Sex addiction

by Serena Domenici

Ho letto di recente, su una nota rivista, un bell’articolo che parlava della cosiddetta “dipendenza da sesso”. L’articolo traeva spunto dalla recente uscita nelle sale cinematografiche del film: ‘SHAME’. Il protagonista del film è Sex Addicted. Totalmente ‘divorato’ da questa ossessione, si farà coinvolgere da ogni forma di perversione. Tutto questo non è solo fantasia o sceneggiatura da film, la dipendenza sessuale soprattutto oltre oceano è riconosciuta come una vera e propria malattia. Celebri i casi di personaggi famosi da Michael Douglas a Warren Betty e Joan Collins fino ai più recenti Tiger Woods e Arnold Schwarzenegger. Il sesso, da parte di queste soggetti, viene vissuto in forma ossessiva, compulsiva. Durante l’arco di una giornata chi è afflitto da questa patologia deve ‘consumare’ più rapporti sessuali o dedicarsi ripetutamente alla  masturbazione per placare il proprio irrefrenabile impulso.

Le cause possono essere tante, ma spesso sono di natura psicologica: frustrazione, stress, evasione da una realtà spesso insoddisfacente, ma in alcuni casi, quello che comincia come un gioco, si rivela col tempo una vera e propria dipendenza. Ora vi domanderete, cosa c’entri tutto questo con il Metaverso, vero? A parer mio, c’entra, e anche parecchio … Chi frequenta da tempo Second Life, avrà sicuramente notato che in materia di sesso c’è un proliferare continuo di lands a tema sessuale. C’è di tutto, e per tutti i gusti. Purtroppo nessuno da me interpellato ha accettato di rilasciare interviste. Non parlo e non scrivo in lingua inglese e non ho potuto intervistare avatar inglesi o americani, che spesso affollano queste lands. Ma ho potuto però seguire alcuni italiani. Bivaccano ogni volta che la loro RL glielo consente in posti dove consumare sesso random, con escort o partner disponibili, spesso affetti da analoga patologia, più volte al giorno, tutti i giorni. L’avatar è munito di organi genitali, molto simili alla realtà. Pussies e penis sono ricercati e nelle imitazioni più originali e simili al mondo  reale. Tra l’altro, alcuni negozi forniscono persino effetti speciali per rendere il rapporto sessuale virtuale più vario e realistico possibile.

Secondo l’articolo del giornale, su dieci persone affette da questa patologia, otto sono uomini. Frequentando il mondo virtuale credo che non sia così. Tralasciando le finte donne, io credo che siano molte le donne che non solo praticano il sesso virtuale, ma siano definibili sex addicted. Tra l’altro, per ovviare ormai al fatto che ci siano molte finte donne, spesso è richiesto l’uso del voice, per evitare sorprese (anche se recenti programmi  software permettono di falsificare al meglio  il proprio timbro vocale). In materia di sex addiction non vedo motivazioni diverse tra uomini/avatar e donne/avatar. Entrambi cercano paradisi  con date di scadenza. Cercano di colmare,  metaforicamente parlando, falle che generano altre falle, vuoti che generano altri vuoti, con soddisfazioni momentanee che li lasciano sempre più malati e insoddisfatti, trascurando e mettendo a rischio affetti, soldi e concentrazione sul lavoro. Ho parlato con due di loro: un uomo e una donna. Entrambi erano dominati da una smania, una voracità nervosa palpapile oltre lo schermo. Dei collezionisti di partner, escort e gigolò. Hanno partner ufficiali, e in più alter con i quali vanno in giro a procacciarsi sesso. Di volta in volta rivestono il ruolo di dominatori o sub, di masters/mistress  o slaves. Sanno tutto in materia sessuale, sono delle enciclopedie del sesso viventi. Mi hanno tra l’altro fornito nel corso del tempo di indirizzi dove il sesso viene vissuto in modo diciamo non “canonico” 🙂 ,che mai avrei pensato esistessero, in un crescendo di mordi e fuggi: sesso di coppia, sesso promiscuo, sesso a colori e in bianco e nero 🙂 Sedie, poltrone, letti, muri ai quali manca giusto, l’uso della parola. Ogni mezzo è buono per variare e consumare questo impulso irrefrenabile. Un po’ come iniziare un pacco di biscotti e non riuscire a fermarsi, se non dopo averne finito l’intera confezione (citazione). Una vera e propria bulimia sessuale. Le cause, come dicevo prima, sono molteplici. La ipersessualità è spesso paragonata al disturbo da dipendenze da droga o alcool. Una volta giunti ad un livello di saturazione elevata, la ricerca del piacere può portare i soggetti descritti alla ricerca di intrattenimenti  perversi, volgari e osceni.

 Il Metaverso tutto questo può offrirlo. Attraverso la masturbazione compulsiva, Second Life rappresenta, per chi la frequenta ed è affetto da questa patalogia, la mecca del piacere estremo. Non ci sono ovviamente controindicazioni, il tutto viene vissuto con partner consenzienti. La violenza fisica non esiste su Second Life, diversamente da quella psicologica che trova terreno fertile ovunque. Ma questo è un altro discorso. I danni avvengono al di là dello schermo, cioè nel mondo reale. I malati in questione sono spesso persone depresse, ossessive, ansiose, aggressive, con scarsa capacità di concentrazione e perdita  di senso tangibile della realtà. Forse il Metaverso riesce, in qualche modo, a frenare danni più irreparabili e a fungere da valvola di sfogo. Ma il problema resta, e per quanto un mondo virtuale possa funzionare come catalizzatore o effetto placebo, bisogna curarsi, affidarsi a medici capaci di far convergere questi impulsi verso altre direzioni. Fare finta che certe cose non esistano o peggio far finta di essere ‘normali’ non porta lontano. Tutto ciò che ci divora e consuma non è mai sano.

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  1. paradise
    9 marzo 2012 alle 02:27

  2. Eva
    24 gennaio 2012 alle 14:39

    E’ mia opinione che il metaverso, tutto nel suo insieme, si tratta di un manufatto d’arte moderna. Per il suo essere popolare, per via della sua grafica, per le citazioni che vi sono riportate (sotto forma di figure, umane e architettoniche), per via del suo essere inquietante esattamente come lo è l’arte moderna.

    L’arte, nella sua accezione moderna, ha una funzione di indagine del mondo che sconfina indefinitamente oltre il tracciato di ciò che può essere scientificamente provato e scritto nei regolamenti. La discussione che si genera in questa sperimentazione è attorno i temi che il vivere attuale ha e continua a produrre: inquietudine.

    Gli schemi da rompere sono narrazioni opportune a rendere riconoscibili le nostre dinamiche sociali e lavorative, tutte attorno a un unico obiettivo, il business che più o meno segretamente onoriamo come culto. La forma comunicativa è soprattutto visiva ed ha prodotto l’attuale connotazione sessuale decisamente mercificata che ruota attorno alla raffigurazione del corpo femminile. In tuto questo vi sono disagi che sfogano in addictions. Compulsioni attorno a un modello competitivo e consumistico all’estremo, secondo il vangelo caro ai transnazionali padroni del vapore.

    La pornografia che deriva da tutto ciò è una cappa opprimente che può essere oggetto di indagine artistica. In tutto ciò, qualcosa può anche sfuggire al controllo. Se questo avviene, ciò è assolutamente umano, com’è umano il priapismo dei personaggi all’apice della scala sociale. Dimostra solo l’alienazione che comporta cavalcare quella tigre che sono le nostre motivazioni. E’ un urlo di dolore che non sappiamo riconoscere perché interpretiamo la realtà con i risolini suggeriti dagli schemi cari al ricambio del potere che si cura della conservazione di tutto ciò.

    Ma il potere riscrive sempre il passato mentre il futuro è indagato di chi il potere non lo ha. Pertanto, chi non ha il potere è più facile incontrarlo nel web che, per -banale- esempio, in televisione. Per cui, l’Edward Munch del presente è più probabile sia nei mondi virtuali. Il che non vuol dire che non esiste, come invece implicitamente affermano alcuni che esprimono il proprio scetticismo. Liberissimi di farlo ma ritengo sia un atteggiamento utile a nascondere che a loro, il potere, qualunque sia, sta bene. Ignorano che il potere deve essere messo in discussione, sempre. Se no, diventa tirannia.

    Un ultima nota: i quadri più significativi di Munch ritraggono donne.

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