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Un’esperienza gruppale: “Perché mi loggo?”

Riceviamo e pubblichiamo da Lukia Halderman.

Nella land del gruppo “ I Ragazzi della Fenice”, attivo in SL da due anni, si sta svolgendo, grazie al contributo fondamentale dello psicanalista Mind Clarity (aka Marco Longo), un’esperienza  gruppale di notevole interesse  in cui si dibattono, e sempre con contributi ricchi e stimolanti,  temi relativi al nostro stare qui in sl. Il ciclo dal significativo titolo “Perché ti logghi?” è giunto al settimo incontro, il cui argomento (sfruttamento dell’altro), è scaturito, come sempre, dalle sollecitazioni e dagli spunti emersi nel corso dell’incontro precedente. Nel primo incontro ci si espresse alquanto genericamente sulle motivazioni che stanno alla base del nostro “loggarci”. Emersero infatti dagli interventi le varie opportunità che SL offre sul piano conoscitivo (viaggi scoperte, apprendimenti, conoscenze che non si possono fare in RL, esperienze immersive nelle cose e negli ambienti, confronto e scambio con culture altre, corsi di vario tipo), espressivo, artistico, professionale (sviluppo di nuove tecniche artistiche, progetti artistici, organizzazione di mostre, eventi, concerti, musica, canto, contatti con una folla di creativi in SL), comunicativo ed affettivo (conoscere l’anima, l’essenza delle persone che hanno affinità con noi, approcci intensi senza sovrastrutture, condivisione di pensieri profondi). Ma nel corso dei successivi incontri, si è andato via via sviluppando, guidati da Mind, un sempre maggiore approfondimento della riflessione su ambiti più definiti e specifici. Numerosi gli argomenti finora affrontati, che spaziano dalla libertà in sl, alla manipolazione dell’altro, dalla costruzione dell’identità  all’assenza di fisicità, dalle paure e impedimenti al dare-avere, dall’amore al linguaggio del corpo avataresco, dall’utilizzo di sl come strumento per esprimere la creatività all’uso del mezzo per conoscere (se stessi/gli altri). Argomenti tutti strettamente intrecciati in cui Mind ha messo ordine portandoci ad acquisire consapevolezze nuove. Sicuramente in tutto il metaverso di SL è un gran chiacchierare di questi  argomenti, ma lo si fa  in maniera spontaneistica, disorganizzata e forse “inutile”,  dal momento che manca in questo caso chi, ponendosi con professionalità al centro dei vari punti di vista,  riesca a far luce su aspetti del nostro essere qui che sono sconosciuti anche a noi stessi.

Non poteva non essere affrontato, preliminarmente, il tema relativo all’approccio con SL, indagato l’atteggiamento che si ha nei confronti di questa piattaforma virtuale: è un gioco, un’occasione ludica o altro? Per alcuni SL è occasione di divertimento: se ne fa un utilizzo ludico, sfruttandone le innumerevoli opportunità, ma evitando ogni tipo di coinvolgimento di natura affettivo-emozionale. Per molti altri, invece, l’avatar è una protesi digitale più della mente che del corpo: attraverso l’avatar veicolano il loro essere reale per quanto il mezzo consente. C’è da dire tuttavia che questa intenzione viene spesso, e inconsapevolmente, contraddetta da quella componente esibizionistica, da quegli aspetti teatrali della mente (tutto il nostro modo di vivere è drammatizzazione, abbiamo bisogno di maschere) che portano al travestimento e alla costruzione di “personaggi”. In questo loro approccio al metaverso, trovano a volte la possibilità di combattere e superare anche paure e impedimenti: la paura di non essere accettati è quella più diffusa.  SL può aiutare a superarla se si incontrano persone con cui scambiare emozioni, affetto. Superare le paure accompagnato da chi ti capisce, relazionarsi con persone che hanno la nostra stessa sensibilità.

E siamo dunque arrivati all’universo della relazione, al rapporto con l’altro, in SL.  Sul tema della relazione con l’altro (in primis quella amorosa) il dibattito s’è fatto, come c’era da aspettarsi, intrigante e partecipato, sia per le sue implicazioni psicologiche, che per quelle emozionali, morali. Gli interventi hanno funzionato come tasselli di un puzzle che si è ricostruito con una certa precisione:  nella relazione con l’altro qui opera la suggestione della mente, che ricostruisce le parti mancanti mettendo in gioco sensi nascosti. Le suggestioni che così si producono sono dunque forme di allucinazioni (non patologiche sia chiaro), simili a quelle che insorgono leggendo un libro, seguendo un film, sognando; dunque processi della psiche che appartengono alla creatività che sovrappone alla realtà una nuova dimensione. Sl favorisce al massimo grado  la riscoperta di emozioni sepolte: tutto è predisposto per l’innamoramento: luoghi, apertura dei sensi non condizionati dai ruoli sociali, anonimato, tutte premesse perfette per innamorarsi. Ma come nasce una relazione in SL? Come in RL: comunicando. Un approccio anzitutto diretto ( SL brucia uno step fondamentale, lo step dell’aspetto fisico che in molti di noi può dare un freno  nell’approccio con gli altri) attraverso un linguaggio verbale confidenziale al massimo improponibile in un primo incontro tra due persone in RL.

E la comunicazione scatta immediata. Anche il corpo dell’avatar ha qui, come in real lo ha il corpo fisico, ha un suo linguaggio. Linguaggio affidato anzitutto all’aspetto dell’avatar, alla sua gestualità, ai suoi movimenti. Animazioni, gestures, pose-ball, tutto un armamentario a disposizione di un avatar il più delle volte bello, esageratamente bello, invitante, aggressivo, che si muove nello spazio del Metaverso con sicurezza, senza imbarazzi di sorta, a volte persino con sfacciataggine e impudicizia. Insomma, attualizzazione virtuale di potenzialità bloccate da impedimenti di varia natura (limiti caratteriali, condizionamenti psicologici, impedimenti oggettivi, restrizioni sociali ecc) e non necessariamente mistificazione. Si evidenzia una forte volontà di affermare la propria fedeltà, anche in SL, alla identità RL (anche solo potenziale o non attualizzata appieno in RL) con le sue molteplici variazioni umorali. Da alcuni questo è avvertito come limitazione (stessi condizionamenti di RL) per altri come possibilità di espansione della propria identità sia in verticale (esprimersi su piani più riposti e profondi, sperimentarsi, azzardare ecc)  che in orizzontale (ampliamento di relazioni, incontri con persone che probabilmente non si incontrerebbero e frequenterebbero in RL, possibilità di “espandersi  territorialmente”).  Rari i casi in cui l’identità si frantuma col ricorso ad altri avatar, che se ci sono, o hanno  solo una funzione strumentale (per sperimentare creativamente, per conservare oggetti) o vengono usati per ritagliarsi spazi di solitudine e di libertà, funzionando in pratica da riparo dagli assalti dei conoscenti e amici.

Quanto alla costruzione fisica dell’avatar ovviamente si divaricano le posizioni tra chi ha scrupolosamente cercato di assomigliare il suo aspetto avataresco a quello reale e chi altrettanto scrupolosamente migliora l’aspetto dell’avatar, per renderlo più accattivante, ma forse anzitutto più piacevole ai propri occhi, o anche per “giocare con ironia”.

Molto interessante il dibattito incentrato sull’assenza del corpo reale, sul limite posto da SL alla percezione fisica, una vera e propria barriera ai sensi che restano esclusi dall’esperienza relazionale; questo ovviamente toglie la  possibilità di unire corpo e mente nell’esperienza relazionale, di trasmettere al corpo le emozioni che si provano con la mente e con il cuore. Le posizioni non sono univoche e si può tentare di sintetizzarle in due posizioni. Per alcuni non è possibile parlare di esperienze amorose, qui in SL. La distinzione tra mente e corpo non si può travalicare. L’amore in SL si vive con la mente, il corpo reale rimane in secondo piano: se c’è un coinvolgimento mentale totale, quello fisico è per alcuni addirittura pari a zero. Per altri esiste un corpo virtuale e una percezione “altra” , capace di suscitare fortissime emozioni che si trasferiscono anche al corpo reale. Resta in ogni caso, il problema di riprogrammare il nostro modo di vivere la fisicità, di codificare e decodificare diversamente le sensazioni del corpo reale di fronte a una realtà altra, appunto virtuale, illusoria il cui statuto è appunto quello della non fisicità.

Ma c’è un palleggio tra identità SL e identità RL? Insomma il nostro vivere in SL ha ricadute in RL? C’è un’interazione tra SL e RL? Per quelli che approcciano sl come un prolungamento della realtà e non come un semplice gioco si registrano, a livello di identità,  interferenze SL-RL abbastanza significative . Essere residenti nel metaverso comporta infatti ricadute di non poco conto sulla vita reale, ricadute in certi casi positive, che arricchiscono la stessa vita, quasi un valore aggiunto, in altri negative, in quanto sottrazione di tempo e opportunità alla vita reale. Le ricadute negative si concretizzano in un  diffuso senso di colpa per vivere una sorta di dipendenza da SL (anche chi parla di droga buona, comunque la definisce droga, in questo mostrando il desiderio di apparecchiarsi unicamente un alibi tranquillizzante).  In effetti SL ci coinvolge molto e tutto ciò che ci coinvolge è attraente ed è difficile quindi  tirarsi fuori dalla dipendenza. Situazioni immersive come SL a un certo punto possono diventare importanti e bisognerebbe non assorbire un’esperienza  solo perché piace ma imparare a interagire, essere consapevoli del tipo di esperienza che si fa, del suo senso e valore. Ma SL ha ricadute anche positive,  quali una maggiore apertura all’esterno,  un’inedita opportunità di sperimentarsi, una maggiore conoscenza di aspetti del sé,  la possibilità di dar luogo a esperienze creative o professionali maturate in questo metaverso e poi portate in real o importate dall’esterno in SL  in un gratificante e produttivo rimbalzo tra SL e RL. Dunque SL, questo social network così  particolare per la sua immersività, che si  accorda con la nostra mente (che è virtuale e ha rappresentazioni virtuali della realtà) dà molto, se ci coinvolge tanto.

Ma in essa diamo anche: si apre insomma lo scambio, il dare-avere, in una sorta di partita doppia,  simile a quella che caratterizza tutta l’esperienza umana. Anche questo tema è dibattuto  e in molti si riscontra la tendenza a manifestare, nel corso del loro intervento, quasi ad affermare fortemente se stessi, quello che qui ritengono di dare: rispetto, considerazione, ascolto, insegnamenti morali, dritte su comportamenti e scelte di vita.

Si profila un’immagine di SL come quella di uno spazio libero, aperto, un mondo del possibile in cui muoversi senza condizionamenti castranti. Ma è poi così? Ci si sente davvero liberi in SL? Indubbiamente si sentono liberi  coloro che, approfittando di essere nascosti dietro un nik, non si sentono sottoposti al giudizio delle proprie azioni o a limitazioni, coloro che percepiscono un ambiente in cui poter esprimere con libertà le proprie qualità più che in RL, coloro che avvertono di poter condividere ciò che preferiscono con gli altri (anche la parte razionale),  coloro che si rendono conto, attraverso la rete di relazioni e l’ascolto degli altri, di conoscere meglio se stessi e di essere accettati, coloro che non avvertono differenza tra il loro essere in Real e il loro essere in SL. Ma esistono anche minacce alla libertà; ad esempio fa esperienza di una sorta di libertà condizionata chi sente l’imposizione di certi ruoli da parte del gruppo (pena l’esclusione), di cui non può tradire le aspettative,  chi per la sua attività pubblica si sente sotto giudizio dei fruitori. E non solo.

La libertà può essere attaccata e compromessa da altri meccanismi psicologici che qui, come in RL, possono essere agiti a danno dell’altro: manipolazione e sfruttamento, altri temi oggetto di dibattito. Quanto alla manipolazione, ovvero ai comportamenti che assumiamo all’interno delle relazioni al fine di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno, come c’era da aspettarsi, ognuno ha raccontato di esperienze, di operazioni manipolative agite da altri nei suoi confronti e in nessun caso, se non molto tangenzialmente, sono state riferite azioni comunicative volte ad ottenere risultati idonei ad appagare i propri  bisogni. Solo qualcuno ha riferito di aver manipolato un altro, ma solo in quanto ruolava in un GDR, dove la manipolazione, come tanti altri meccanismi volti a far soccombere l’altro, fa parte delle regole del gioco. E’ emerso, dal racconto di qualcuno un dato interessante, un comportamento non tanto  inusuale in SL, un comportamento su cui ciascuno è bene rifletta: in condizioni di fragilità, di debolezza la manipolazione risultata tanto più facile per chi l’agisce quanto più pericolosa per chi la subisce.

Siamo infine arrivati a trattare l’ultimo tema strettamente connesso a quello della manipolazione dell’altro: lo sfruttamento. Il dibattito è solo all’inizio e vede spalancarsi dinanzi a noi un universo buio, dominato da perversioni, fuorvianze, un universo sconosciuto ai più, in cui sarebbe tanto giusto, quanto raccapricciante imbattersi… staremo a vedere cosa ne verrà fuori…

Concludendo, sia pure provvisoriamente, perché ancora c’è molto da dibattere e discutere, ci si logga in SL con il bisogno di incontrare gli altri (funzionano molto riunioni e manifestazioni artistiche, letture, serate in discoteche, eventi di moda, giochi di ruolo, ecc.). Le persone non cercano più queste occasioni in RL e le trovano più facilmente e comodamente nel digitale. L’atteggiamento corretto dovrebbe essere quello di riportare queste esperienze in RL per non restare solo in una  illusoria dimensione di condivisione vera o presunta, ma per organizzare, partecipare anche fuori, portando fuori lo spirito ritrovato qui e perso magari solo per pigrizia nel reale.

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