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Il business in Second Life (land management).

L’economia reale o virtuale che sia, non riesce ad ingranare, ma probabilmente siamo al punto di risalita della famosa curva del ciclo di Hype, quella che rappresenta il cammino evolutivo di una nuova innovazione tecnologica. Nella famosa curva, utilizzata anche dalla Gartner Group nelle sue analisi sui Mondi Virtuali, il momento del boom, per una nuova tecnologia, è seguito da un rapido declino dell’attenzione, fino a toccare il punto più basso, per poi risalire gradualmente per prendere il posto che compete, alla innovazione in questione, nelle applicazioni quotidiane utilizzate dalla gran massa degli utenti.

Perché credo che siamo al punto di risalita? Primo, perché la crisi internazionale ha da qualche mese invertito, seppur molto gradualmente, la rotta, e si ricominciano quindi a vedere segnali positivi per i nuovi investimenti; secondo, perché, cessata la novità, l’analisi sui Mondi Virtuali comincia ad essere più obiettiva, ad attirare energie nuove ed interessi reali; terzo, perchè nel periodo della crisi, gli abitanti dei mondi virtuali hanno continuato a sviluppare le loro esperienze, sono cresciuti, ed hanno imparato a sfruttare le possibilità offerte dai Mondi Virtuali. Siamo ancora in periodo di vacche magre, ma la caduta si è arrestata. Se guardiamo ai risultati economici del terzo quarter del 2010, gli ultimi ad essere pubblicati, vediamo che, anche se ancora non si vede una ripresa  dell’incremento di utenti e del numero di ore trascorse in world, l’ammontare del volume della massa circolante (in L$) è in leggera ripresa.

E’ il momento quindi di rivedere, all’uscita dal tunnel della crisi, il panorama delle iniziative economiche che vengono sviluppate in Second Life per discuterne l’adeguatezza e prepararsi all’introduzione di modelli di business più evoluti.

L’economia del mondo virtuale ha vissuto, in questi tempi di crisi, all’ombra dei miti dei tempi d’oro: l’ascesa di imprenditori pronti a sfruttare il periodo di boom, la creazione da zero di nuove attività commerciali, artistiche e professionali. Si narrano con nostalgia le avventure della mitica Anshe Chung, arricchitasi di dollari veri in pochissimo tempo (la prima milionaria di Second Life), grazie alla compravendita di terre virtuali, Si ricordano le geniali invenzioni di oggetti come Excite, con la conseguente fortuna economica per l’inventore, ecc.

Guardando all’intero arco delle possibilità di business, possiamo suddividere le iniziative economiche in diverse tipologie:

–  compravendita e gestione di land

–   attività di progettazione e realizzazione di oggetti architettonici

– commercializzazione di opere artistiche o manufatti commerciali

– attività professionali di vario genere: dal building, ai servizi alle land, alle prestazioni di ogni tipo

– progettazione ed erogazione di sessioni di education: dal building all’insegnamento delle lingue, dai corsi per modelle all’utilizzo di prodotti software.

Vogliamo cominciare ad esaminare le diverse tipologie per cercare di individuare i “modelli” economici oggi ritenuti sostenibili in Second Life. Cominciamo quindi dalla logistica, le attività commerciali legate alla compravendita e alla gestione delle land.

Gestire delle sim è attualmente un’attività che richiede grande impegno, capacità di relazioni, e un guadagno veramente basso, almeno fino ai livelli di espansione limitati da attività di singoli o piccoli gruppi di soci. Partiamo dal caso elementare: acquistare una sim, costruirci negozi e abitazioni da fittare e un minimo di spazi comuni (piazza, ballroom, coffee shop o village). Evidentemente con una sim sola, se si vuole ottenere l’equilibrio costi/ricavi (break-even), occorre ridurre molto gli spazi comuni, e quindi i servizi, e alzare parecchio i prezzi degli affitti. Pochissime land possono permetterselo. Ne risulta che il modello elementare, con una sola sim, non può reggere, nemmeno per raggiungere il break-even. Occorre quindi, per raggiungere almeno questo minimo obiettivo, aumentare il numero delle sim su cui si svolgono le attività di gestione, ottimizzando quindi gli spazi comuni, rendendoli vivibili, e aumentando il numero di abitazioni e negozi da affittare. Ovviamente si possono disporre anche abitazioni a diversi livelli nel cielo, come skybox, facendo sempre attenzione al numero di prims. Ne risulta che occorrono da 4 ad 8 sims per raggiungere il break-even, con un certo equilibrio di costi e ricavi, senza ovviamente andare fuori mercato coi prezzi degli affitti, e avendo un livello accettabile di servizi comuni, sufficienti a creare una comunità stabile e fidelizzata.

Riteniamo che questo sia il nucleo minimo per rendere sostenibile tale tipo di attività imprenditoriale. Tuttavia, non si può certo parlare di guadagni elevati e spesso, il lavoro che ci si impiega nella gestione, non è coperto dai limitatissimi utili raggiunti. Chi volesse acquistare il proprio pezzo di terra, di qualunque dimensione sia, da 1/128 di Region (512 mq) a una full Region (65.536 mq), faccia riferimento al sito ufficiale di SL

La considerazione che ci viene di fare è che questo tipo di attività comincia ad essere redditizia solo sui grossi numeri. Ma qui non sono più i singoli, che possono gestire tale genere di attività, ma gruppi di soci o Aziende. Su questo modello è andata anche sviluppandosi l’offerta Enterprise della Linden Lab, che prevede la possibilità di acquisto di grosse quantità di sim e, per chi le rivende, di rilasciare gli stessi livelli di ownership dei primer customer che hanno acquistato dalla Linden Lab. Negli ultimi tempi una certa inflazione nella disponibilità di land è stata provocata da una attività del tutto peculiare: il recupero di land abbandonate dai delusi di SL che, con un minimo di recupero e ristrutturazione, possono essere rivendute con un margine minimo.

L’attività imprenditoriale in questo settore dell’economia di SL assume diverse varianti, dalla semplice compravendita, che di questi tempi, e visti i margini ridotti, ha poco ritorno, alla rivendita di land attrezzate, con building e abitazioni di una certa tipologia già incluse: castelli, centri congressi, negozi, ecc.

Io credo che tutta l’economia di SL sarebbe positivamente influenzata da una politica di marketing più oculata da parte della Linden Lab. Purtroppo sembra che i manager dell’azienda proprietaria di SL non abbiano la minima idea di cosa voglia dire Marketing e servizi commerciali agli utenti (sarebbero Clienti, se solo capissero le potenzialità di business). Addirittura stanno sfavorendo l’acquisto di nuove sim, anche con l’abolizione delle rates ridotte per le attività di tipo educational, a partire da questa estate. Solo i vecchi proprietari possono mantenere le fee per un massimo di due anni, ma pagando anticipatamente. Un sistema miope per far cassa, a danno dell’immagine e di nuove iniziative, allontanando da SL utenti importantissimi come Enti, Università, formatori.

Invece, il primo passo per far ripartire l’economia, come in RL, sarebbe quello di incrementare la politica del “mattone”, vendere cioè terra e favorire la costruzione di nuove land, con conseguente rilancio di nuove attività di intrattenimento e del commercio.

Ma se la Linden Lab si occupasse di Marketing, non sarebbe più la Linden Lab. Anche le attese per le iniziative del nuovo CEO, purtroppo si stanno rivelando vane, vista l’inconsistenza delle prime uscite pubbliche di Rod Humble.

Direi quindi, in conclusione, che tale tipo di attività imprenditoriale è di tipo “labor & capital intensive” e consente margini molto risicati. Quelli che svolgono questa attività, di questi tempi, lo fanno più per passione che per guadagno, a parte ovviamente le grandi realtà imprenditoriali che lavorano sui grossi numeri, ma anch’esse a tempo perso. La gestione di un gruppo di sim non può quindi che essere un passo intermedio verso la creazione di un modello di business più articolato. Ma di questo, parleremo in un’altra occasione.

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  1. MuccaMu
    4 marzo 2011 alle 19:27

    Ringrazio anch’io per l’articolo, e visto che mi trovo, ne approfitto:
    suggerimenti da dare su land da affittare? :oP

  2. 14 febbraio 2011 alle 01:44

    Grazie per l’articolo, molto utile per chi come me non riesce a raccogliere le informazioni alla fonte. Aspetto di leggere del modello di business piu’ articolato.

  1. 5 novembre 2011 alle 18:22

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