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Corrispondenza da Roma: la torre di Asian – di Azzurra Collas

Photo by Asian Lednev

La torre si stagliava come se fosse stata lì da sempre nell’impegnativo panorama romano. Impegnativo per una torre che arrivava dritta dritta da Second Life, attraverso percorsi imprevisti, ma prevedibili, in fondo. Il costruttore della torre, Asian (Asian Lednev aka Fabio Fornasari), e lei, l’ideatrice del romanzo, Azzurra (Azzurra Collas aka Lorenza Colicigno) si erano conosciuti nella grigia, anzi cupa, atmosfera di Post Utopia. L’ebrezza del volo lento e leggero dall’alto della torre, quasi abbandonati nel suo ventre, senza ansia, senza accelerazioni, il suo colore incolore, il suo spessore immateriale avevano generato la parola: lattigine. Parola generatrice, lattigine.

Photo by Susy Dacosta

Da essa si era generato un fiume di immagini, di parole, di storie. Second Life aveva accolto nel suo racconto il racconto di un gruppo di scrittori che ruotavano intorno ad un corso di scrittura creativa, il gruppo, intanto, raccontava Second Life, aggregando avatar e persone, MacEwan (William Nessuno aka Giuseppe Iannicelli), curatore insieme ad Azzurra Collas del romanzo, Susy Decosta, AtmaXenia Ghia, Sunrise Jefferson aka Albamarina Cervino, Margye Ryba aka Carmen Auletta, Piega Tuqiri aka  Piero Gatti, Aldous Writer aka Aldous Reader, sperimentava, intanto, i vuoti e i pieni delle lands, gli spigoli di paesaggio, di cielo, di città, di case, di negozi, saggiava la potenza e l’impotenza della sensorialità, della presenza, della precarietà.

Photo by Asian Lednev

Gli scrittori creativi-collettivi immersi nel loro mondo al confine tra reale e virtuale, viaggiatori per scelta, o forse per necessità, con il loro arrampicarsi per i versanti impervi dell’immaginazione, andavano a caccia di parole, per dire della torre quello che il suo profilo evocava, pur sempre ricondotti, per un imperativo radicato chissà dove, nel giorno stabilito in quel punto di Second Life che era forse più dentro la loro mente che nei prims della land. Un giorno la torre si scoprì, per geniale sintesi di Asian, rivestita di parole in filamenti avvolgenti, così si compì il suo destino di spazio abitato dal racconto abitato da lei.

Photo by Asian Lednev

Dal luogo in cui per la prima volta aveva scalato il cielo di Post Utopia, per la legge perenne del respingimento, migrò, un giorno, portandosi dietro i suoi narratori, sempre alla ricerca di nuove patrie, di nuove emozioni. La torre migrante non avrebbe più avuto un solo spazio, ma molte lands, molte storie in un intreccio fecondo tra spazi e parole. Un giorno il volo oltre Second Life divenne più naturale che necessario. Fu così che Bologna, Firenze, Roma conobbero il profilo della torre, e lasciarono che il paesaggio si rimodellasse in un nuovo skyline, ridefinendo e ridefinendosi in una prospettiva imprevista. Il viaggio della torre di Asian, iniziato sugli attracchi ferrosi di Post Utopia, ha toccato attracchi di ning in ning, di blog in blog, di rivista in rivista… La torre di Asian oggi parla ed è parlata. Racconta ed è raccontata. Scrive ed è scritta.

La torre, infine, proseguendo la sua avventura nel mondo reale, a Roma ha scandito il suo final countdown. Sarà un gioco, sarà un romanzo. Sarà, potrà essere, un luogo privilegiato della memoria del tempo e dello spazio contemporaneo.

by Azzurra Collas

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  1. Philosofia
    4 luglio 2010 alle 19:19

    questo post è un racconto toccante, che restituisce la partecipazione sentita e appassionata calata nella creatività.

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