono alternative, possibilità di esperienze diverse, un intero mondo di realizzazioni e di eventi di grande interesse. Intendiamoci, una gran parte di queste persone non ha alcun interesse ad altro che a sentire musica, o a pomiciare in disco, ma ce n’è sicuramente una parte, e ne ho conosciuti tanti, che semplicemente non conoscono altro, per loro Second Life è quell’ambiente lì. E’ quindi necessario andare in questi posti, miscelare i due mondi, diffondere informazioni e “mescolarsi” in qualche modo a questa popolazione. Se solo riuscissimo a coinvolgere, nelle iniziative migliori di Second Life, una percentuale di questo mondo, forse faremmo un passo avanti, sia in termini di qualità complessiva, che del numero di visitatori del nostro mondo virtuale. Questo Magazine sarà schierato, d’ora in avanti, anche su questo fronte, con l’ambizione di dare un proprio contributo, come sempre cerchiamo di fare in molte altre occasioni.

Sex addiction

by Serena Domenici

Ho letto di recente, su una nota rivista, un bell’articolo che parlava della cosiddetta “dipendenza da sesso”. L’articolo traeva spunto dalla recente uscita nelle sale cinematografiche del film: ‘SHAME’. Il protagonista del film è Sex Addicted. Totalmente ‘divorato’ da questa ossessione, si farà coinvolgere da ogni forma di perversione. Tutto questo non è solo fantasia o sceneggiatura da film, la dipendenza sessuale soprattutto oltre oceano è riconosciuta come una vera e propria malattia. Celebri i casi di personaggi famosi da Michael Douglas a Warren Betty e Joan Collins fino ai più recenti Tiger Woods e Arnold Schwarzenegger. Il sesso, da parte di queste soggetti, viene vissuto in forma ossessiva, compulsiva. Durante l’arco di una giornata chi è afflitto da questa patologia deve ‘consumare’ più rapporti sessuali o dedicarsi ripetutamente alla  masturbazione per placare il proprio irrefrenabile impulso.

Le cause possono essere tante, ma spesso sono di natura psicologica: frustrazione, stress, evasione da una realtà spesso insoddisfacente, ma in alcuni casi, quello che comincia come un gioco, si rivela col tempo una vera e propria dipendenza. Ora vi domanderete, cosa c’entri tutto questo con il Metaverso, vero? A parer mio, c’entra, e anche parecchio … Chi frequenta da tempo Second Life, avrà sicuramente notato che in materia di sesso c’è un proliferare continuo di lands a tema sessuale. C’è di tutto, e per tutti i gusti. Purtroppo nessuno da me interpellato ha accettato di rilasciare interviste. Non parlo e non scrivo in lingua inglese e non ho potuto intervistare avatar inglesi o americani, che spesso affollano queste lands. Ma ho potuto però seguire alcuni italiani. Bivaccano ogni volta che la loro RL glielo consente in posti dove consumare sesso random, con escort o partner disponibili, spesso affetti da analoga patologia, più volte al giorno, tutti i giorni. L’avatar è munito di organi genitali, molto simili alla realtà. Pussies e penis sono ricercati e nelle imitazioni più originali e simili al mondo  reale. Tra l’altro, alcuni negozi forniscono persino effetti speciali per rendere il rapporto sessuale virtuale più vario e realistico possibile.

Secondo l’articolo del giornale, su dieci persone affette da questa patologia, otto sono uomini. Frequentando il mondo virtuale credo che non sia così. Tralasciando le finte donne, io credo che siano molte le donne che non solo praticano il sesso virtuale, ma siano definibili sex addicted. Tra l’altro, per ovviare ormai al fatto che ci siano molte finte donne, spesso è richiesto l’uso del voice, per evitare sorprese (anche se recenti programmi  software permettono di falsificare al meglio  il proprio timbro vocale). In materia di sex addiction non vedo motivazioni diverse tra uomini/avatar e donne/avatar. Entrambi cercano paradisi  con date di scadenza. Cercano di colmare,  metaforicamente parlando, falle che generano altre falle, vuoti che generano altri vuoti, con soddisfazioni momentanee che li lasciano sempre più malati e insoddisfatti, trascurando e mettendo a rischio affetti, soldi e concentrazione sul lavoro. Ho parlato con due di loro: un uomo e una donna. Entrambi erano dominati da una smania, una voracità nervosa palpapile oltre lo schermo. Dei collezionisti di partner, escort e gigolò. Hanno partner ufficiali, e in più alter con i quali vanno in giro a procacciarsi sesso. Di volta in volta rivestono il ruolo di dominatori o sub, di masters/mistress  o slaves. Sanno tutto in materia sessuale, sono delle enciclopedie del sesso viventi. Mi hanno tra l’altro fornito nel corso del tempo di indirizzi dove il sesso viene vissuto in modo diciamo non “canonico” 🙂 ,che mai avrei pensato esistessero, in un crescendo di mordi e fuggi: sesso di coppia, sesso promiscuo, sesso a colori e in bianco e nero 🙂 Sedie, poltrone, letti, muri ai quali manca giusto, l’uso della parola. Ogni mezzo è buono per variare e consumare questo impulso irrefrenabile. Un po’ come iniziare un pacco di biscotti e non riuscire a fermarsi, se non dopo averne finito l’intera confezione (citazione). Una vera e propria bulimia sessuale. Le cause, come dicevo prima, sono molteplici. La ipersessualità è spesso paragonata al disturbo da dipendenze da droga o alcool. Una volta giunti ad un livello di saturazione elevata, la ricerca del piacere può portare i soggetti descritti alla ricerca di intrattenimenti  perversi, volgari e osceni.

 Il Metaverso tutto questo può offrirlo. Attraverso la masturbazione compulsiva, Second Life rappresenta, per chi la frequenta ed è affetto da questa patalogia, la mecca del piacere estremo. Non ci sono ovviamente controindicazioni, il tutto viene vissuto con partner consenzienti. La violenza fisica non esiste su Second Life, diversamente da quella psicologica che trova terreno fertile ovunque. Ma questo è un altro discorso. I danni avvengono al di là dello schermo, cioè nel mondo reale. I malati in questione sono spesso persone depresse, ossessive, ansiose, aggressive, con scarsa capacità di concentrazione e perdita  di senso tangibile della realtà. Forse il Metaverso riesce, in qualche modo, a frenare danni più irreparabili e a fungere da valvola di sfogo. Ma il problema resta, e per quanto un mondo virtuale possa funzionare come catalizzatore o effetto placebo, bisogna curarsi, affidarsi a medici capaci di far convergere questi impulsi verso altre direzioni. Fare finta che certe cose non esistano o peggio far finta di essere ‘normali’ non porta lontano. Tutto ciò che ci divora e consuma non è mai sano.

Donne in cerca di guai

by Serena Domenici

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Quando decido di scrivere, mi piace accompagnare i miei pensieri con la musica. Ciò che mi appassiona in quel determinato momento, enfasi e trasporto, fluiscono a tempo di musica. Oggi ho scelto: Tango di Roxane. Ed infatti è un tema spinoso quello che ho scelto: scrivere del magico e complesso universo femminile.

Spesso ho “parlato” dei comportamenti maschili, tralasciando l’aspetto femminile nel Metaverso: mi cimenterò in un’impresa scomoda, perché se c’è una cosa che noi donne non perdoniamo ad un’altra donna è quella di sentirci dire una verità, che non vorremmo ascoltare. I maschi, tra di loro hanno il coraggio di dirsi le cose in faccia, senza colpo ferire, e di essere molto solidali: se non sono amici, al massimo si ignorano. Noi invece, siamo in perenne competizione, anche quando non lo diamo a vedere. Se un uomo fa soffrire una nostra amica, spesso non abbiamo il coraggio di dirle che è uno stronzo. Ci aiutiamo ad auto ingannarci, illudendoci che sia sufficiente rivestire i comportamenti di illusioni.
Questo e altro, nella vita reale, questo e altro, anche nel metaverso. Mi sono fatta un avatar maschile e sono andata in giro a “mietere” vittime, comportandomi come ho visto fare a molti uomini con me e le mie amiche. Al primo segnale di un interesse che andava oltre, ovviamente, mi dileguavo per non ingannare nessuno sui sentimenti.

E’ stato affascinante vedermi dall’altra parte, divisa in due tra la mia componente latente maschile, rafforzata dall’avatar, e la mia parte predominante femminile, che dovevo sopprimere per l’occasione. Mi si è aperto un mondo! La prima cosa che ho notato è stata una elevata aggressività. Più mi ponevo in modo pacato e garbato, più venivo aggredito, nonostante fossero loro, le donne, ad immarmi con scuse davvero improbabili. Faticavo ad addolcirle. C’era una diffidenza di fondo: in alcuni casi era un atteggiamento di difesa per trascorsi deludenti o sofferenti, ma il più delle volte era un atteggiamento solo caratteriale. Donne di ultima generazione, spesso inacidite dalla vita, per nulla dolci, piuttosto dominanti. Se ero dolce, non stucchevole, mi liquidavano dopo un quarto d’ora di confidenza, se facevo lo stronzo, sicuro di me ma non volgare, erano totalmente disponibili a conoscermi. Su cinquanta donne che ho abbordato, sono riuscito a rapportarmi in modo piacevole e normale soltanto con una decina. Donne davvero splendide da conoscere queste ultime. Le altre, francamente, da dimenticare. Le peggiori erano le finte Sante e le Aggressive, pronte ad addolcirsi se aprivi il portafogli per fare shopping. Nel Metaverso si sono ricreati gli stessi meccanismi della vita reale, ma meno camuffati. Diverse caste e ceti di appartenenza. Pollai di diversa natura, culturale e non. Mi si perdoni il termine “pollaio” al quale mi onoro di appartenere, ma è per descrivere al meglio la situazione. Gli ambienti “pseudointellettuali” sono i più feroci. Tutto sembra in amicizia, ma è solo apparenza. In realtà le sgomitate e gli sgambetti sono all’ordine del giorno. E’ una lotta tra donne, senza esclusioni di colpi e se nel pollaio c’è il pollo (il termine gallo, mi suonava discriminante) che ha visibilità, ahimè, ci si scatena! Se invece hai veramente qualcosa da dire, ti isolano, fanno finta che non esisti, e sono davvero molto brave nel metterlo in pratica. Negli ambienti “nazional-popolari” il discorso è più scoperto. Mancando certe raffinatezze, certi meccanismi sono più sgamabili. Di solito le donne sono predominanti e gli uomini più “zerbini”. Nel mondo “radical-chic” molte donne cosiddette “impegnate” si fanno degli alter, per poter agire indisturbate e ingiudicate. Ne ho conosciute due che mi hanno confessato di avere un’immagine pubblica ed una privata… Non ho ancora compreso quale sia quella più vera…

Insomma, nell’unico posto dove potremmo essere libere, noi donne ci condanniamo ad una vita virtuale falsata, neppure qui facciamo quadrato né sposiamo cause comuni che ci renderebbero davvero più libere. Ci facciamo avatar perfetti, in primis la sottoscritta, perdendo la consapevolezza di essere diversamente belle e meravigliose, perché nonostante tutto, lo siamo a prescindere. Vorrei che certe dinamiche di vanità e vanagloria venissero una volta per tutte bruciate sul fuoco della verità, perché, alla fine dei giochi, non portano da nessuna parte. Vorrei meno finzioni, almeno tra noi donne, e maggiore collaborazione e complicità. Viceversa, ogni giorno si consuma una guerra tra donne, con propaggini persino sulle pagine di Facebook, dove tanti avatar hanno preso dimora. Su quelle pagine, che potrebbero rivelarsi utili per tanto altro, spesso si consumano ‘tragedie’ e si rompono amicizie. Bacheche piene di insulti, e accuse per rivalità, storie irrisolte e delusioni varie. Il tutto senza ritegno e sensibilità, senza rispetto verso gli altri e verso se stessi, senza nessuna forma di privacy.

Non siamo avatar, siamo esseri umani che si servono di un mezzo virtuale per comunicare, e non tollero che chicchessia si senta in diritto, a torto o a ragione, di sputtanare pubblicamente qualcuno.
Invito il mio genere di appartenenza ad abbandonare tutto ciò. E’ orribile leggere profili di noi donne colme di insulti, è orribile assistere a sceneggiate che si spostano in chat local o sulle pagine di facebook. Lasciamo a certi contenitori televisivi determinati atteggiamenti distruttivi.
Rivendico il diritto ad una vera sorellanza, termine abusato, ma mai veramente messo in pratica. Ci osserviamo diffidenti, pronte a colpirci, formiamo i nostri personali branchi di adoranti zerbine, pronte a prendere il posto delle dominanti di turno. Mors tua vita mea… Ma non funziona così in realtà… Si possono dire scomode verità, senza nascondersi, ma senza nemmeno esagerare… Il tutto dosato sulle basi di regole civili, valide nel reale come nel virtuale. Mi sembra d’obbligo aggiungere che noi donne siamo tanto altro in positivo, ma credo sia più giusto evidenziare ciò che si può migliorare di noi. Sarebbe più facile e meno rischioso raccontare di un “mondo femminile” perfetto: è giusto partire dagli errori per guardare avanti.

Il Metaverso può dare molto a noi donne, e le donne intelligenti ed operative possono dare molto al Metaverso… Ma di strada da fare ce n’è ancora tanta, facciamola insieme , senza sterili e inutili litigi, o vuote autocelebrazioni.

Gli strani amori di Second Life.

Aver deciso di parlare d’amore, di sesso e relativi affluenti, nel mondo del metaverso non è di sicuro cosa facile. E’ un argomento che scotta, soprattutto di questi tempi. Eppure rimane il motore di ricerca più cliccato e ambito dalla notte dei tempi. Nel reale come nel virtuale. Chi scrive, cioè la sottoscritta, premette sin dalle prime battute, che non è sua intenzione dare o emettere giudizi in merito. Mi limiterò a raccontare solo ciò che nei miei innumerevoli ‘viaggi’ e conoscenze ho fin qui osservato. E aggiungo inoltre che tutto ciò che avviene tra adulti consenzienti è regolato solo da una visione personale e soggettiva. De gustibus non disputandum est…

L’amore cerebrale è vissuto in SL con molta enfasi… Cerebrale perché l’odore, il tatto, componenti essenziali in un rapporto a due, sul metaverso latitano, per problemi oggettivi e fin qui impossibili da risolvere. La comunicazione scorre sui binari delle parole… ci si ama sul filo di pensieri.  Si crede veramente di amare qualcuno, anche se tante volte sono più proiezioni di desideri latenti, piuttosto che reali.

Nonostante abbia conosciuto amori quasi storici, è risaputo che tale sentimento non è destinato a durare nel tempo e credo che il ‘problema’ sia poi da ricercarsi nella mancanza di evoluzione del rapporto. Tra l’altro le tentazioni sono tantissime e la perdita di determinati tabù in SL è resa ancor più facile. L’anonimato permette di far cadere anche l’ultima delle maschere. Tant’è che ho scoperto una grossa componente bisessuale in molti avatar. Nel virtuale non trovi il marito in ciabatte davanti alla tv e nemmeno la moglie nel letto con i calzettoni e i bigodini in testa. Tutti, compreso la sottoscritta, curiamo secondo il proprio gusto il nostro pupazzetto, che col tempo finisce anche per somigliarci. Perché, al di là di tutto, non bisogna mai dimenticare che dietro allo schermo ci sono persone reali, che volenti o nolenti, trasmettono al proprio pupazzo parte di se. E siccome la bellezza abbonda, alla fine il gioco viene regolato dalla capacità di ognuno di incuriosire e intrigare. Il sesso viene vissuto, sia all’interno di coppie ‘di fatto’ o attraverso rapporti estemporanei, senza alcun coinvolgimento sentimentale o emozionale.

Alcune coppie si sposano, con tanto di ‘prete’ pagato per l’occasione,  ricevimento e viaggio di nozze… e alcune avaterine decidono persino di portare avanti gestazioni… Poi ovviamente si divorzia anche, con tanto di pagamento per rescidere il ‘contratto’. Ovviamente, per gli amanti del sesso, SL è il parco giochi perfetto… Palline di ogni forma e colore, con un semplice click regalano perfomance ai limiti dell’impossibile. Talami di ogni foggia, tappeti orientali con opzioni fantascientifiche, compreso il genio della lampada a rinforzo. Sedie, dondoli…di tutto e di più, peccato che  nessuno ti avvisi sul fatto che certe posizioni siano vivamente sconsigliate nel reale, a rischio di dover sputtanarsi a vita  all’arrivo del 118. Ma, scherzi a parte, la vita sessuale su SL è molto attiva, come qualsiasi altra cosa del resto… Ci sono bordelli artisticamente perfetti, molto belli, hotel per amanti in fuga o residenze personali arredate con ogni genere di confort. C’è persino una land per sesso libero, tra niubbi o skybox in cielo, lontani da occhi indiscreti. Ho visitato di recente una land di nome “Stepford”, dove si pratica il  Dolcett… si pratica cannibalismo a sfondo sessuale. Non mi dilungherò molto, se siete abbastanza curiosi visitatela… E, come dicono due persone a me care per opposti motivi, certe cose forse è meglio che trovino sfogo nella finzione piuttosto che nella realtà.

Credo sia alla fine più un bisogno di estremizzare, che reale interesse per la ‘materia’. E per fortuna il metaverso è molto, molto altro… Del resto è un mondo non molto dissimile da quello reale. Ogni giorno il sole nasce e ‘muore’, mentre nel mezzo non sempre la vita ci regala cose belle. Così è per SL, ci sono cose condivisibili, altre meno, e poche per nulla..

Ma è delegato sempre e solo a noi l’ultima parola. Su SL l’omosessualità, per esempio, è vissuta secondo me in maniera ottimale. Non ho riscontrato al momento nessun comportamento omofobo, e come accennavo all’inizio, molti liberano anche un’ omosessualità latente che spesso si cela persino a se stessi. Diversi i posti di ritrovo, tra l’altro curati nei minimi particolari. Alcuni locali non permettono l’ingresso agli eterosessuali, altri non si pongono il problema. Visito spesso Il “Solo Donna”, che in realtà poi accoglie tutti, purché si entri animati da un sano spirito goliardico. Non sono permesse volgarità gratuite o atteggiamenti troppo disinibiti. E’ uno splendido scenario, creato dalla bravissima builder Sniper Siemens, e gestito dalla frizzante Elettra Beardmore. Vi consiglio di visitarlo.

Un altro degli affluenti, di questo che in realtà è un lungo lunghissimo discorso (a puntate nel tempo), è il concetto di fedeltà su SL,  e diciamocela tutta… le più agguerrite spesso sono le avatarine. Del resto a tradire si è sempre in due. Su SL è tutto giocato sul tempo che è eternamente breve, insomma ‘L’amore è eterno finché dura’, come nella realtà, ci si nasconde da un compagno/a che stai tradendo o pensi di voler tradire. E siccome almeno tra italiani ci si finisce per conoscere tutti, due sono le soluzioni: confessare tutto, o farsi un “Alter”  come in realtà poi spesso avviene più frequentemente. Ci si cala così tanto nella parte, che le dinamiche di tradimento finiscono per essere le stesse della vita reale. Cioè mentire, ma persino evitare di far soffrire, perché certe cose accadono nostro malgrado, e basta.

Per molti uomini e donne , avere una seconda vita in SL, allontana la voglia di trasgressione e preserva la vita reale dai venti di guerra. Un autoconvincimento per sentirsi, credo, meno in colpa, o per un reale bisogno di sdoppiarsi per motivi contingenti personali e di tutto rispetto.

SL è spesso un’oasi, dove compensare anche mancanze… SL è anche un luogo dove, per qualcuno, l’ego diventa ancor più smisurato. Di certo cadono i freni inibitori, in tutti i loro aspetti, e si finisce per essere ancora più umani.

(To be continued)

(by Serena Domenici)