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La nuova Regina del fashion in Second Life: Natzuka Miliandrovic

by AquilaDellaNotte Kondor

Natzuka Miliandrovic New Baroque

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Ricorderete di certo l’intervista che abbiamo fatto a inizio anno, alla nuova Miss Virtual World 2013, Starline Igeria (http://virtualworldsmagazine.wordpress.com/2013/01/03/miss-virtual-world-2013-starline-igeria/), ebbene, a quanto sembra, Starline ha dovuto abdicare al titolo per impegni in Real Life. Al suo posto, secondo il regolamento dell’organizzazione, è stata quindi eletta la seconda classificata. E, udite udite, ancora una volta, la terza in cinque anni (dopo Mimmi Boa e Anna Sapphire), è un’italiana: Natzuka Miliandrovic. Abbiamo chiesto a Natzuka, appena eletta, di concedere un’intervista, com’è ormai costume per le nuove Miss VW, al nostro Magazine.

AquilaDellaNotte Kondor: Natsuka, innanzitutto grazie per aver accettato questa intervista

Natzuka Miliandrovic: grazie a te per averla chiesta :)

AquilaDellaNotte Kondor: è un vero piacere conoscerti, visto che non avevo mai avuto l’occasione, prima

Natzuka Miliandrovic: è un piacere conoscerti anche per me :)

AquilaDellaNotte Kondor: tu sei abbastanza giovane di Second Life, solo due anni, come sei diventata una modella? Da subito?

Natzuka Miliandrovic: io ho rezzato a fine agosto 2010, e dopo un primo momento, in cui mi sono orientata nell’ environment di Second Life, ho iniziato a esplorare, per vedere cosa offriva un Virtual World. E’ capitato, per caso, che assistessi ad un fashion show, in settembre, me lo ricordo come se fosse successo ieri …

AquilaDellaNotte Kondor: sei rimasta folgorata …

Natzuka Miliandrovic: ho visto le modelle, la passerella, e ho realizzato che Second Life può essere interpretato come piattaforma creativa. Per cui, come per ogni cosa che mi piace, mi sono messa a cercare, e a chiedere, all’inizio usando Google, poi anche inworld

AquilaDellaNotte Kondor: ma come mai ti ha attirato proprio il mondo della moda? Potevi fare l’artista, la builder…

Natzuka Miliandrovic: in realtà il fashion racchiude in se molto, delle diverse forme artistiche presenti in Second Life

AquilaDellaNotte Kondor: è vero, ma richiede anche moltissima fatica, a quanto ho avuto modo di apprendere, per aver intervistato molte delle protagoniste di questo mondo

Natzuka Miliandrovic: si, credo che sia anche questo uno degli aspetti che mi ha attratto. Pur rimanendo nella dimensione del gioco, richiede disciplina e attenzione

AquilaDellaNotte Kondor: molte sono le ragazze che sono affascinate da questo mondo. Tu come hai cominciato?

Natzuka Miliandrovic: io ho iniziato nel modo più semplice e diretto. Sono partita dal search di Second Life, ho trovato i gruppi che si occupavano di questo, e ho iniziato a seguirli. Poi, quando ho avuto la sensazione di avere le idee un po’ più chiare, mi sono iscritta ad una scuola. E da lì la mia avventura è iniziata …

AquilaDellaNotte Kondor: è stata rapida, per arrivare a essere Miss VW in due anni. Come hai fatto, volendolo spiegare alle persone che ti seguono?

Natzuka Miliandrovic: lavorando tanto, senza mai dar retta a chi mi diceva di smettere!

AquilaDellaNotte Kondor: sei quindi una persona caparbia :)

Natzuka Miliandrovic: immagino di si. Sono stata educata a sviluppare un pensiero critico, e a conoscere i miei limiti, prima di fissarli. Così come sono in RL, sono anche qui :)

AquilaDellaNotte Kondor: ti aspettavi di arrivare ai massimi livelli, quando hai cominciato, o è stato un caso?

Natzuka Miliandrovic: in realtà, ho sempre lavorato tanto, con l’obiettivo di essere contenta di me stessa. Ho avuto la fortuna di partecipare a challenge impegnativi, durante questi due anni, e ho sempre seguito un obiettivo alla volta. In Second Life, come in RL, ci si rende conto quando non si sta dando il meglio, e ho sempre cercato di non deludere me stessa, e le persone che durante tutto il percorso mi hanno supportato

AquilaDellaNotte Kondor: è questo il primo anno che hai partecipato a MVW? Che idea ti sei fatta di questa complessa organizzazione?

Natzuka Miliandrovic: la Miss Virtual World Organization è una realtà molto interessante in Second Life, offre un sacco di spunti creativi, ed è una piattaforma davvero creata per supportare il mondo della moda in Second Life. Le persone che ci lavorano si spendono senza sosta per le concorrenti, per creare un’atmosfera che renda godibile il concorso, e ne condividono il knowledge. E la chiave di tutto è “aiutarsi”

AquilaDellaNotte Kondor: è effettivamente uno dei progetti meglio gestiti in Second Life, per questo ha sempre destato il nostro interesse. Quali sono i tuoi programmi ora? Immagino che avrai una serie di impegni già schedulati

Natzuka Miliandrovic: nell’ultimo anno ho preso diversi impegni con alcune realtà in crescita in Second Life, lavorando come fotografa e come editor per Maniera Magazine. Da gennaio aiuto nella gestione della Miss Virtual World Modeling Academy. Partendo dalla base, la mia intenzione è di continuare a sostenere i progetti e i lavori per cui mi sono impegnata prima dell’arrivo del titolo. E ora, con il titolo, sto cercando di organizzare un progetto a favore della comunità di Second Life

AquilaDellaNotte Kondor: puoi dirci qualcosa di più, o è ancora riservato?

Natzuka Miliandrovic: al momento sono in una fase di “work in progress”, ma non appena definiremo la mission, sarò felice di parlarvene

AquilaDellaNotte Kondor: ci conto, ovviamente

Natzuka Miliandrovic: :) si

AquilaDellaNotte Kondor: sei la terza italiana, in cinque anni di vita di MVW, ad ottenere il titolo. Pensi che la scuola italiana abbia delle caratteristiche peculiari?

Natzuka Miliandrovic: io credo che sia la cultura italiana, a rappresentare qualcosa di diverso. Spesso mi capita di soffermarmi a pensare quanto, a livello locale, perdiamo il focus di quello che è il contributo che, invece, all’estero, sono tutti ben felici di valorizzare

Natzuka Miliandrovic: la cultura italiana ha radici profonde nell’arte, e la moda non prescinde da questo. E il nostro quotidiano ne è altrettanto influenzato. Ne consegue, naturalmente, che anche Second Life, come manifestazione del nostro quotidiano, riflette queste nostre caratteristiche

AquilaDellaNotte Kondor: è un bel giudizio sulla nostra italianità

AquilaDellaNotte Kondor: Natzuka, puoi dirci dove vivi, o preferisci non dirlo?

Natzuka Miliandrovic: non è un segreto :) io sono del nord est

AquilaDellaNotte Kondor: e sei un’artista o qualcosa del genere in RL?

Natzuka Miliandrovic: si :)

AquilaDellaNotte Kondor: la tua sensibilità su questi temi era evidente infatti….

AquilaDellaNotte Kondor: Natzuka, ti faccio i migliori auguri per la tua carriera, e per i tuoi progetti in Second Life. Ti ringrazio ancora per la disponibilità

Natzuka Miliandrovic: grazie a te, a presto

La chiamano Pantera: Momi Hallison

MOMI HALLISON FOTO 2 MOD

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by Francesca Caeran

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In tutto il mondo l’Italia è conosciuta anche per i suoi grandi artisti. Lo è nella RL e, ovviamente, essendo Second Life lo specchio virtuale del nostro mondo reale, lo è pure in questo Metaverso. Ed è con piacere che vi presento, anche questo mese, un’altra artista nostrana: la stupenda Momi Hallison!  Lo sapete oramai che mi piace dirvi tutto, e raccontarvi come le idee arrivano nel mio cervellino (hehehhe si, lo vedo che state sorridendo!), fa parte delle cose a cui tengo. Dopo l’articolo pubblicato su Jade Ovis, mi sono arrivati tanti bei complimenti … grazie a tutti muah! (uno in particolare mi ha fatto tanto, tanto piacere: quello di Serena Domenici, di cui sono una  grandissima fan, da quando ho letto un suo articolo, anni fa. Io la reputo una grande scrittrice, nulla a che vedere con la reporter Caeran, lol, ecco perchè mi ha lusingata la cosa :) In mezzo a tutti questi bei complimenti, mi arriva un IM da una grande Signora, che fa parte dello staff di Momi, cioè Miss Lucy May, che mi suggerisce di scrivere su Momi. Grazie Lucy, hai ragione infatti, Momi si merita un articolo, è brava, simpatica, e canta sempre live. Accidenti! Perché mai non l’ho fatto prima?  Perché tutto arriva con il suo tempo, hehhheh. Su, basta chiacchiere … presentiamo Momi.

Gran bella donna (in RL dico!) con origini sarde, ha passato la maggior parte della sua vita a Roma, e oggi vive ad Ancona. Solare, simpatica da morire, dev’essere un piacere averla come amica o collega.  In RL, Momi lavora in uno studio professionale di ingegneria, dove si occupa di risparmio energetico e fonti rinnovabili.  È entrata in Second Life nel 2009, e, siccome cantava in RL da una vita, era logico che desiderasse esercitare questo mestiere pure nel nostro Secondo Mondo.  Un giorno incontrò Lara Grace, che cercava cantanti per mettere su la sua Rho Cassiopeiae, ed è cosi che iniziò la carriera di Momi, come Live Singer in Second Life.  Il suo genere musicale è camaleontico (parola che non faceva parte del mio vocabolario fino alla sua intervista, lol, infatti ringrazio gli artisti per ampliare il mio vocabolario italiano lol), passa dal blues al jazz, per proseguire con la pop music italiana, e anche internazionale.  Una parola mi viene subito in mente, quando penso a Momi Hallison: esplosiva! LOL si, una donna con una energia incredibile, ed una generosità, nel trasmetterla, che in pochi hanno.  Momi è meglio del Prozac (noto antidepressivo LOL), mette una carica da 100.000 volt, infatti attento, rischi l’elettroscossa ai suoi concerti … Ok, ok, esagerataaaa  Francescaaaaa, ma l’energia che trasmette, credetemi amici, è enorme.

Lei definisce la sua voce “graffiante”, ma una cosa è certa, si riconosce uno stile fatto principalmente di  rhythm ‘n’ blues, e infatti non sono stata  sorpresa di scoprire che Momi, per tanti anni, ha fatto parte di un coro polifonico come solista, che l’ha portata a cantare persino davanti a Papa Giovanni.  Hum… vedo i sorrisi sulle labbra… si, si, li  vedo! Okey, vi spiego cos’è il rhythm ‘n’ blues: genere musicale che associa il gospel, il blues ed il jazz. :P   Momi canta da più di 25 anni, per 5 anni ha studiato canto moderno, e dice che la musica è tutta la sua vita.  Con il passare del tempo è cresciuta musicalmente, e cosi ha saputo anche adattare il suo repertorio. Conosce le lingue straniere, canta in inglese, spagnolo un pò francese e portoricano, e, ovviamente, italiano. Momi, come la maggior parte dei artisti di Second Life, canta anche in RL, fa piano bar e animazione, karaoke, ma anche serate  pre disco. Sono davvero pochi, in Second Life, a non conoscere la nostra Momi, ma se non l’hai mai sentita cantare, allora corri ad un suo concerto, e  vai a prenderti una carica di energia con la Miss Dinamite e i suoi 100.000 volt. Parola di Francesca Caeran.

Ascolta Momi Hallison qui : http://www.youtube.com/user/MomiHallison

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Gioco e lavoro: la nuova linfa di Second Life

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Questo mese si è festeggiato, nella Second Life italiana, il quinto anno di “Arte Libera”, uno dei gruppi artistici più attivi nel campo dell’arte virtuale. Devo dire che, a mio parere, Arte Libera è tra i gruppi che più si sono distinti, in questi anni, per il livello qualitativo delle sue manifestazioni, ha dato spazio e visibilità a soggetti artistici eccellenti, e riconosciuti a livello internazionale. Ha così contribuito a mettere in evidenza il fatto che i confini dell’arte possono essere allargati anche dentro Second Life.

Simba Shumann, e i suoi compagni di viaggio, hanno fatto un grande “lavoro” in Second Life, ma, proprio per questo, la stessa Simba ha tenuto a precisare sul blog di Arte Libera (http://artelibera.net/2013/04/15/5-anni-di-arte-libera/), quanto segue: “Arte Libera non è un lavoro, non ho mai voluto che lo diventasse, e non lo è stato per le persone che mi hanno affiancato in questi anni. Arte Libera è il nostro tempo libero, il nostro miglior tempo libero, quello da dedicare alle cose che ci fanno stare bene e che ci regalano soddisfazioni pure”. Una frase che fa onore all’impegno di queste persone, e mette in evidenza un aspetto fondamentale dell’approccio della maggioranza dei residenti in Second Life: perfino i più impegnati, quelli che ottengono i migliori risultati in termini progettuali, professionali o artistici, tengono a sottolineare che per loro si tratta un gioco, non di un lavoro.

Parallelamente, nelle scorse settimane, ho preso l’iniziativa di sfruttare le mie competenze professionali, una volta tanto, per disegnare un possibile percorso evolutivo, per la costruzione di un progetto di lungo respiro, che potesse consentire una riorganizzazione, e un notevole ampliamento, delle attività nella Second Life italiana. La mia proposta, il mio progetto, che ho cercato di illustrare nelle sue grandi linee e nelle sue componenti essenziali, era diretto, come base di partenza, a uno dei gruppi di lavoro più attivi nella Second Life italiana, a cui ho appartenuto, per più di un anno. Devo dire che ho trovato molto interesse per l’iniziativa, ma nessuno disposto a impegnarsi per portarla avanti. Non certo per per cattiva volontà, o per motivi di bassa lega personalistici, ma sempre per il fatto che Second Life non è vista come un lavoro, ma come uno “svago”, un puro divertimento. Mi aspettavo ampiamente questa reazione, ma la mia provocazione era rivolta a saggiare il livello di possibile coinvolgimento degli attuali “attivisti” della Second Life italiana, verso un percorso di evoluzione, in tempi brevi, del modello organizzativo su cui si base oggi questa piattaforma.

Questi due esempi mi hanno portato ad alcune conclusioni. I casi che ho citato sono quelli di due gruppi che spendono senz’altro molto del loro tempo libero in iniziative concrete in Second Life, composti di persone di grandi capacità e spirito di iniziativa, eppure, entrambi, rifiutano il concetto di “lavoro” in Second Life. C’è senz’altro molto di freudiano in questo, a mio parere. Il lavoro è visto come un qualcosa di impegnativo e di invasivo del proprio tempo libero, eppure entrambi i gruppi non hanno fatto altro che lavorare in Second Life, alternando, certo, questo “lavoro” con le legittime attività di svago e di divertimento, ma hanno speso tempo ed energie per realizzare numerosi progetti, per quanto instabili. C’è qualcosa di profondamente legittimo in questa voglia di difendere i propri spazi di libertà, il proprio approccio basato sul gioco, in questo spazio libero da interferenze e da impegni della vita di tutti i giorni. Legittimo ma, a mio parere, assolutamente non corrispondente alla realtà.

Non c’è alcuna distinzione tra il livello del gioco e il livello del lavoro, in situazioni come queste. Anzi, quando il lavoro diventa gioco, e come tale viene vissuto, con tutte le gratificazioni che porta, e con l’orgoglio per quanto si riesce a realizzare, allora si è raggiunto uno degli obiettivi fondamentali del lavoro, che dovremo sempre di più considerare in futuro: non lavoriamo solo per vivere, per portare a casa “la pagnotta”, ma anche per soddisfare la nostra voglia di cultura, la nostra immaginazione, la nostra voglia di crescere. E la nostra gratificazione.

Invito quelli di voi che non l’abbiano fatto a rivedere il filmato che avevo allegato ad un mio recenbte articolo. Il filmato mostra l’orgoglio, e la passione, di un vecchio ottantenne e di un nativo digitale diciottenne per il lavoro che hanno scelto, e per la soddisfazione che provano nel farlo bene (http://virtualworldsmagazine.wordpress.com/2013/04/01/lessenza-del-lavoro-nel-mondo-virtuale/). Due mondi a confronto ma con gli stessi valori.

Uno dei punti principali, della mia proposta progettuale, era quello di creare un punto di accoglienza e di help per i nuovi ingressi in Second Life, per favorire il graduale ricambio e l’allargamento della base di utenza, attraverso una mirata campagna di proselitismo. E’ senz’altro questo il punto fondamentale per consentire una ripartenza nell’utilizzo delle piattaforme virtuali. La popolazione attuale dei residenti è il risultato di una selezione della specie, di quanti entrarono in Second Life nel momento dell’hype e ne uscirono gradualmente, delusi dalla mancata realizzazione dei loro sogni di business, o di facili guadagni. Occorre quindi riportare ad un giusto mix di componenti la popolazione che frequenta il Metaverso, poiché il momento della ripartenza si avvicina a grandi passi. Non è il business che guiderà l’evoluzione del Metaverso, ma le interazioni sociali.

Voglio solo darvi una piccola prospettiva di quanto sta succedendo, due flash su quello che sta cambiando nella società italiana, e che tutti voi avete vissuto in questi giorni. Questo per trarre insegnamento dalle modalità con cui l’utilizzo della rete sta trasformando, in modo rapido e irreversibile, la vita di tutti i giorni.

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Nel nuovo parlamento italiano sono entrati moltissimi giovani, molti provenienti dal “MoVimento 5 Stelle”, e altri, moltissimi altri, dal Partito Democratico. Ciò è avvenuto attraverso un esperimento di primarie, che ha portato in parlamento gente votata dal territorio, ma che non esprime alcun vincolo di appartenenza, o di identità, con l’organizzazione e l’istituzione di cui adesso fanno parte.

Ebbene, questa massa di giovani digitali si è rivelata assolutamente incontrollabile per le strutture tradizionali di partito, tanto da affossare, per ben due volte, una candidatura alla presidenza della Repubblica Italiana. Questi giovani deputati e senatori “digitali” sono stati condizionati non dalla dirigenza del partito, ma dai tweet e dalle interazioni in rete dei propri sostenitori, e dalle pressioni e dai messaggi provenienti dal loro network. Alcuni tweet sono diventati virali e in pochi minuti hanno invaso il paese. Gli hashtag “#NonFatelo”, “#NonViVotiamoPiu” e “#occupyPd”, hanno avuto un effetto dirompente, e assolutamente imprevisto, su quanto succedeva in Parlamento.

La rete ha già invaso la politica e le istituzioni, e le soluzioni organizzative che si dovranno trovare saranno del tutto diverse dalle forme partito tradizionali. Dalla rete ai Mondi Virtuali, il passo è breve. Tutti sapete che uno dei modelli organizzativi, utilizzati dal “MoVimento 5 Stelle” sul territorio, è quello dei MeetUp (http://it.wikipedia.org/wiki/Meetup). Ebbene, esiste un MeetUp di residenti in Second Life (http://www.meetup.com/MoVimento-5-Stelle-SECOND-LIFE), che è una semplice avanguardia di quanto potrà svilupparsi, e il “MoVimento 5 Stelle” ha appena festeggiato la ristrutturazione della propria land in Second Life, arrivando, all’appuntamento col Metaverso, con un certo ritardo, dopo le invasioni degli anni scorsi dei vecchi politici che conosciamo.

Per adesso il Metaverso è ancora una frontiera, come la California a metà dell’ottocento, prima della corsa all’oro, quando i suoi spazi sterminati erano popolati solo dai pionieri. Come sappiamo, oggi la California, presa da sola, è il settimo paese industrializzato del mondo, il cui PIL supera quello dell’Italia e si avvicina a quello della Francia. E come allora la California, i Mondi Virtuali sono oggi ancora popolati da pionieri, ma il futuro, in cui grandi masse utilizzeranno questa nuova dimensione, è ormai già iniziato, sull’onda delle trasformazioni sociali e dei veloci progressi tecnologici. Dobbiamo solo stare attenti a non vedere solo i vagoni di coda del treno della storia, mentre ci supera a grande velocità. Alziamo lo sguardo e prepariamoci a correre per raggiungerlo.

La giostra degli Avatar: gli alter

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Chi di voi, nella Second Life nostrana, non abbia creato almeno un altro avatar, scagli la prima pietra. State pur certi che di pietre non ne arriverebbe neanche una… La quasi totalità delle persone che frequentano Second Life ha almeno un altro Avatar, quando non  due, o tre, o cinque, o dodici! Ho raramente incontrato qualcuno che affermasse di avere quell’unica identità, e, quelle poche volte, non gli ho creduto. Non scandalizziamoci, tanto lo sappiamo, evitiamo di fare i falsi “perbenisti” come direbbe qualcuno. Il punto è un altro. Dando per scontato questo comportamento insito nell’ambiente, chiediamoci per un attimo il motivo di questa abitudine, e soppesiamone, a grandi linee, gli effetti e le conseguenze, nella vita vissuta nel Metaverso. Vi chiedo poi, nei prossimi giorni, di aiutarmi in questa analisi, con i vostri commenti e le vostre testimonianze dirette.

Il presupposto è che, in un Mondo Virtuale, il gioco al travestimento è insito nell’ambiente. Il trasformarsi in un qualcosa di “diverso” da se è una caratteristica costante, che attira, esattamente per questo, la grande maggioranza dei residenti. Ognuno interpreta nel Metaverso un personaggio, si costruisce una “storia”, interpreta un ruolo. Sono un’assoluta minoranza quelli che interpretano se stessi, per motivi di lavoro, di studio, o di ricerca. E anche costoro, potreste scommetterci, hanno degli alter ego per poter essere liberi di girare il Metaverso in tutta libertà. Detto questo, e dato per scontato il fenomeno, la questione si sposta inevitabilmente sulla qualità dei rapporti virtuali. Sappiamo tutto delle relazioni che si creano in Second Life, dei grandi amori che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, o di poche settimane. Sappiamo anche delle gelosie, dei tradimenti, delle menzogne e delle speculazioni, che vede molti individui utilizzare i rapporti nel Metaverso come un gioco, un passatempo. Quello di cui ancora ci meravigliamo è, invece, la sorpresa di quelli che mostrano stupore per tutto questo, che attaccano e si indignano pubblicamente per questa pratica, per questi tradimenti spiccioli, che animano e alimentano le loro stesse vite virtuali.

Non potendo credere, per davvero, a tale reazione di sdegno, dobbiamo ritenere che anche lo scandalo, la critica, l’indignazione, facciano parte di questo gioco delle parti. E dobbiamo anche dare per scontato che quelli che si indignano per questo, siano a loro volta protagonisti di analoghe storie di ambiguità e di tradimenti. Non c’è nulla di certo nel Metaverso, fino a quando, dietro ad un Avatar, potrà esserci chiunque: uomo, donna o macchina che sia.

Esisterebbe, in teoria, un unico antidoto per tale probema: la certificazione delle identità dell’Avatar. Tale certificazione, richiesta dalla Linden Lab al momento dell’iscrizione e dell’inserimento delle credenziali di pagamento, non è, a quanto possiamo constatare, né sicura, né tantomeno pubblica. Ma anche se fosse possibile procedere alla creazione di una vera e propria “anagrafe” dell’Avatar, questo renderebbe molto meno attrattivo ed affascinante questo Mondo. Il massimo che si potrebbe ottenere, sarebbe quello di avere una classe di Avatar “certificati”, con tanto di bollino di garanzia, e di credenziali, per quanto non esplicitamente pubblicate con dati reali. Ma che cosa risolverebbe tutto questo? La rimanente schiera di Avatar continuerebbe a comportarsi come ora, e non è assolutamente pensabile, a mio parere, la soluzione di imporre a tutti una tale “certificazione” ufficiale. Cadrebbe uno dei presupposti fondanti del Metaverso, almeno per come lo conosciamo oggi.

Archiviato quindi il tema dell’esistenza degli alter, e della conseguente falsa indignazione, diamo uno sguardo alla motivazione profonda di questa mancanza di lealtà, per lo meno nei casi in cui esiste un rapporto davvero stretto, tra le persone protagoniste delle relazioni virtuali. E mettiamo pure da parte la discussione per quegli amori o relazioni nati da tre giorni o da tre settimane, questi non possono fare testo in una discussione sulla lealtà e la fiducia. Chiediamoci quindi perché la gran parte delle persone, nel Metaverso, continua a mantenere una netta separazione tra il suo personaggio virtuale e il suo vero io, e perché, di conseguenza, questa libertà di azione porti, inevitabilmente, a nascondere le proprie attività dietro una falsa identità virtuale. E’ evidente che mantenersi anonimi è il fondamento stesso della loro presenza nel Metaverso, questo ai fini della propria libertà di movimento, e della possibilità di viversi le diverse esperienze, di tutti i tipi, che si possano fare nel Mondo Virtuale. E perfino nei casi in cui la relazione tra le persone si fa più stretta, l’anonimato rappresenta uno schermo, uno scudo, che si frappone tra la vita virtuale e la propria RL, a protezione e salvaguardia di quest’ultima.

In conclusione, abbiamo appurato, con un banale ragionamento sgombro da pregiudizi, quello che sapevamo fin dall’inizio: non esiste, per principio, una totale lealtà, fedeltà o verità nel Metaverso. Dobbiamo sempre essere pronti a scoprire che oltre la porta c’è un’altra porta. Se abbiamo voglia di un rapporto vero, paritario, diretto, dobbiamo lasciare le tastiere e incontrarci davanti ad un caffè o in un parco, o per una pizza. Saremmo allora sicuri almeno di due cose: che si tratti di una persona reale, con un sesso e un’immagine identificata (si spera) e che, parlandosi a quattr’occhi, si possa percepire nello sguardo, nella voce, nei gesti, la vera essenza del carattere di quella persona. Ma, a questo punto, non esisterebbe più il rapporto virtuale, parleremmo del rapporto, e dell’amicizia, tra due persone reali, che si misurano e si confrontano realmente. Un tema su cui abbiamo un milione di anni di esperienza…

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Jade75 Ovis: l’altra metà della coppia con Altum Neox

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by Francesca Caeran

JADE perfetta

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Di solito, quando devo scrivere un articolo, la prima cosa che faccio, dopo aver scelto a chi dedicarlo, è mandare una serie di brevi domande al cantante.  Le sue risposte mi aiuteranno poi a descriverlo bene. Nella stessa occasione, chiedo sempre il suo permesso per poter scrivere con il suo pieno consenso. Mi sembra una cosa doverosa, anche se poi, come tutti sanno, la critica non è mai negativa, ma sono più che altro lodi, le mie.  Qualche settimana fa chiesi a Cesko di consigliarmi sulla scelta di un nuovo cantante a cui dedicare il mio prossimo articolo, lo volevo italiano, e, come al solito, un vero cantante live. Cesko mi rispose senza esitare: bhè, sarebbe anche ora che tu dedicassi un articolo al tuo cantante Fabio78. Si, è vero, Fabio si meriterebbe uno dei miei più belli, articoli ma non mi è consentito scrivere sui miei cantanti, semplicemente perché il mio capo redattore, AquilaDellaNotte, pensa che sarebbe farmi troppa pubblicità personale.  Allora loro vengono penalizzati, perchè la reporter è anche la loro manager. Non è giusto. Non nascondiamoci dietro un falso “perbenismo”. Tutti i miei articoli fanno pubblicità a quelli a cui sono dedicati, a tutti tranne ai miei cantanti, che non possono usufruire di tale pubblicità.  Ecco, ci tenevo a spiegarvi amici il perchè nessuno dei miei articoli è stato fino ad ora dedicato ad un mio cantante, fatta eccezione per Putri Solo, in occasione di una gara canora vinta. E dunque, dopo aver spiegato tutto ciò a Cesko, lui continuò a citarmi altri cantanti italiani, tra cui Tempio Breil e Altum Neox. Bhè si, su Tempio potrei scrivere anche senza dover fare domande, e sarebbe sicuramente uno degli articoli più letti fino ad ora, ma  conosco Tempio, e non mi darà mai il suo consenso, è inutile anche provarci, hehehehe. Per quanto riguarda Altum, bhè evidentemente Ceskino non ha letto tutti i miei articoli, sennò saprebbe già che gliene ho dedicato uno, qualche mese fa.  Però … mi ha fatto venire in mente un’altra cantante, che un articolo se lo merita tutto, eccome: Jade75 Ovis!

Allora qui, apro una parentesi, perché è successa una cosa inconsueta. Come al solito, mandai a Jade una lista di 23 domande, e lei mi mandò in ritorno … praticamente, un articolo scritto da lei, dove si raccontava. LOL Jade, ti prometto che quello che hai mandato sarà si, cucinato in salsa Caeran, ma che terrò comunque il senso profondo di quello che hai desiderato esprimere.  Su, iniziamo… Prima di tutto, è più che ovvio che è impossibile parlare di Jade Ovis senza parlare di Altum Neox, il suo mentor ed amico del cuore. Jade parla di Altum con un profondo rispetto, si sente tutto l’affetto che lega queste due persone. Non starò qui a riferire, parola per parola, tutte le cose belle che Jade ha scritto su Altum, citerò soltanto questa frase: “senza di Altum io non sarei niente”. La nostra Jade è entrata in Second Life tre anni fa, e come tanti, ha desiderato esercitare qualche attività.  Due anni fa la incontrai in una land famosa, dove era manager. Un giorno sentii in voice una persona che cantava, e mi avvicinai (la solita curiosona, hehhe). Era Jade, che così, per gioco, si esibiva per gli amici. La qualità del voice era pessima, però ragazzi, già si sentiva la potenza della sua voce.  Dopo quel periodo come manager di land, è a Napoli che approdò, facendo la co-owner.  Una sera, sul palco di Napoli, si esibì quello che io chiamo “The Sexy Voice” cioè Altum Neox.  Racconta Jade che quella sera provò un’emozione indescrivibile: brividi, gioia e “leggiadine” (Jade, poi me lo spieghi cosa significa vero? LOL) e capì che un cantante non è solo bravo, per la potenza della sua voce, ma per quello che riesce ad esprimere, e per come riesce a riempire i cuori. Sono pienamente d’accordo con te Jade, l’ho sempre pensato anch’io, infatti. Ci sono cantanti bravissimi, che non trasmettono assolutamente nulla, e poi ci sono gli altri… quelli che ti fanno vibrare dentro.  E cosi, dopo quel colpo di fulmine con Altum, dopo aver scoperto sul Metaverso una stupenda complicità, e dopo aver deciso di diventare amici “veri”, incontrandosi in RL, scoprirono anche una passione comune: quella della musica. Il desiderio di cantare insieme era grande, ma rimaneva il problema di un unico streaming, da poter usare per lo stesso concerto. Il caso fece si che Jade si trasferisse in Toscana, a pochi chilometri dalla casa di Altum, e dunque diventò possibile cantare insieme, con un unico streaming, in diretta dalla casa di Altum. Ed è così che, spinta ed aiutata da Altum, fu trascinata al suo fianco sopra il palco di una land, e,  con il cuore che batteva all’impazzata, Jade si esibì per la prima volta sul Metaverso, per la gioia di tutti noi. E da quel giorno, iniziarono una lunga serie di concerti: Altum Neox & Jade75 Ovis, live singers. Io adoro la voce di Jade. Lei dice che ha un timbro duro e graffiato, io dico che ha la voce della Bertè :) profonda, calda e sensuale.  Nessuno interpreta le canzoni di Loredana come fa lei, le canta in modo sublime, e sappi, cara Jade, che anche tu ci trasmetti un mare di emozioni, e tutta la sensibilità che ti porti dentro. Ma non ci sono unicamente le canzoni della Bertè nel suo repertorio, lei interpreta a meraviglia Mina, Mia Martini, Anna Oxa, e tanti altri, e canta pure in inglese.  Jade mi raccontò che iniziò a cantare con il suo papà, quando era ancora piccolissima. Seduta sulle sue spalle, facevano delle lunghe passeggiate, proprio come la grande Mia Martini si descrive, nella canzone “La Nevicata del ‘56″. Anche suo fratello è un bravo cantante, e se è bravo quanto te, Jade, speriamo di poter un giorno ascoltare pure lui su Second Life. Nata nel 1975 a Benevento, oggi vive a due passi del suo mentor Altum, in Toscana. Lavora in RL nel campo commerciale, ha lavorato e studiato teatro. Insomma, una donna moderna, la nostra Jade!   Io una cosa ci tengo a dirla: Jade e Altum sul palco sono complementari. Altum, giocherellone, la prende gentilmente in giro, e lei ha sempre la battuta pronta per farlo tacere. Si divertono, e si sente. Si vogliono bene, e si sente. Amano cantare insieme, e si sente. Sono stupendamente complici, e si sente.  E noi passiamo sempre un ottimo momento insieme a loro.  Altum da solo è bravo, ma Altum e Jade, insieme, sono fantastici!  Queste due persone si sono trovate grazie a Second Life, e sono diventate due anime gemelle, che ogni sera ci regalano ottimi momenti musicali, condividendo la loro complicità, e le loro emozioni, insieme a noi. Stupendi momenti, da passare ad ogni concerto, con Altum Neox & Jade75 Ovis: parola di Francesca Caeran.

Ascoltiamoli qui:

http://www.youtube.com/watch?v=e7ifYJ3pvx0&list=UUFo09VtKGZ6J09-bJnB5Tpw&index=1

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Un tributo ad un genio del Metaverso: Rose Borchovski

Andate a vedere, o a rivedere se l’avete già fatto, l’installazione “The Arrival” di Rose Borchovski al MiC (http://maps.secondlife.com/secondlife/MIC/204/156/40). Vi sembrerà di immergervi in uno di quei quadri di Hieronymus Bosch, il famoso pittore olandese del XV secolo. Ogni dettaglio va osservato con cura, ogni personaggio, ogni oggetto. Ognuna delle componenti dell’installazione è un contributo insostituibile alla visione dell’insieme. Persino gli oggetti più minuti, i fasci di luce, i volti, disegnano uno scenario perfetto da cui non vorreste più allontanarvi. Ogni scena vi porta ad un’altra, ogni dettaglio ad un suo predecessore. Potreste passarci ore, non vi stanchereste mai. Le immagini che ho montato non rendono certo l’idea: dovete camminarci dentro, viverla. Quando si parla di arte nel Metaverso, spesso con troppa superficialità, venite con la mente a questa opera di Rose. Capirete la differenza tra qualcosa che può definirsi arte e i pur fantasiosi manufatti che si vedono in giro per Second Life. Non è corretto fare paragoni. Molti sono gli artisti, i creativi che lavorano nel Metaverso, ognuno con passione e impegno. Ma se qualcuno dovesse chiedermi, in giro per il mondo, o in una galleria d’arte di Roma o Milano, se c’è arte nel Metaverso, gli risponderei mostrandogli queste immagini. Non credo che qualcuno sarebbe in grado di smentirmi … Un tributo a lei, a Rose Borchovski. Buona visione.

http://www.youtube.com/watch?v=1dzj0hO7Ilc

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http://www.flickr.com/photos/aquiladellanottekondor/sets/72157633181053794/

L’essenza del lavoro nel Mondo Virtuale

Negli ultimi mesi, ogni qualvolta che presentavo un’idea, una iniziativa in Second Life, ogni volta che discutevo con amici o conoscenti, owner o artisti, giornalisti o stilisti, ci si trovava spesso a dibattere intorno al significato di “lavoro” nel Mondo Virtuale. C’era chi negava decisamente di lavorare in Second Life, chi invece presentava il proprio impegno virtuale come puro divertimento, e chi, tracciando una linea netta di separazione tra la vita reale e quella virtuale, sosteneva che ne aveva tanto fin sopra i capelli del proprio “lavoro” reale, che era assurdo per lui pensare di fare qualcosa anche nel Mondo Virtuale. Ho sempre ascoltato con un certo disagio queste argomentazioni, poiché io utilizzo il Metaverso per divertirmi, mentre lavoro, non distinguo le due cose. Mi sono quindi trovato a chiedere a me stesso quale fosse, dal mio punto di vista, il vero significato di “lavoro”.

Non voglio dirvi a quali conclusioni sono giunto, ma voglio avviare con voi una riflessione, cercando anche di capire quali nuovi modelli ci vengono insegnati, nell’era della rete, per cambiare il nostro modo di lavorare, ed il nostro comportamento all’interno degli ambienti digitali. Per farla insieme questa riflessione, voglio partire da un video, che vi chiedo di guardare tutto, fino in fondo, poiché ogni istante di questa registrazione è uno stimolo a riflettere e a cercare di capire. Il video si chiama “La tela e il ciliegio”. Guardiamolo insieme.

http://www.youtube.com/watch?v=YFUt2cVqqSs&feature=youtu.be

Finito? Avete visto, in questo video, due ere geologiche a confronto: Mastro Antonio, 90 anni, professione Ebanista, orgoglioso di esserlo, e Jacopo, 19 anni, Digital Life Coach, una delle nuove professioni dell’era di Internet. Due uomini del sud, l’uno con una sapienza antica, di cui ogni sua parola rappresenta un insegnamento profondo, l’altro un “nativo digitale”, la cui giovane età non deve assolutamente trarre in inganno, i suoi risultati parlano per lui. Jacopo ha un proprio sito web, Mastro Antonio, ovviamente, ci racconta a voce la sua esperienza. Due storie molto diverse tra loro. Mastro Antonio ci ha messo decenni per arrivare alla perfezione, ha attinto alle esperienze delle generazioni precedenti, si è costruito da solo gli attrezzi, ha provato e riprovato, e, ancora a 90 anni, ha qualcosa da scoprire. Jacopo si è cercato da solo i suoi maestri sulla rete, da autodidatta. A 19 anni è un esperto professionista, dà consulenza ad aziende, ha un team allargato, un network di contatti che gli consentono sempre di arrivare alla soluzione di un problema.

Tuttavia, la passione e la voglia di lavorare, l’ambizione di costruire qualcosa di “ben fatto”, la ricerca dell’eccellenza, sono le stesse. Entrambi non distinguono tra divertimento e lavoro, per entrambi il lavoro è il loro modo di vivere, di realizzarsi, indipendentemente dall’oggetto finale, dal risultato pratico della propria attività. Jacopo ci dice anche qualcosa che deve farci profondamente riflettere, noi abitanti del Metaverso, che cioè l’ambiente digitale non è affatto una cosa diversa dall’ambiente reale, ma semplicemente una sua estensione, un modo per arrivare più velocemente, e meglio, ad un risultato. Cercare contributi in rete, condividere le esperienze, cercare le soluzioni insieme ad altri, cooperare. Sono modelli lavorativi che ampliano le capacità dell’uomo, mettendo a disposizione della collettività, ma anche del singolo che vuole servirsene, le esperienze di tutti.

Il Mondo Virtuale non è altro che uno dei paradigmi della rete, uno dei più efficaci, che ci consente di misurarci con gli altri direttamente, ricreando un ambiente fisico in cui incontrarli, un’ulteriore e potente possibilità offerta dalla rete. Mettere insieme mondi e spazi diversi per farli ritrovare in un unico “posto”: un’enorme passo avanti. E così, come non c’è differenza tra reale e virtuale, così non c’è differenza tra il lavorare in un’ufficio reale, fisico, e il lavorare in uno sazio virtuale distribuito, poiché la cosa importante, la vera essenza del lavoro, sono le idee, la condivisione delle esperienze. Innovazione è cambiare il modo di pensare delle persone. Non fare referendum in rete con un click, ma consentire alla gente di imparare e di progredire insieme, mettendo in comune conoscenze e idee nuove. Non siamo affatto innovativi se clicchiamo semplicemente un “mi piace” su Facebook, lo siamo se siamo invece capaci di confrontarci con gli altri, magari a migliaia di miglia di distanza, cercando di comprendere meglio i problemi della nostra società e guidando uno sforzo collettivo, non di un singolo, verso un mondo migliore.

Il Metaverso può essere un incredibile facilitatore di questo nuovo modello culturale. La cosiddetta “democrazia diretta”, una balla colossale, poiché banalizza i problemi ee evita l’approfondimento, deve invece lasciare il posto al lavoro e all’elaborazione comune. E’ vero che uno vale uno, ma è anche vero che molti valgono più di pochi, hanno più probabilità di arrivare alla soluzione dei problemi. Il risultato di un nuovo modo di pensare passa attraverso la condivisione.

I Mondi Virtuali non sono una moda come un’altra, alla stregua di un Facebook o di un Twitter, sono una possibilità, che ci è stata offerta dal progresso, di sfruttare al meglio i nuovi strumenti tecnologici. Ma non basta saper usare gli strumenti, occorre imparare a lavorare insieme, e qui, purtroppo, la tecnologia non risolve il problema, solo ci aiuta a semplificarlo. Il salto culturale dobbiamo farlo con la nostra testa: saremo innovativi quando riusciremo a dare un contributo vero su questo cammino, senza cliccare nessun “mi piace”, ma sedendoci una sera, magari intorno ad un fuoco “virtuale” in una land lontana, a ragionare del perché non siamo capaci di pensare in grande, di allargare i nostri orizzonti. E a cercare di capire perché, nonostante tutto, Mastro Antonio ha vissuto una vita più felice della nostra.

Poltergeist

by AquilaDellaNotte Kondor

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     Solkide Auer @ tKF

Abbiamo visitato in anteprima la mostra di Solkide Auer, “Poltergeist” allestita a Solaris (http://maps.secondlife.com/secondlife/Solaris Island/172/41/1402), a cura della Torno Kohime Foundation a partire dallo scorso 20 marzo. Una meraviglia di colori e di luce, che avvolgono il visitatore e invadono i sensi in un turbinio di sensazioni visive che non possono lasciare indifferenti. Abbiamo approfittato della disponibilità dell’autore per chiedergli di darci, lui direttamente, gli elementi d’interpretazione di quest’opera.

AquilaDellaNotte Kondor: Solkide, dimmi di quest’opera, davvero notevole.

Solkide Auer: di base, è un lavoro che è tipico delle mie creazioni tradizionali, in cui la geometria fa da linea conduttrice.

AquilaDellaNotte Kondor: stavolta è molto complesso…

Solkide Auer: si, ho voluto incentrare il tutto in uno spazio più ristretto, in cui il visitatore viene completamente assorbito dall’opera. Non a caso il titolo e’ Poltergeist.

AquilaDellaNotte Kondor: ci sono delle linee radiali, molto suggestive, e mi sarei quindi aspettato una sfera per questo, invece hai dato una forma allungata…

Solkide Auer: si delineano delle direzioni ben precise, come se fossero un riferimento nella confusione delle altre forme, che comunque non sono proprio confuse, diciamo probabili vie di fuga da queste presenze, che avvolgono il visitatore.

AquilaDellaNotte Kondor: perchè questo titolo? Richiama una presenza ultraterrena.

Solkide Auer: si, in fondo tante storie raccontano che le presenze sono intorno a noi, ma che non le vediamo. Ho voluto provare a immaginarle, e dare loro una forma.

AquilaDellaNotte Kondor: parlami delle altre tue opere che stai preparando.

Solkide Auer: ho avuto  la possibilità di esporre per la LEA per 5 mesi, in una land intera, tutta per me, e sto preparando una  serie di lavori legati al mito dei Pink Floyd, ma comunque ideati dalla mia fantasia. Penso entro maggio di finire.

AquilaDellaNotte Kondor: sarà molto grande allora, non ci anticipi nulla?

Solkide Auer: posso dirti che comunque ci saranno i simboli che hanno rappresentato la storia dei Pink Floyd, prima tra tutti il prisma di Dark Side of the Moon, che sarà il punto di arrivo.

AquilaDellaNotte Kondor: fantastico!

Solkide Auer: è un pò più grande della piramide di Cheope in Egitto (quella vera!) AquilaDellaNotte Kondor: ci avviserai in anteprima, allora.

Solkide Auer: certo, contaci.

AquilaDellaNotte Kondor: ci vediamo presto allora. Grazie per questa chiacchierata.

Solkide Auer: grazie a te, a presto.

E, come al solito, lasciamo alle immagini il compito di darvi un’anticipazione di quello che vedrete visitando l’opera direttamente. Buona visita!

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Vita da Avatar: istruzioni per l’uso

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by Mascia Luminos

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E’ inequivocabile, noi in Second Life siamo pixel, Avatar. Trascorriamo ore ed ore, mesi ed anni, a rimanere “anonimi”, non siamo obbligati a fornire il nome e le generalità, perciò possiamo permetterci di godere della nostra vita spensierata restando dei perfetti sconosciuti, appellandoci alla legge per la quale Second Life è Second Life e RL è RL ergo:  due mondi  ben distinti dunque. In effetti, nessuno può dire niente, questa è la prima regola per chi entra nella “seconda vita” ma poi, quando in questo “Metaverso” ci viviamo a lungo, sarà poi sempre così facile mantenere la privacy? Per rispondere a questo bisogna tornare indietro, a quando eravamo “niubbi”. Innazitutto quando entrai io, per esempio, si “nasceva” in una land di accoglienza, ove erano spiegati a caratteri cubitali tutti i passaggi tecnici per muoversi, agire, volare e teletrasportarsi, così come usare l’inventario cose tecniche quindi ma… c’erano anche i Mentor.  Ecco, proprio loro, “gli angeli” di Second Life, specie quando erano anche riconosciuti e approvati dalla Linden. Essere Mentor era una vera e propria missione, ed io mi imbattei proprio in un Mentor, che aveva modi un po’ sbrigativi, per quanto riguarda le informazioni tecniche, ma fu davvero unico nel darmi le informazioni “di vita”. Pensandoci bene fu un “insegnante di vita virtuale” perché mi fece tutte le raccomandazioni possibili su cosa può accadere in Second Life. Ecco alcune regole: non rivelare la tua identità o, ancor peggio, dove abiti; attenzione sempre a quello che scrivi in IM: ti si potrà ritorcere contro; non fidarti troppo, incontrerai persone che sono il peggio del peggio, mentiranno su tutto; e così via. Di tutte quelle raccomandazioni, che mi parvero esagerate, una mi restò impressa e decisi di ascoltarla, e mettere dei paletti, fra me e coloro che avrei incontrato. Li piantai bene, e nonostante fossi molto dubbiosa sul fatto che in Second Life vi siano ad ogni angolo persone contorte, bugiarde, eccetera, entrare in quel mondo fu subito affascinante… e lo è tuttora, voglio aggiungere.

Second Life mi piace, non c’è che dire, ma … le regole dell’uso, a distanza di tempo, hanno preso il loro valore e la loro giusta dimensione, ed io spesso mi sono ricordata di quel Mentor che fu fra l’altro il mio primo contatto ed, ahimè, ora entra anche pochissimo.

Mi informò anche delle land a luci rosse e di altre dove puoi essere fatta prigioniera o torturata, ed io… che domandavo e non capivo … ma torturata di cosa? Un Avatar? Certo, può accaderti di tutto, ma solo se accetti, però anche io appena entrata accettai un morso e  da non so chi solo perché pensavo che mi stesse inviando un Landmark di negozi freebies. Comunque, sempre per la regola “non è vero ma ci credo” meglio stare lontani dai “pericoli”, fino a quando non si comprendono i meccanismi e certe dinamiche di Second Life. Accade poi che incontri persone che vivono qui da molto più tempo, che sono già state svezzate dalla vita tormentosa di questo ambiente pixellato. Gente già smaliziata, che racconta la propria vita o storia rivelando la propria identità e dove abita, con tanto di telefono cellulare e ti chiedi ”che sia vero che si chiama sig. Rossi ed è separato e vive a Canicattì e fa lo psicologo?” A quel punto non si sa che comportamento tenere, perché, di fronte a cotanta sincerità, il non rivelarsi fa diventare automaticamente te “un falso” ma come? Non dire come ti chiami in RL, o che lavoro fai, o il tuo stato civile, ti rende ‘falso’ in un mondo virtuale? I dubbi si accumulano, e i sensi di colpa ci assillano. I sensi di colpa, sul non volerti svelare più di tanto, in attesa di sviluppi migliori, o di acquisire maggior fiducia. Eppure, io sostengo che questo è un modo per difendersi, che non deve destabilizzare, meglio non dire niente che milioni di bugie… poi, inevitabilmente, entrano i sentimenti, si conosce l’amore. E, per favore, non venitemi a raccontare “ah sai io non mi faccio coinvolgere Second Life rimane la finzione”. Mai parole furono più false, perché anche i più accaniti sostenitori di quella tesi, prima o poi, tolgono i baluardi e si “innamorano”. Si, innamorarsi in Second Life, è questo l’argomento che voglio trattare ma dal punto di vista umano.

All’inizio è sempre un gioco, uno scambio di frasi: inviti a vedere le land o eventi in genere poi inviti al gran ballo, e poi molto altro ancora. All’inizio c’è una stanza buia e un solo lumicino,, e il tempo da dedicare a lei/lui è contato, misurato, a volte sembra quasi un favore che fai a te stesso o alla tua lei. Poi… passano i giorni e, se la tua priorità non è usare le ball per le effusioni amorose, facendo a gara a chi ne usa di più, beh … se la tua priorità della tua vita Second Life non è solo il sesso, allora in quel caso il coivolgimento è sempre un crescendo. In Second Life si ama e si soffre per amore, spesso anche più o come in RL, e non lo dico io, lo dicono tutti quelli che si sono innamorati davvero, e poi lasciati per i motivi più disparati.

La differenza fra l’innamorarsi in Second Life e in RL è enorme. In Second Life ci si incontra, si inizia a parlare, a conoscersi sempre di più, il dialogo diviene il fondamento, si parla, si scherza, si piange, ci si confida senza pretese e senza voler sapere com’è l’altra persona, perché durante la fase della conoscenza si cerca di carpire ogni sfumatura nel modo di conversare, o nello scrivere, non importa l’età, non è importante l’aspetto, perché  si guarda l’Avatar… e poi, attraverso gli occhi dell’Avatar,  si arriva nel cuore. E’ una cosa lenta, molto lenta, e proprio perché tutto avviene lentamente, i sentimenti mettono radici profonde… ci si innamora della persona per come si pone, per come scherza o ride, per quello che dice, per i sogni, per i pensieri o per la voce.

E la voglia di stare insieme diviene forte… fortissima, l’aspetto esteriore reale passa in secondo, terzo, quarto piano, prevalgono le affinità elettive, il sentimento puro. Nella vita reale se due che non si conoscono si incontrano, se non si piacciono manco si mettono a parlare, e nemmeno si sorridono, e passano oltre, senza degnarsi di uno sguardo. Vedete, quelle persone lì che si sono sfiorate in RL, e non si sono guardate, e non hanno iniziato a parlare, se si fossero incontrate su Second Life forse si sarebbero anche potute innamorare … ecco la differenza. Mi è capitato qualche tempo fa di parlare con una persona, che mi raccontò di provare dei sentimenti talmente forti per una persona incontrata su questo mondo virtuale, che non era importante se fosse stata grassa, magra, alta, bassa o addirittura portatrice di qualche handicap, tale era la forza di quel sentimento. Beh, certo, dal dire al fare, sempre il mare è di mezzo… Ma finche si vive uno stato d’animo con quella potenza o forza, tutto pare più bello, anche questa vita. La maggior parte delle persone che muovono gli Avatar, in realtà, cercano una compagna o un compagno per farsi compagnia, per andare a ballare e ascoltare, o condividere la vita di questo mondo fatto di tanta fantasia. I sentimenti, le pulsazioni del cuore spesso vanno a mille, non appena vedi la scritta “online” accanto al nome dell’Avatar che in quel momento desideri. Quando si è innamorati non è l’avatar, ma è LEI… o LUI, è il tuo sogno che entra in linea con te.

Insomma, se fosse per me, che sono una romanticona, potrei evocare ormai la famosa frase “Va dove ti porta il cuore”, ma, responsabilmente, dico: “attenti al vostro cuore”. Second Life è tremendamente bella e, allo stesso modo, insidiosa, e spesso si esce distrutti. E’ risaputo che spesso le pene d’amore fanno allontanare dal PC, a volte in modo definitivo, a volte solo per un certo periodo di tempo, di “decontaminazione”, poi si ritorna o con un altro Avatar, o con lo stesso Avi, ma un po’ più corazzati.

Istruzioni per l’uso, non sono certo io la persona che può insegnare, non esiste un manuale d’uso… Ma posso però raccontare ciò che ho visto, e anche in parte vissuto e sentito, poi ognuno di voi faccia le proprie considerazioni. Come avrete notato, ho parlato poco da Avatar e più da persona, perché, in fondo, gli avatar li muoviamo sempre e comunque solo noi.

Ho letto su un profilo di un Avi francese “Se mi parli della tua RL ti muto immediatamente” anche questo avvertimento, in fondo, è una delle tante “corazze” che tentiamo di indossare, chissà se poi questa persona questo avvertimento lo applicherà… La frase mi è piaciuta, dice tutto, rimane un avviso, una “istruzione per l’uso”.

Imperdonabilmente vostra: Mascia.

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Khiron Ametza: una cantante Brasiliana bravissima da scoprire o riscoprire

by Francesca Caeran

Khiron Ametza - sunset

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Era quattro anni fa, quando, sbarcando su questo Metaverso, mi resi conto che tutto quello che mi piaceva di più  fare  lo potevo realizzare anche nel secondo mondo, che stavo ogni giorno imparando a conoscere.  Ed è così, che quattro anni fa, girando i concerti  sulle terre di Second Life, arrivai a Mantova Italy.  Ricordo che la prima volta che andai a Mantova, ancora non sapevo che la Owner di questa terra era una grandissima stilista, che poi diventerà una  mia carissima amica: la signora Thera Taurog. Thera, come me, ama la musica, e spesso e volentieri gira anche lei le land per sentire ottima musica live. All’epoca, invitava spesso cantanti live ad esibirsi da lei.  Quella sera dunque, Thera aveva invitato una certa Khiron Ametza ed io ero li …  hehehe.

Khiron mi è subito piaciuta, per il suo stile pacato e tranquillo. Mi piaceva molto il suo repertorio musicale, era variato e contemporaneo. Ma, soprattutto, mi è piaciuta molto la sua voce, tanto melodiosa e dolce da provocare in me un evidente benessere. Infatti, Khiron non urla quando canta, dà senso di tranquillità, e canta benissimo.  Non è da tutti aver il potere di rilassare e calmare, lei ci riesce da Dio, e sono sicura che non sono l’unica a provare questa sensazione quando vado ad un suo concerto.  Dai, vi svelo un mio segreto: scelgo i concerti che andrò ad ascoltare in base al mio stato d’animo del momento. Come un farmaco, la musica può eccitarmi, calmarmi, rendermi allegra se sono triste, o darmi serenità nel momento giusto. E la musica svolge sempre il suo compito: non mi ha mai tradita.  Allora, la dottoressa Caeran ti consiglia di andare ad ascoltare Khiron Ametza, quando hai bisogno di calmare la tua agitazione, o semplicemente di rilassarti dopo una giornata stressante.  Vai ad ascoltare Khiron quando sei con la tua dolce metà, e desideri trascorrere una serata romantica. Se poi desideri allegria, chiedile di cantare le canzoni più allegre che ci siano, e lo farà molto volentieri.  E non temere l’overdose, puoi ascoltare Khiron anche più ore al giorno, lei si esibisce in tanti concerti, come i grandi cantanti live di Second Life, e ogni volta ha il buon senso di cambiare il suo repertorio per non stufare mai il suo pubblico.

Ma conosciamola un pò di più. Khiron è nata, e vive tutt’ora, nella città di Sao Paulo. Ha 49 anni, e dal 2009 ci delizia con le sue interpretazioni. Siccome fa la casalinga in RL, dice che ha tempo per studiare le lingue, che poi la aiuteranno ad interpretare le canzoni che parlano all’anima. Le sceglie tutte con molta cura, e lavora ad ogni canzone per ore ed ore, finchè non le diventa perfettamente conosciuta.  Pensate un pò, Khiron può cantare in 6 lingue diverse: Inglese, Italiano, Francese, Giapponese, Greco e, ovviamente, anche nella sua lingua materna, cioè il Portoghese. In RL ha fatto la corista per artisti Brasiliani famosi, e, fino al 2010, cantava anche per conto suo, fino a che non decise di dedicarsi unicamente al suo lavoro nel Metaverso.  Ultimamente l’ho sentita cantare la canzone di Chiara “Due Respiri”. Mi ha lasciata a bocca aperta. La sua interpretazione è perfetta, e quel suo accento accentua l’emozione delle parole. In Italiano canta anche le canzoni di Alessandra Amorosi, o quella stupenda, unica e magica, “Io Che Amo Solo Te” di Sergio Endrigo. Anche Tina Turner la interpreta a meraviglia, o Sade, o i Pink Floyd, e tanti, tanti altri… Un suo concerto non è mai noioso, credetemi.  Se per caso non siete mai andati ad ascoltare Khiron, allora amici, correteci. La sua bella e calda voce non vi lascerà indifferente. Insomma, io la classifico tra le migliori cantanti di Second Life, e si meritava di certo un articolo sul vostro Magazine preferito.  Un abbraccio affettuoso, e appuntamento al prossimo articolo.

La vostra: Francesca Caeran.

 

ASCOLTALA QUI:

http://www.youtube.com/watch?v=Ct1Yu6ssGYs

http://www.youtube.com/watch?v=8vzvOTEGcQw

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