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Il PAD, un esempio divertente di come si possa fare arte e cultura in Sl

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E’ ormai più di un mese che su Sl è stata inaugurata presso la land Solaris Island, il PAD, un museo virtuale dedicato alla Pop Art americana ed europea. E  ho deciso di iniziare la mia collaborazione con Virtual  World Magazine, parlando proprio di questo evento, nonostante sia stato già argomento di molti articoli, sia perché può essere considerato uno dei più significativi tra quelli che si sono svolti negli ultimi periodi su Sl,  sia perché è un ottima occasione per mettere in risalto la validità delle manifestazioni artistiche che si svolgono in questo mondo virtuale.
Sono  convinta  inoltre anche che di arte non se ne parla mai abbastanza, sia in Sl che in Rl , e che coloro che la amano abbiano un po’ la missione di cercare di avvicinare  il maggior numero possibile di persone alla sua scoperta.
Uno dei  mezzi migliori per riuscirci è certamente  quello di coinvolgerle in maniera attiva e anche divertente, sfatando il mito dell’arte lontana dalla vita di tutti i giorni, di qualcosa che è destinata a pochi “eletti”, essendo incomprensibile e distante dal linguaggio comune.
Il progetto realizzato in effetti può essere considerato proprio un  esempio efficace per far conoscere questo movimento artistico attraverso il coinvolgimento attivo.
La scelta della Pop Art, infatti, ben si innesta nel tentativo di far comprendere come l’arte può essere espressione della quotidianità, sia per le forme e i modi in cui si  sviluppa , sia perché essa è vissuta in un periodo relativamente vicino a noi.
Mi limiterò, quindi, a descrivere molto sommariamente le caratteristiche del PAD, invitando i lettori a “teletrasportarsi” alla mostra (http://slurl.com/secondlife/Solaris%20Island/46/167/486); cercherò, invece, di evidenziare alcuni degli aspetti stimolanti del progetto.
Il visitatore partendo dall’ultimo piano dell’edificio si cala in un percorso che si snoda lungo vari ambienti che ospitano un incredibile numero di riproduzioni di opere rappresentative della Pop art, oltre  alla ricostruzione della “moon landing” e della  Silver Factory,  di Andy Warhol.


Il numero degli artisti e delle opere è veramente impressionante e certamente una sola visita non basta, ma può essere considerata solo l’inizio di una lunga e affascinante scoperta che si moltiplica in una varietà di percorsi creativi, interattivi e stimolanti che ti inchiodano anche per molto tempo in ogni ambiente.
I realizzatori in maniera discreta riescono a suggerire le possibili interazioni e immersioni con le opere proposte ed è quasi impossibile riuscire a resistere alla tentazione di non cliccare sulle pose inserite nella loro riproduzione 3D.
Certamente per Sl questo non è una novità. Riproduzione di opere con cui lo spettatore può interagire sono presenti un po’dappertutto ma certamente quello realizzato nel PAD è impressionante sia per il lavoro di ricostruzione quasi certosina, durata tra l’altro circa otto mesi, sia per la mole delle opere proposte.
Non si può fare a meno a questo punto di sottolineare il grande lavoro di team e le grandi capacità tecniche e artistiche che stanno dietro all’attuazione del progetto e citare naturalmente i realizzatori: Eros Boa, Matteus Taurog, Zorro Hirvi e Merlino Mayo.
All’ingresso di ogni piano vengono riportate delle frasi e come mi spiega Zorro, che ho incontrato durante una delle mie visite al PAD, esse sono collegate al “taglio” che Matteus ha voluto dare all’esposizione. Ogni piano ha una frase che è significativa rispetto a quello che ci si troverà dentro. Quella del primo piano ad esempio è un po’ messa lì per dimostrare quanto sia datata. Hegel credeva che già al suo tempo l’arte fosse finita, fosse al capolinea.  Qui si dimostra l’opposto, e non fosse altro per la ricchezza di creatività che i maestri della Pop hanno sfoderato. Si ecco. Quella è una frase messa lì per sbertucciarla… Uno scherzo. Come quello di Bondi”, riferendosi in questo caso al manifesto che campeggia su una parete in cui c’è la foto del Ministro, e la dicitura:”  Progetto realizzato senza il patrocinio del Ministero per i Beni  e le Attività Culturali”.
Continuando la chiacchierata con Zorro, non posso fare a meno di notare come oltre alla divulgazione vera e propria, mi sembra che la mostra cosi com’è stata concepita e realizzata si presti ad un uso didattico, fortemente coinvolgente per qualsiasi tipo di pubblico, pertanto non posso fare a meno di chiedergli quali siano stati i riscontri avuti.
“Notevoli. E’ già stata al museo una scolaresca USA ed abbiamo avuto richieste per altre due italiane. E bene. Sai il museo è un po’ solo un supporto,  per le “visite guidate” che Matt tiene regolarmente, che in pratica sono lezioni sulla Pop Art. E sono preziose: con tutto questo parlar d’arte in SL insomma, non viene la curiosità di approfondire un po’ le nostre conoscenze su questi “padri” che facevano arte coi fumetti? Con le lattine vuote? Con le televisioni? Poi magari escogiteremo anche altre formule, diverse dalla lezione canonica, magari più interattive. Anche spaziando dalla Pop a temi più generali dell’arte e dell’immaginario. Vedremo. L’idea è quella di far diventare il PAD un luogo dove la gente possa intrattenersi piacevolmente e discutere di arte musica filosofia letteratura e altre beate amenità. E che ci stiamo a fare qui in SL sennò? A cosa serve la rete, spiegami? A mettere assieme gente con interessi comuni o no? A condividere passioni o no?”
Dalle parole emerge senz’altro un grande entusiasmo, oltre alla grande passione per l’arte e alla voglia di lavorare insieme per un progetto comune.
A questo punto, sperando di aver incuriosito qualcuno, non posso far altro che invitare i lettori a visitare il PAD, tenendo presente che sono riprese le visite guidate e che la prossima ci sarà lunedì 17/01/2011, con le sale dedicate a Andy Warhol.
Matteus Taurog, inoltre, mi ha anticipato che inizieranno a breve  una serie di eventi  e la prima artista ad essere ospitata sarà Rose Borchovski.

 

di Giovanna Cerise

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