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Giovanna Cerise intervista Merlino Mayo

Grande interesse ha suscitato nel mondo artistico e non di SL l’ultima istallazione “Naturae” di Merlino Mayo (http://slurl.com/secondlife/MiC/204/155/40). Il lavoro, curato da Mexi Lane (Marina Bellini), è inserito nel progetto Imagin@rium, una rassegna di opere  individuali grazie al quale gli artisti di Second Life saranno portati al MACRO di Roma, mediante video delle installazioni proiettati su uno schermo.Piuttosto che parlare dell’opera,invitando, però,  chi non l’avesse ancora fatto di non perdersi l’occasione di andare a vederla, ho preferito fare qualche domanda all’artista.

Naturae è l’ultima tua creazione. Può essere considerata un punto d’arrivo della tua produzione artistica? E capovolgendo la prospettiva, puoi immaginarla come un punto di partenza? 
Ritengo Naturae una delle mie creazioni artistiche più importanti, un lavoro impegnativo e complesso che chiude e apre una nuova fase del mio percorso artistico, e che mi ha regalato grandi soddisfazioni, tra cui un numero di visitatori notevole nelle prime settimane, centinaia di visite inaspettate al giorno. Inoltre la sorpresa di una selezione redazionale della Linden Lab nella vetrina del sito ufficiale di Second Life.
Tenevo molto a questo mio ultimo progetto artistico e in questo caso sono stato onorato dell’invito ad esporre al MiC, l’isola dei Musei di Roma Capitale che in Second Life, attraverso la direzione artistica di Mexi Lane (Marina Bellini), rappresenta un luogo espositivo di mostre e installazioni di artisti, le cui opere vengono presentate agli utenti della rete attraverso foto e rielaborazioni video. Una cosa che non capita tutti i giorni, tra l’altro con uno scenario magnificamente realizzato dal team del MiC.

 In questo momento oltre alla grandiosa istallazione al MIC, sei presente attualmente con altre opere molto interessanti, dislocate in varie land, penso per esempio alla “Silvery factory” al PAD (http://slurl.com/secondlife/Solaris Island/33/159/285) o a “Brera Academy and Metro of Milan”  (http://slurl.com/secondlife/Imparafacile/134/106/1160) o alla tua opera a Carp Diabolus (http://slurl.com/secondlife/Benvolio/124/128/1001) e Art Kahos al Pirats (progetto non ancora terminato), solo per citarne alcune.  L’interattività, naturalmente ottenuta in modi e con scopi diversi, è senz’altro una delle caratteristiche che le accomuna. Che ruolo ha essa  nella tua produzione e cerchi sempre nuovi modi per permettere al pubblico di interagire con la tua opera? E’ qualcosa di voluto o di casuale?

Ognuno dei miei lavori mi ha regalato esperienza, soddisfazioni e nuovi contatti. Vorrei ricordare l’ultimo lavoro al Carp con alcuni dei più noti artisti di SL, all’interno di un progetto dedicato alla storia dell’Arte Cybernetica. Abbiamo creato delle installazioni all’interno della ricostruzione di un progetto sognato e mai realizzato in vita da Nicolas Schöffer, il primo artista e padre della Cyber Art nella storia del ‘900, con l’inserimento del progetto nella manifestazione patrocinata da Yoko Ono “Imagine Festival”. Poi un altro progetto presentato lo scorso dicembre alla fiera “Più Libri Più Liberi” in onda su Rai.tv, è stato con l’Accademia di Brera, ATM trasporti Milano e altri enti. La realizzazione di postazioni video interattive e sperimentali nella Metropolitana di Milano, con cui i viaggiatori potessero interagire con i lavori degli studenti accademici anche negli gli spazi virtuali di Second Life da me progettati. Un intensa attività con il gruppo Pirats, che spesso cerca di coniugare i propri eventi con quelli Real Life, come il Carnevale di Nizza con Patrick Moya e molti altri artisti.   Poi la partecipazione all’evento pilota “Through the Virtual Looking Glass” con vari gruppi di SL e gallerie in real sparse in tutto il mondo, ecc.. Citazioni esemplificative di una realtà di ricerca e sperimentazione che in Italia andrebbe aiutata e incrementata, non dimenticata e ignorata come spesso accade nel nostro Paese che, ricordiamolo, ha un’economia in trasformazione che negli anni sta progressivamente passando dalla produzione di cose alla produzione di idee. L’arte in questa prospettiva, dovrebbe avere un ruolo primario nelle politiche di sviluppo e investimento per il futuro, e per farlo bisogna anche sapersi mettere in gioco, aggiornarsi, credere nelle nuove idee e nei nuovi strumenti che dobbiamo solo imparare ad usare e riconoscere. Bryn Oh, una grande artista digitale, che ha recentemente ricevuto un premio di riconoscimento dal Governo Canadese, descrive un interessante parallelismo tra nascita e sviluppo della Fotografia e l’Arte digitale dei mondi virtuali. Ora nella mia arte, l’interattività è solo uno degli aspetti principali che m’interessa esplorare. Di solito me ne servo per studiare il principio di casualità naturale, quindi cerco di aumentare le variabili per incrementare l’imprevedibilità di un risultato scultoreo finale. Uscire, in definitiva, dal confine serrato e definito da una barriera netta e asettica per ritrovare manualità e calore umano nelle piccole imperfezioni.  L’interazione mi permette di coinvolgere il visitatore e di renderlo partecipe anche dell’aspetto creativo dell’opera stessa.
Spesso nei miei lavori esiste un’apparente simmetria che analizzata con più attenzione tale non è, perché creo volutamente oggetti che mantengono memoria dell’imperfezione umana. Le linee squadrate, nette, decise, la scomposizione della struttura in linee essenziali, diventano una griglia che scompone una immagine sfocata, sono la rappresentazione simbolica di un mondo perfetto illusorio, verso cui l’umanità tende con la tecnologia e la conoscenza. Quindi nei miei uomini vedo anche la metafora di una generazione idealmente rivestita da un materiale immaginario, uno scudo artificiale come fosse una materia plastica, un filtro che s’interpone tra la percezione di se stessi, del mondo circostante e dei propri simili.


Nella nascita e realizzazione di  un tuo progetto, in quale modo il desiderio di comunicare il messaggio che hai in mente e la sua realizzazione visiva  e artistica riescono a trovare un equilibrio? Ci riesci sempre?

Trovare un equilibrio tra idea e realizzazione pratica è difficile. La mia più grande preoccupazione sta proprio nell’ideazione di un messaggio che abbia una sua forza intrinseca, una base forte, una coerenza costante in tutte le sue parti. Il modo in cui questo contenuto possa essere realizzato è relativamente più semplice, nel momento in cui so già quali sono i miei strumenti di partenza, il mio alfabeto espressivo, le mie procedure operative definite dall’esperienza e la conoscenza approfondita del medium tecnologico. L’equilibrio va cercato anche tenendo conto di fattori pratici, come la comprensione da parte di un visitatore inesperto di un percorso esplorativo e quindi lettura dell’opera stessa. Ritengo sia importante riuscire a far arrivare un  messaggio chiaro a tutti, non solo ad una elite selezionata e preparata. Poi c’è sempre tempo per articolare diversi livelli di lettura, e profondità. E’ prima necessario disegnare un recinto per poi poterlo oltrepassare ed evolversi.

Quattro anni su SL. Quando sei entrato avevi già in mente di cimentarti in questo genere di creazione artistica? E in che modo esso può o deve essere collegato con la tua RL?

 Da subito sono rimasto incantato e quasi ipnotizzato dall’intuizione di un enorme potenziale creativo dello strumento virtuale. L’idea di avere degli spazi condivisi in tempo reale con tutto il mondo, passeggiare su un prato vettoriale, su cui poter creare una libreria rossa, vedersi passare davanti un giapponese a commentare insieme ad un australiano la forma o il colore di questo oggetto, è come ritrovarsi all’improvviso in un immenso sogno creativo condiviso, mutevole nel tempo ma anche oggettivo, in quanto continua a vivere e trasformarsi sempre senza sosta. Molti non comprendono che un mondo condiviso, costantemente creato e modificato dai suoi residenti, è un meccanismo estremamente potente, complesso e sofisticato un sistema di comunicazione orizzontale e non più verticale come nei vecchi media: radio, televisione, cinema, un mezzo che non ha nulla a che vedere con un social network bidimensionale piatto e semplificato come FaceBook o Twitter. Oppure con i videogiochi che sono caratterizzati da ambienti anzi creati e già stabiliti dai produttori a tavolino, infine niente in comune con i programmi di grafica professionali 3d che sono strumenti potentissimi, ma in mondi chiusi e blindati.
Lo  sviluppo futuro della realtà virtuale sarà sempre più connesso alla vita reale, con la “realtà aumentata”. Esistono dei nessi tra le due realtà, che mi permettono di dare un senso a questo percorso, ed é importante dare una tangibilità reale al mondo delle idee, non solo condividendole ma anche cercando una memoria oggettiva, un segno permanente di un percorso evolutivo personale.

Quali sono le opportunità che secondo te SL dà a chi vuole creare. E quali, invece, i limiti?

 Second Life è un mezzo non un fine. Dopo il boom del 2007, c’è stata una crisi e una fuga di professionisti, di imprese e di attenzione mediatica. Ma è una fase di crisi estremamente interessante e ricca di opportunità per diversi motivi. In primo luogo è avvenuto un processo di distillazione delle prime generazioni di utenti esperti, che contrariamente a tutti gli articoli di previsioni catastrofiche, sono rimasti estremamente attivi, aiutando a consolidare una realtà fatta di sperimentazione, di progetti, gruppi di lavoro e molto altro.
La comunità degli artisti è stata il vero zoccolo duro che ha resistito alla crisi, che nonostante lo scarso aiuto delle politiche gestionali ha aiutato a mantenere un’immagine di alto profilo e grande visibilità e interesse per i neofiti e i media. Consiglio tutti i creativi, gli studenti universitari, i ricercatori di entrare a dare un’occhiata di persona e di esplorare gli eventi più o meno importanti, organizzati da singoli artisti, da università, o gruppi molto attivi di galleristi-artisti, di chiedere e parlare prima di farsi un idea preconcetta. E’ un mondo che si muove, dove è impossibile seguire tutto o vedere tutto ed è anche difficile imparare ad osservarlo ed esplorarlo seriamente; comprendere i meccanismi e gli attori che ne fanno parte, senza fermarsi a qualche giorno di prova. Molti articoli usciti negli ultimi anni sono stati scritti spesso da giornalisti distratti che conoscevano poco queste realtà o, peggio solo per sentito dire.
Esiste quindi la possibilità d’incontrare e frequentare delle menti brillanti, parlo di professionisti, ricercatori e artisti, spesso coraggiosi intellettuali capaci di dare impulso vitale alla crescita di una complessa e articolata comunità virtuale, molto attiva.

Merlino Mayo e Xaan Allen. Vantaggi e limiti di avere due avatar chiaramente riconducibili allo stesso artista.

Creare un secondo avatar è stata una scelta sperimentale, sia esplorativa che di necessità quasi ovvia.  Inizialmente mi resi conto che le mie creazioni potevano andare perse. All’epoca il mio mondo era la sandbox pubblica e non facevo che sperimentare, creare e imparare a scolpire; meccanismi, script rudimentali, ecc. a cui tenevo moltissimo, perchè erano ore ed ore di apprendimento e ispirazione. L’inventario era il mio diario personale, la mia vera identità che, a quanto si sentiva dire, correva sempre il rischio di andare persa per i più svariati motivi tecnici. Da qui la necessità di creare un backup, e quindi l’idea di creare un altro avatar, con una nuova identità non corrispondente a quella reale, nè con la mia identità sessuale. Per me Xaan Allen era un esperimento, era la mia Valentina Rosselli (G. Crepax), la mia icona e musa ispiratrice femminile, che nasceva come modello di creta per imparare a plasmare, disegnare e non per interpretare un ruolo. C’è chi vede nell’avatar una perfetta immagine di se stesso, chi vuole interpretare dei ruoli in modo teatrale e chi ci vede un semplice strumento estetico creativo, così come si crea un dipinto, un disegno o una foto di ciò che sta al di fuori di te. Inoltre ho trovato interessante cercare un’azione provocatoria sul tema dell’identità, per risvegliare le coscienze ad un uso più consapevole dello strumento avatar e per non cadere nella trappola dell’immedesimazione. La differenza tra i comuni doppi avatar, e il mio modello d’uso, sta proprio nel fatto che ho deciso non solo di palesare le due identità unendole e dichiarandole pubblicamente sul mio blog ufficiale o nei rispettivi profili, ma anche coniando un termine nuovo “Avatar Simbionte”. Ho quindi utilizzato Xaan come aiuto costante per Merlino e viceversa.

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